Hanno utilizzato lampeggianti e sirene identiche a quelle in dotazione alle forze di polizia per farsi largo in autostrada. Gli automobilisti che hanno visto sfrecciare l'Audi nera hanno pensato che si trattasse di qualche scorta, di una staffetta autorizzata. Invece erano ladri infuga, dopo aver terrorizzato il Cassinate. Un inseguimento per oltre venti chilometri, con tre pattuglie della stradale impegnate a cercare di bloccarli e l'auto strada temporaneamente chiusa: presi quattro dei cinque componenti della banda. Uno è irreperibile.
In auto anche attrezzi da scasso.

Weekend di terrore
Non era sufficiente la nottata di sabato, con l'inseguimento dei ladri da Cervaro verso Cassino da parte dei carabinieri dopo l'enne simo colpo messo a segno e con la gazzella dell'Arma speronata. Neppure la cassaforte abbandonata con tutto il suo contenuto armi, soldi e gioielli aveva segnato un momento di pausa nella continua lotta delle forze di polizia, in azione in tutto il territorio. Domenica, nel tardo pomeriggio, nuove segnalazioni. Nuova caccia all'uomo. Prima a Cervaro, poi ai Panaccioni, con due abitazioni distrutte per portar via PlayStation e monili.
Poi ancora in zona San Michele. Con i carabinieri che hanno subito intercettato la berlina.

Ma i delinquenti sono riusciti a raggiungere l'autostrada dando vita aun vero e proprio inseguimento da film.
I colpi, anche solo tentati, hanno riguardato tutto il territorio: in zona San Cesareo, ad esempio, sono entrati nel giardino di una coppiadi pensionatiche sentendodei rumori hanno acceso la luce e sono usciti.
Hanno notato la figura di due uomini e un'auto posteggiata a pochi metri: le loro urla li hanno messi in fuga. Quando la banda dell'Audi ha imboccato il casello autostradale gli agenti della Sottosezione A1 di Cassino guidati dal comandante Giovanni Cerilli, agli ordini del vice questore e comandante provinciale Stefano Macarra si sono lanciati in un inseguimento senza respiro, dopo che i malviventi avevano forzato ben due posti di blocco a San Vittore.

Venti chilometri a folle velocità, sei poliziotti a rischiare la vita su un tratto di autostrada temporaneamente "conge lato", inseguendo quella berlina con lampeggianti e sirene spiegate. Identiche alle loro. I cinque, consapevoli di non avere più margine di fuga, hanno bloccato il senso di marcia, fuggendo a piedi nelle campagne.

Tanti "alias" per i cinque
Cinque serbi in fuga, dai 27 ai 35 anni, senza nulla da perdere, tutti residenti nel campo nomadi di Secondigliano; a loro carico una serie di "alias" e provvedimenti di espulsione, ben noti per precedenti contro il patrimonio. Una fuga senza respiro, poi la colluttazione violenta con gli agenti che ormai li avevano bloccati: quattro in manette, condotti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Uno ancora irreperibile. Gli agenti hanno riportato delle ferite.
Approfondendo i controlli è saltato fuori che all'Audi erano state applicate delle targhe rubate.
E che già in varie occasioni era sfuggita ai posti di blocco nel Cassinate. Nel bagagliaio, inoltre, anche la targa "reale" della berlina, che risulta appartenere a un rumeno, a sua volta denunciato per favoreggiamento e possesso di segni distintivi in uso ai corpi di polizia.
Perché un cittadino rumeno avrebbe dovuto "prestare" la sua berlina a una banda di ladri serbi? Le indagini della polizia vanno avanti senza sosta.