Sulla situazione politica, amministrativa e sociale di Atina, interviene Eugenio Cannatà, personaggio noto in città che, emigrato negli Usa oltre cinquantanni fa, fece lì fortuna e sempre si mostrò riconoscente verso la terra di nascita ritornandovi ogni anno fino a quando, proprio per l'attacca mento ai luoghi d'infanzia, si fece promotore della ricostruzione dell'antica fontana di piazza Garibaldi. Così, dopo sessantanni, l'acqua tornò a zampillare nel centro storico di Atina (il nome di Cannatà è scolpito nel marmo della fontana).

Anche quest'anno Eugenio Cannatà è tornato, il tempo persalutare parenti e amici, poi, prima di lasciare l'Italia.
Non ha potuto però fare a meno di confidare le sue impressioni sull'Atina di oggi: confidenze che svelano una certa amarezza nel vedere come il fulgore di una volta sia svanito. «Emigrai negli Stati Uniti il 3 aprile 1969 con un vivido ricordo della mia Atina! Durante i 51 anni trascorsi in America ho avuto mododifareritorno adAtinaognianno ma, con grande rammarico, ho notato il suo declino. Ancora oggi dopo mezzo secolo ci sono marciapiedi non completati, pali dell'il luminazione datati al 1950, un centro storico assediato dalle auto che soffocano piazza Marconi e la Cattedrale di S. Maria Assunta, cose che lasciano sgomenti i turisti che visitano la città».

Giudizio netto. «Poi manca un parco gioco per i bambini in un luogo sicuro e accessibile e mancano gli stimoli commerciali per la rinascita della centralissima via Roma e, in generale, che spingano per la ripresa economica. Nel primo dopoguerra – prosegue Cannatà – Atina assurse a comune capoluogo della Valle di Comino con Ponte Melfa che cresceva nel commercio, nell'edilizia e nell'espansione urbana: poi, negli anni, essa è diventata una città spezzata in due dall'invidia e da nebbie che offuscavano la vera radice di un popolo unico».

«Spero - conclude -di non avere offeso nessuno, ma la mia franchezza è mossa da un sentimento di solidarietà e di affetto per i miei concittadini. Io amo Atina».