Nuovi esami nella giornata di oggi per cercare eventuali tracce ematiche o comunque biologiche riconducibili a Willy Monteiro Duarte morto tre settimane fa a Colleferro. Ciò che cercano gli inquirenti è il Dna del ventunenne di Paliano pestato e ucciso in largo Oberdan. Saranno svolti gli atti irripetibili sui vestiti e sulle scarpe di Francesco Belleggia, dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi e di Mario Pincarelli accusati di omicidio volontario aggravato da futili motivi. L'esame sarà svolto alla presenza dei periti delle parti e l'esito darà prova nella fase dibattimentale dell'eventuale processo.

Una settimana fa sulla tappezzeria del suv Audi, auto con cui tre dei quattro arrestati sono tornati ad Artena (paese dove vivono) dopo l'aggressione a Willy Monteiro Duarte, sono state isolate tracce organiche trovate tra i sedili posteriori e i tappetini. E la ricerca della verità sulla morte del giovane cuoco passa anche per i telefoni cellulari degli indagati. La procura di Velletri ha disposto, infatti, come atto irripetibile, anche la copia forense dei telefoni cellulari al fine di cercare nuovi elementi investigativi.

Le indagini
Le indagini dei carabinieri di Colleferro, coordinati dal capitano Ettore Pagnano, continuano senza sosta sulla morte del ventunenne sul cui corpo, ormai inerme,come raccontato da alcuni testimoni, qualcuno saltava con forza. Quel corpo che, come riscontrato dall'autopsia ha riportato lesioni in più parti e non solo all'addome, al torace e al collo. Sulle indiscrezioni stampa relative agli esiti dell'esame autoptico hanno rilasciato dichiarazioni all'Agenzia Nova l'avvocato Massimiliano Pica, difensore dei fratelli Bianchi, e Loredana Mazzenga che è subentrata a Pica nella difesa di Pincarelli.

«Indiscrezioni che sono del tutto prive di fondamento - sostengono i due legali -. È un momento delicato della vicenda sia per il segreto istruttorio che va rispettato, ma anche per fare in modo che vengano individuati i ruoli di ciascun protagonista della vicenda. Purtroppo siamo costretti ad intervenire non solo per correttezza nei confronti di persone che sono in carcere in attesa di processo, ma anche e soprattutto il rispetto della vittima e della famiglia a cui noi difensori ci rivolgiamo con il massimo rispetto». E sulla nomina di un legale diverso, Mazzenga appunto, da parte di Pincarelli, lo stesso legale spiega che «La scelta di cambiare avvocato vuole solo agevolare l'autorità giudiziaria nello svolgimento delle attività di indagine necessarie».