Si è conclusa dopo otto anni la vicenda per la truffa e il falso sui trattamenti antitubercolari sulle bufale. I due processi, che hanno interessato tredici veterinari, si sono conclusi senza colpevoli. Prescrizione per tutti i nove coinvolti nell'inchiesta principale del dicembre 2012, che li aveva portati brevemente anche agli arresti domiciliari. Stessa cosa per altri due, infine gli ultimi due sono stati assolti.

I primi due, M.A. e P.G. erano già usciti dal processo l'8 febbraio 2017 quando si era maturata la prescrizione, invece D.L.G. e T.G., difesi dagli avvocati Antonino e Calogero Nobile e Giulio Mastrobattista hanno ottenuto un'assoluzione pronunciata dal giudice monocratico Francesco Mancini la scorsa settimana.

I processi erano nati da un'inchiesta condotta dai carabinieri del Nas di Latina nel dicembre del 2012.
A dare il là all'operazione "Super bufala" era stata la denuncia presentata da un allevatore, costretto ad abbattere 106 capi risultati affetti da tubercolosi, nonostante sulla carta risultassero vaccinati.
Gran parte del processo è ruotato sull'impiego del cutimetro, strumento per stabilire se i capi di bestiame sono affetti dalla tubercolosi.

Durante le udienze era emerso che la Asl aveva acquistato un solo cutimetro per quindici professionisti. Impossibile che tutti potessero utilizzarlo. Da qui la necessità per molti di ingegnarsi con un'alternativa.
Così vennero acquistate e usate delle pinze. L'accusa mossa ai veterinari è infatti quella di non aver effettuato gli esami o di averli effettuati senza rispettare le procedure imposte dalla profilassi come quella di verificare dopo 72 ore la reazione sulla cute degli animali per valutare l'eventuale positività. Da qui l'accusa di falso, mentre la truffa era legata ai rimborsi.