Vita dura, durissima, in carcere per i tre indagati per la morte del 21enne Willy Monteiro: i due fratelli Bianchi - Gabriele e Marco, di 26 e 24 anni, e Mario Pincarelli, 22 anni (Francesco Belleggia, 23 anni, il quarto indagato, in virtù di una posizione ritenuta più "sfumata" rispetto all'accaduto da alcuni giorni è stato scarcerato ed è ai domiciliari). 

Il terzetto è infatti controllato a vista dalla polizia penitenziaria 24 ore su 24, controllati in maniera stretta e protetti, soprattutto tenuti ben lontani dai detenuti comuni, visto che in virtù del codice non scritto che vige in tutte le carceri del mondo per i tre, considerato il reato del quale si sarebbero macchiati, venire a contatto con i carcerati "comuni" potrebbe avere conseguenze molto pericolose per la loro stessa incolumità fisica. 
"La personalità manifestata dai due fratelli Bianchi e dal Pincarelli, i quali ancora nel corso dell'interrogatorio minimizzavano il fatto assegnandolo alla responsabilità di terzi, impone senza dubbio di applicare la severa cautela richiesta dal pm, giustificata dalla manifesta incapacità di resistere agli impulsi violenti dei tre", specifica il giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza con cui dispone la misura del carcere per i tre indagati.

A Rebibbia essere esperti di arti marziali ed essere abituati a picchiare serve però a poco ai Bianchi e ai Pincarelli. E già sono state messe a punto tutte le precauzioni per evitare che la vita dei giovani di Artena sia a rischio. Dopo gli interrogatori, i Bianchi e Pincarelli sono finiti, come tutti i detenuti in ingresso, in isolamento per la quarantena imposta dall'emergenza coronavirus. Tra 14 giorni non verranno però messi tra i comuni, ma nel cosiddetto reparto precauzionale.
Ancora in isolamento, insomma. Insieme ad altri detenuti accusati di quei reati che nelle regole non scritte delle carceri sono considerati reati intollerabili, reati "infami", dall'omicidio di un giovane come Willy compiuto senza un perché, alla pedofilia o alla violenza sessuale su donne e bambini. 

"Non verrebbero accettati dagli altri, non gliela farebbero passare liscia, sarebbero in pericolo", assicura una fonte qualificata impegnata nel controllo dei detenuti. I Bianchi e Pincarelli sembrano aver del resto capito e da quando hanno messo piede nel carcere romano non hanno creato neppure un problema: forse, per la prima volta in vita loro, stanno cercando di tenersi lontani da altri guai.