ItalgasBeton, i lavoratori restano senza stipendio e senza il "paracadute" degli ammortizzatori sociali. E tutto questo accade mentre l'azienda viene visitata dalle autorità preposte alla tutela dell'ambiente.
Ieri mattina, lo stabilimento nella zona industriale della Città dei Papi, chiuso dallo scorso giugno, ha ricevuto la visita dei carabinieri forestali e di alcuni tecnici dell'autorità ambientale. I militari dell'Arma e gli specialisti si sono trattenuti per ore all'interno dello stabilimento anagnino controllando e ispezionando le strutture.

Secondo uno dei tecnici aziendali, la verifica avrebbe riguardato la giacenza di enormi cumuli di scarti di lavorazione; una sorta di discarica di materiali che, se all'inizio avrebbero potuto essere riutilizzati, oggi si sono ormai trasformati in rifiuti da smaltire. La ItalgasBeton è una società nata per la produzione e la commercializzazione di manufatti per l'edilizia in calcestruzzo cellulare, un prodotto innovativo le cui licenze potrebbero essere all'origine di una lotta industriale sotterranea quanto acerrima. Al fallimento dell'azienda, infatti, è seguito il sequestro e il blocco delle lavorazioni. La commercializzazione era affidata a una società terza (ma non troppo), altro probabile elemento di controversia. I macchinari non sono nuovissimi ma neppure obsoleti, e con un vigoroso riammodernamento sarebbero in grado di produrre e garantire stipendi e utili.

Nel frattempo, però, i ventuno lavoratori restano a casa senza ricevere un centesimo da giugno, dopo la corresponsione della paga di maggio. Gli incontri alla Regione Lazio sembravano avere dato qualche speranza, ma fino ad oggi non è stato fatto nulla di concreto per la cassa integrazione, nè per il licenziamento collettivo che garantirebbe un sostegno alle famiglie. L'ispezione di ieri mattina, che probabilmente avrà un seguito, potrebbe favorire una soluzione della crisi aziendale, mettendo i responsabili dello stabilimento davanti a scelte non più rinviabili. Se lo augurano soprattutto i ventuno lavoratori, ormai sull'orlo della disperazione.