L'ansia da contagio fa scattare lo sciopero. Un gruppo di liceali del "Simoncelli", con l'avallo delle famiglie, ieri mattina non è entrato a scuola. Non tutti gli studenti, però, la pensano allo stesso modo e c'è chi ieri è entrato in classe regolarmente sentendosi al sicuro.

«Da una settimana siamo tornati in classe; chi sciopera utilizza solo un pretesto per non seguire le lezioni.
Oggi (ieri, ndr) molti studenti sono in aula perché la nostra scuola ha saputo rispettare tutte le disposizioni anti Covid-19», ha detto una studentessa della quinta.
Dello stesso parere il rappresentante degli studenti di tutti e tre i plessi, Matteo Gemmiti, che ha suggerito ai suoi compagni di avere un atteggiamento collaborativo con la preside, i docenti e con i referenti Covid-19.

I genitori, specie quelli dei ragazzi della terza A del liceo classico, si sono invece risentiti. «La classe dei nostri figli è aumentata. Lo scorso anno erano in 14 e oggi sono 27. Il distanziamento non è garantito e poi dall'inizio dell'anno manca la corrente elettrica. Se dovesse suonare una campanella per l'allarme? Ci sembra una cosa assurda per un liceo».

A queste accuse la scuola non ci sta. La referente, professoressa Gina Maria Loreta Facchini, ha spiegato: «Il nostro responsabile del servizio prevenzione e protezione, l'ingegner Vittorio Milani, ha confermato che sono state eseguite tutte le misure in riferimento ai distanziamenti sociali, ai percorsi da eseguire per evitare assembramenti. Smentiamo che ci siano stati accorpamenti di alcuna classe. In merito al terza A, la dirigente scolastica ha fatto richiesta di sdoppiamento, ma non è stata accolta. I genitori si possono informare e i locali, come sottolineato dal nostro Rspp sono perfettamente a norma. I termoscanner sono stati ordinati, ma la ditta non ha rispettato i tempi di consegna. La preside e l'ingegner Milani  - ha concluso la docente - hanno lavorato per tutta l'estate e le comunicazioni sono state puntualmente divulgate sul sito della scuola».