L'appuntamento era per le 20.30 di ieri ma già qualche ora prima molte persone hanno raggiunto il parco del Castello a Colleferro per partecipare alla fiaccolata in memoria di Willy Monteiro Duarte di Paliano, pestato a morte il 6 settembre scorso nei giardinetti in largo Oberdan. Tantissimi i cittadini di Colleferro e non solo, che scendendo in strada, accanto al sindaco Pierluigi Sanna che aveva rivolto un invito a tutti a partecipare, ai familiari del ventunenne, agli amici del giovane cuoco, hanno voluto unirsi al coro unanime che più di ogni cosa si sta alzando da ogni parte d'Italia e non solo: giustizia per Willy. E come accaduto anche a Paliano nei giorni scorsi, ad aprire il lunghissimo corteo che ha "illuminato" le strade della città fino ad arrivare in piazza Italia, c'era un grande striscione con su scritto "giustizia per Willy".

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L'appello del sindaco di Colleferro rivolto al mondo scolastico e sportivo, al mondo del lavoro e della cultura, alle comunità religiose, alle aziende ed a tutte le associazioni di ogni genere affinché si adoperassero per dare una mano nell'organizzazione e diffondessero in modo capillare l'invito a partecipare, senza alcun simbolo di nessun genere se non lo striscione che ricordasse Willy, è stato ascoltato. Centinaia e centinaia di persone, tantissimi i giovani, hanno partecipato alla fiaccolata alla quale non sono mancati neanche i sindaci di Paliano e Artena, Domenico Alfieri e Felicetto Angelini. E anche ad Artena, paese dove Willy lavorava come cuoco e dove risiedono i quattro indagati per l'omicidio, è in programma l'organizzazione di una fiaccolata annunciata dal primo cittadino.

Uno dei quattro indagati per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte di Paliano, Mario Pincarelli, 21 anni, ha scelto un altro avvocato. Non sarà più Massimiliano Pica, difensore anche dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, 24 e 26 anni. Secondo quanto riportato da "Agenzia Nova", Pincarelli ha cambiato avvocato ed è pronto quindi a "scaricare" i due fratelli Bianchi. La scelta del ventunenne di individuare un difensore diverso dall'avvocato Pica, potrebbe voler dire che il giovane ha optato per una linea difensiva diversa, probabilmente, scostandosi da quella comune che ha avuto fino ad oggi con i fratelli Bianchi, strada intrapresa da subito dall'unico indagato ai domiciliari, Francesco Belleggia, 23 anni. Per quest'ultimo il gip ne ha riconosciuto la «posizione più sfumata», mentre sono tuttora in carcere a Rebibbia i fratelli Bianchi e Pincarelli. Tutti sono accusati di omicidio volontario in concorso, aggravato da futili motivi.

Intanto le indagini degli investigatori continuano senza sosta. Da quando la notte del 6 settembre scorso è stato pestato il ventunenne Willy, a Colleferro, nei giardinetti di largo Oberdan. Si continuano ad ascoltare testimoni, tra cui alcuni che hanno raggiunto anche spontaneamente la caserma dei carabinieri, raccogliendo l'invito del sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna. Ricordiamo che proprio grazie a uno dei testimoni che ha scattato una foto alla targa dell'auto, del suv, sulla quale stando alle accuse sono saliti tre dei quattro indagati, dopo l'aggressione, per raggiungere un bar di Artena, è stata possibile l'individuazione in poco tempo.

E proprio quella foto, dove si vedono anche due ragazze vicino alle portiere della macchina, insieme ad altri accertamenti tempestivamente avviati dai carabinieri del nucleo operativo e dal comandante di stazione Carella, è stata importante, per risalire alla targa del veicolo.
Il patto nel suv
E proprio all'interno del suv, mentre tornavano ad Artena, ci sarebbe stata una sorta di patto tra Belleggia e i Bianchi. «I Bianchi mi dissero di tacere». Un altro dettaglio è emerso dal racconto al giudice delle indagini preliminari di Francesco Belleggia, il ventitreenne per il quale è stata disposta la misura dei domiciliari. Una sorta di patto del silenzio che i tre, lui e i Bianchi, avrebbero stretto in auto mentre facevano ritorno ad Artena. L'indagato ha riferito che, prima dell'arresto, i fratelli Bianchi gli avevano consigliato sul Suv di mantenere il silenzio sulle loro condotte.

Nel racconto, una volta in macchina, i Bianchi avrebbero anche scaricato la responsabilità su Mario Pincarelli, l'unico che non viaggiava con loro. Ma Belleggia, che resta comunque indagato per omicidio volontario in concorso, dice di non aver visto «i colpi di Mario». Sempre secondo quanto ricostruito i fratelli Bianchi, Pincarelli e un'altra persona sono arrivati sul posto chiamati da un amico perché era scoppiata una lite tra alcuni amici di Willy e Belleggia a causa di una ragazza. I fratelli Bianchi e Pincarelli arrivano a lite sedata ma, come testimonia lo stesso Belleggia, scendono dal Suv e cominciano a picchiare selvaggiamente chiunque capitasse a tiro per poi infierire sul povero Willy.

Un'aggressione avvenuta per "futili motivi", scrive il gip di Velletri. «Un'aggressione senza plausibile ragione» nei confronti di una persona che «non c'entrava nulla». Willy, insomma, è deceduto per i violentissimi colpi inferti dagli aggressori che hanno agito - è questa adesso l'ipotesi di chi indaga - «con la consapevolezza di provocare lesioni mortali». Con l'autopsia effettuata nell'istituto di medicina legale "Tor Vergata" dal professore Saverio Potenza, sono stati riscontrati "politraumi" su tutto il corpo - non solo sul torace, addome e collo -, che hanno portato a un "grave shock traumatico" e quindi all'arresto cardiaco. Chi ha colpito Willy? Chi lo ha lasciato a terra dopo averlo colpito con calci e pugni? Chi gli è saltato addosso quando il corpo era già inerme? Domande a cui, oltre ai testimoni e alle indagini, potrebbero dare risposta filmati o foto ripresi o scattate con il cellulare.

di: Nicoletta fini