Gabriel aveva le braccia penzoloni. Pareva dormisse tra la braccia della madre. «Le ho chiesto proprio: dorme? Lei mi rispose di sì». Poco dopo sente urla strazianti. Disperate. «Mi sono precipitata all'esterno, fuori da casa mia - che si trova accanto a quella di Donatella - Ho visto il bambino per terra, la madre accanto a lui in ginocchio. Me lo ha messo tra le braccia, era cianotico».

Questa volta a raccontare quei momenti terribili è la vicina di casa di Donatella Di Bona, la stessa che colloca nei suoi racconti Nicola - imputato per la morte del figlio insieme a Donatella - in zona Volla sulla Punto nel primo pomeriggio del 17 aprile 2019, intorno alle 14.30. In quelle parole l'orrore e l'angoscia, la descrizione cruda di momenti drammatici come se fossero una scena fissa nella sua mente. Le urla, la presenza della nonna e della bisnonna che chiedevano aiuto, il corpo di Gabriel senza forze. Un'altra durissima udienza, in cui sono stati narrati i ricordi di quei momenti terribili, descritti i rapporti tra Nicola e Donatella, quelli tra l'imputato e la compagna di Villa Santa Lucia. Oltre ad aver focalizzato l'attenzione sulle telecamere di sorveglianza che insistono in quella zona e sugli elementi rinvenuti nel campo dell'orrore, repertati dai carabinieri.

Le impressioni dei familiari
Lo zio paterno di Donatella racconta dei primi mesi trascorsi dalla nipote e da Gabriel a casa loro, delle visite di Nicola piuttosto diradate: Nicola non alza mai la voce, non litigano né discutono in presenza dei familiari. Né possono raccontare altro i testimoni quando si parla dei rapporti con la compagna Anna. Eppure, dalle loro parole emerge il profilo di una strana "sottomissione". «Bastava uno sguardo» racconta lo zio di Donatella. Che poi descrive la fragilità della giovane mamma. «Un giorno l'ho accompagnata in ospedale otto volte: i medici le hanno detto che era ansia» continua, ricordando che proprio in quel maledetto pomeriggio del 17 aprile 2019 anche lui raggiunge l'abitazione in via Volla col tetto in lamiera per accompagnarla a ritirare delle analisi del bimbo. Ma Donatella non c'è e neppure Gabriel. «La madre mi disse che era uscita. Ho aspettato un po' ma alle 15.45 sono dovuto andare via». Il resto, purtroppo, è storia nota.

Anche la cugina della compagna Anna di Villa Santa Lucia (con la quale Nicola ha un figlio) ha raccontato - incalzata dai pm Bulgarini e Maisto e poi contrastata dall'avvocato D'Anna - di un rapporto di sudditanza nei confronti di Nicola. Una testimonianza partita col freno a mano. Poi ammette: «Una volta li ho sentiti discutere mentre stendevo i panni - afferma - Ho sentito che le chiedeva soldi per Gabriel. Per delle analisi. Era molto riservato ed è successo che l'ha chiusa in casa: in un'occasione i miei zii chiamarono pure i carabinieri. Una relazione complessa». La stessa testimone quel giorno afferma di averlo visto fare retromarcia con la Panda prima delle 17. Poi aggiunge: «Mia cugina mi raccontò della caserma. Mi disse che Nicola le aveva chiesto di "coprirlo" per l'alibi. Ma lei mi disse di non averlo fatto». Nella prossima udienza sarà ascoltata proprio la compagna di Nicola. Poi la nonna di Gabriel, rappresentate dagli avvocati Alberto Scerbo e Giancarlo Corsetti.