Pavimentazione divelta, tabelloni distrutti, cestini per l'immondizia sradicati e rovesciati per terra, scritte sulle pareti esterne della chiesa, vegetazione spontanea che da tempo ha invaso la strada e qualche rifiuto sparso qua e là, un immane senso di desolazione che pervade ogni cosa. Si presenta così la zona di Portadini, avvolta in uno stato di abbandono pressoché totale.

Terra di nessuno, come si dice in questi casi, ma che sarebbe meglio chiamare "terra di vandali", i quali, anche di recente, hanno dato sfogo ad un'insana voglia di divertimento, rompendo tutto ciò che era possibile rompere. Un disastro che i frequentatori della passeggiata commentano sottolineando che «Qui manca ogni sorta di controllo».

Una condizione che facilita l'azione dei teppisti, i quali hanno agito e agiscono in maniera del tutto indisturbata, lontani da qualsiasi occhio. Il percorso archeologico, poi, non è mai decollato, nonostante i tanti e continui lavori di valorizzazione realizzati (e i soldi investiti) negli anni trascorsi: per di più, è facile constatare come molte rimanenze di un intervento del cammino siano ancora lì, alla mercé di chiunque, da anni: un'immagine che è indicativa, rappresentativa dell'intero contesto di incuria.

Tra l'altro, non è la prima volta che viene raccontato lo stato generale di abbandono di Portadini, eliminato di tanto in tanto da qualche bonifica: operazioni che dovrebbero essere ripetute con maggiore frequenza, mantenendo sempre il decoro di questa zona, una delle più tranquille di tutto il centro storico alatrense.