«Il bambino respira, non è cosciente. Sta per terra. Avrà due anni». Questa la prima chiamata giunta al 118 quando Gabriel Feroleto era un bambino qualunque e non la vittima di un omicidio del quale sono chiamati a rispondere la madre e il padre. La prima di una serie di telefonate, effettuate dai vicini di casa o da persone della Volla, la zona dove Gabriel abitava con la famiglia materna, ascoltate ieri in aula. Richieste di aiuto disperate al 118, ai carabinieri, tra medici e militari, mentre già era in volo un elicottero per cercare di salvare il bambino.

«Per favore fate presto, il bambino sta morendo» dice un vicino di casa, in una delle ultime richieste d'aiuto.
In quella concitazione, in quelle telefonate convulse riproposte in aula per farle ascoltare alla Corte d'Assise, le lacrime di una delle dottoresse dopo un'ora di massaggi e tentativi di strapparlo alla morte, hanno gelato il sangue di tutti: giudici togati, giuria popolare, avvocati e dello stesso Nicola, seduto accanto al suo legale, l'avvocato Luigi D'Anna. Per Gabriel, purtroppo, all'arrivo dei soccorsi non c'era nulla da fare.

L'autopsia racconterà di una morte (tra le 13.30 e le 16) per asfissia meccanica: una pressione durata tra gli otto e i dieci minuti."Dettagli" finiti nelle quasi quattrocento pagine di informativa, acquisita insieme a un migliaio relative alle intercettazioni, snocciolate da uno dei militari che condussero le indagini, attraverso particolari audio e soprattutto video.

Orari e dubbi
Gli orari nelle ricostruzioni portate in aula non combacerebbero. Discrepanze pure tra le trascrizioni delle perizie sulle intercettazioni che piùvolte D'Anna contesta con la richiesta (per alcune) di effettuare un'altra attività nei punti poco chiari. I legali della famiglia di Donatella, l'avvocato Alberto Scerbo e Giancarlo Corsetti, ascoltano e prendono appunti.
Come l'avvocato Perna. In fondo all'aula anche l'avvocato Prospero, difensore di mamma Donatella, in carcere a Roma. Sono gli orari a non coincidere: secondo i militari nella versione di Nicola e poi nelle interviste ai giornalisti un importante elemento che non ritorna dall'analisi delle celle telefoniche.
Nicola, stando alla ricostruzione, avrebbe riferito di essersi preoccupato per Donatella, con la quale era stato nelle prime ore della mattinata, che non risponde.
E la chiama. Ma le celle, dicono i militari, sono già quelle della Volla. A catturare l'attenzione di tutti sono i video mostrati in aula: quelli delle telecamere nascoste all'interno della caserma di Cassino.

I dettagli nei filmati
Nicola è nella stanza con la convivente Anna Vacca, vengono lasciati soli. Parlano a bassa voce ma a colpire i militari è il "non-detto", quel gesto catturato dalle telecamere che mette gli inquirenti in allerta.
Perché quel gesto di portare il dito davanti alla bocca, come se ci fosse il fondato sospetto di essere intercettati? La coppia non pensa a telecamere piazzate a opera d'arte (che riprendono anche la conversazione con nonna Rocca). E l'indagine prende un'altra piega.
Nelle conversazioni "catturate", in parte incomprensibili, la paura che quegli orari non coincidessero: lui, dice, è nell'orto quando Gabriel muore. Ma non collimano le dichiarazioni della convivente, neppure sul pranzo consumato. Nicola anche nelle intercettazioni nega.
L'avvocato D'Anna ritiene invece il frame e soprattutto la sua interpretazione facilmente travisabile.
Si torna in aula il prossimo 18 settembre. Si procede a ritmo serrato.