Legittima l'ingiunzione di pagamento per debiti contratti da una utente del servizio idrico. Il giudice di pace di Frosinone Claudia Taormina accoglie la tesi dell'Acea Ato5. Nell'opposizione era contestato un'ingiunzione da un soggetto non ente pubblico, mentre nel merito era contestata la pretesa creditoria.

Il giudice ritiene che Acea risulta «espressamente autorizzata dal ministero dell'Economa e delle Finanze alla riscossione dei propri crediti mediante ruolo previa emissione di apposita ingiunzione di pagamento».

Secondo il giudice il ricorrente non ha «dimostrato perché ed in quale misura i propri consumi differissero da quelli contabilizzati». L'Acea «ha prodotto tutta la documentazione a sostegno della legittimità delle proprie pretese di pagamento, l'opponente non ha assolto il proprio onere probatorio, non avendo affatto dimostrato che le somme pretese non siano effettivamente corrispondenti ai consumi reali(in tal senso è ormai orientata anche la giurisprudenza di merito del tribunale di Frosinone) né dimostrando l'avvenuto pagamento».

Il giudice citando la Cassazione precisa che «in tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante l'onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante mentre il fruitore deve dimostrare che l'eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un'attenta custodia dell'impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore».

Quindi, le richieste dell'Acea sono ritenute valide con il rigetto dell'opposizione «poiché infondata» e la conferma della «legittimità dell'ingiunzione di pagamento».