La professoressa Patrizia Caprara, accusata insieme al marito Gianfranco Grandi di favoreggiamento della prostituzione, ha risposto a tutte le domande che il giudice le ha sottoposto ieri mattina durante l'interrogatorio di garanzia per rogatoria. Interrogatorio che si è tenuto davanti al suo avvocato Nicola Ottaviani nel carcere di Rebibbia dove la cinquantottenne di Frosinone è stata tradotta sabato scorso.

La docente di Economia ha fornito le sue spiegazioni al giudice delegato, il dottor Sapio, respingendo le accuse sul giro di prostituzione. La donna ha sostenuto di non avere nulla a che fare con la prostituzione e, quindi, di non aver preso un euro per l'attività di prostituzione di cui non era a conoscenza. Ha aggiunto che gli appartamenti nel litorale pontino venivano affittati ed erano utilizzati come residenze da diverse persone: coppie, anziani, giovani e tra queste anche ragazze avvenenti che avevano riferito di essere massaggiatrici.

Ha sottolineato poi di non aver mai assistito ad un'attività di prostituzione in maniera diretta. La professoressa e il marito (per lui sono stati disposti i domiciliari) sono accusati di aver consentito dietro il pagamento di un canone, a molte ragazze straniere, di esercitare la prostituzione in due ville di proprietà a Terracina e Sabaudia e in altre abitazioni prese in affitto. Il costo, tra i 50 e i 100 euro per ogni "utilizzo". Accuse che la donna ha respinto durante l'interrogatorio di ieri, sostenendo che preferibilmente cercava di fare affitti lunghi di almeno un mese e non brevi, ma in alcuni casi queste donne, di cui ha ribadito sapeva che svolgessero la professione di massaggiatrici, andavano via prima e, quindi, la tariffa di canone mensile si trasformava in giornaliera. Oggi toccherà al marito Gianfranco Grandi l'interrogatorio nel tribunale di Frosinone davanti al giudice Bracaglia Morante. Gli atti torneranno poi al gip di Latina, Molfese, che deciderà se proseguire le indagini e sullo stato di libertà o meno della donna che da sabato mattina, da quando è stata portata via dalla casa al mare di Terracina, è nel carcere di Rebibbia.

Le indagini
Le indagini, condotte dagli investigatori del Commissariato di Terracina e coordinate dal procuratore aggiunto della Procura di Latina Carlo Lasperanza, sono partite a dicembre dello scorso anno, portate avanti sia con metodi tradizionali che con indagini tecniche delegate dall'autorità giudiziaria. L'indagine è nata da alcune inserzioni, di "massaggi particolari" che avevano insospettito gli uomini del commissariato. A pubblicare le inserzioni erano le prostitute. Annunci particolari in cui si evidenziava il breve periodo di permanenza nel litorale che provocavano un interesse maggiore in ragione della novità della proposta sessuale.

Sono seguiti i controlli, i blitz nelle abitazioni, la raccolta e l'incrocio dei dati, oltre che il racconto di alcuni testimoni. Alcune delle prostitute, che sono risultate in gran parte straniere, sono state trovate anche senza permesso di soggiorno, dunque irregolari in Italia. La collaborazione dimostrata con gli investigatori nel ricostruire la vicenda, ha consentito loro di ottenere l'autorizzazione a permanere sul suolo italiano per motivi di giustizia.