Da sempre sono il motore economico del Paese. E come tale hanno sofferto più di tutti in questo periodo, di cui ancora non si conosce fine. Il nuovo Coronavirus si è infilato in maniera subdola nel tessuto economico italiano, provocando una forte e marcata emergenza: una inesorabile decrescita nell'apertura di nuove partite Iva,che sono, praticamente, il propulsore e la peculiarità, il vero punto di forza del sistema economico e produttivo italiano. Il colpo si è sentito più forte nelle province di Frosinone e Latina, dove, nel primo semestre si sono registrate percentuali di decrescita importanti e preoccupanti, segnale evidente del momento nero dell'economia dovuto all'emergenza sanitaria e della paura di "fare impresa" in una fase storica in cuil'incertezza regnasovrana e in cui le istituzioni nazionali non sono state, ad oggi, in grado di aiutare in maniera vera il sistema produttivo italiano.

Senza contare che le partite Iva, già esistenti, che stanno cercando di resistere, hanno ricevuto tante promesse, ma pochi sostegni reali. La famigerata "potenza di fuoco" si è rivelata, a conti fatti, un modesto barbecue in cui a cuocere sono state solamente le aziende italiane. Nella sola provincia di Frosinone, nel primo semestre 2020, stando ai dati elaborati dall'Osservatorio delle partite Iva del Mef, si è calcolata una diminuzione di nuove iscrizioni di 638 unità (2.176 in totale le nuove partite Iva dal 1º gennaio al 30 giugno) rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente (in cui si erano registrate 2.814 nuove iscrizioni) pari a un -22,67%. In pratica, ogni mese, ci sono state 106 nuove partite Iva in meno, un dato condizionato dalla paura di fare impresa, considerata anche la scarsa fiducia nutrita verso gli aiuti di Stato se si considera, ad esempio, che, in Ciociaria, appena un imprenditore su dieci ha deciso di accedere al prestito garantito.

Non meglio va alla provincia di Latina dove il calo di nuove iscrizioni è del 25% (-845 unità; 2.535 nuove iscrizioni nel primo semestre di quest'anno contro le 3.380 dello stesso lasso di tempo del 2019). Peggio ancora la percentuale regionale: -26%; nel Lazio da gennaio a giugno di quest'an no sono state aperte 28.624 nuove partite Iva, mentre nei primi sei mesi del 2019 erano state 38.742. In questo quadro poco rassicurante, si comincia ad intravedere, tuttavia, un barlume di speranza se si pensa che mei mesi di maggio e giugno c'è stata una certa ripresa di entusiasmo da parte degli autonomi con un interessante balzo in avanti delle iscrizioni, anche se non siamo ancora ai livelli degli anni precedenti.

Spostando l'attenzione sul piano nazionale, nel secondo trimestre del 2020 sono state aperte 94.932 nuove partite Iva ed in confronto al corrispondente periododelloscorso annosiregistra una flessione del 30,7%, evidente conseguenza dell'emergenza sanitaria Covid-19. Va evidenziato, comunque, che il calo sfiora il 60% in aprile, mentre si riduce solo al 4% in giugno, segnalando quindi una graduale ripresa. La distribuzione per natura giuridica mostra che il 74,8% delle nuove aperture di partita Iva è stato operato da persone fisiche, il 19,2% da società di capitali, il 2,7% da società dipersone; le quota dei "non residenti" e delle "altre forme giuridiche" rappresentano complessivamente il 3,2% del totale delle nuove aperture. Rispetto al secondo trimestre del 2019, la diminuzione di avviamenti è, ovviamente, generalizzata, raggiungendo il - 42,4% per le persone fisiche. Da segnalare un sensibile aumento dei soggetti "non residenti" nel mese di aprile e un aumento del 2,5% di aperture per le società di capitali nel mese di giugno.

Riguardo alla ripartizione territoriale, il 40,8% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 21,3% al Centro e il 37,3% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso
periodo dell'anno scorso mostra il calo maggiore in Valle d'Aosta (-37,5%), quello più contenuto in
Molise (-12,9%). Nel mese di giugno quasi tutte le regioni meridionali registrano apprezzabili
incrementi di avviamenti (in particolare in Molise: +10%). In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra, come di consueto, il
maggior numero di avviamenti di partite Iva con il 19,2% del totale, seguito dalle attività professionali con il 15,6% e dall'agricoltura (14,7%). Rispetto al secondo trimestre del 2019, tra i settori principali i maggiori decrementi si notano nelle attività di intrattenimento (-55,1%) e di alloggio e ristorazione (-54,6%). Di contro,
l'agricoltura segna nel trimestre un calo complessivo del 4,2%, mentre nel mese di giugno registra un aumento del 40%.

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione di genere mostra una prevalenza della quota maschile, pari al 64,5% del totale. Il 46,8% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni e circa il 31% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50
anni. Rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, tutte le classi di età registrano notevoli
flessioni di aperture: la più consistente è il -33,5% della classe da 36 a 50 anni. Da notare, poi, un lieve
aumento a giugno delle aperture da parte della classe più giovane.