«Come spesso accade in queste vicende, da tutti contro uno a tutti contro tutti, il passaggio di solito è molto breve, soprattutto quando ai soggetti vengono contestati crimini importanti e quando varcano soglie del carcere.  Che ci sia, quindi, un rimbalzo delle responsabilità è un film già visto».

È quanto sottolineato a "Porta a Porta" dalla criminologa Roberta Bruzzone, ospite di Bruno Vespa per parlare dell'omicidio di Willy. In studio anche Lucia, madre di Emanuele Morganti, ucciso nel 2017 ad Alatri in simili circostanze.

«Soggetti noti per aver un atteggiamento violento e per essere picchiatori addestrati, lungi da me voler mettere in mezzo le arti marziali, questi soggetti a prescindere avrebbero commesso un fatto del genere, purtroppo con questo sport hanno imparato a picchiare in maniera più efficace - ha aggiunto la Bruzzone - Sono arrivati lì, chiamati da qualcuno che evidentemente sapeva che non avrebbero fatto da paciere, perché sono noti per  essere soggetti piuttosto avvezzi a certe dinamiche, alla possibilità di fare a botte cercando qualsiasi tipo di pretesto. Quello che è successo lì non è né più, né meno di quello che purtroppo succede un po' troppo spesso con i cloni dei fratelli Bianchi o chi per loro, sparsi un po' ovunque nel nostro bel territorio italiano e che tutte le sere escono con il loro preciso obiettivo di dimostrare la loro forza, ovviamente con i più deboli».

Nelle carte si parla di sesso vicino al cimitero prima dell'aggressione. «Erano a consumare un rapporto e arriva la chiamata. Interrompono l'attività perché evidentemente è più interessante, un passaggio che cristallizza uno stato mentale».