Un post dal contenuto allucinante, cui ne sono seguiti altri che alternavano prese di distanze a contenuti di carattere diverso. Il tutto prima della chiusura del profilo. Tutto questo è accaduto ieri su Facebook e ha come autore chi si è celato dietro al profilo di tale "Manlio Germano", ossia il nome di un personaggio del film "Caterina va in città" interpretato da Claudio Amendola, che in quell'occasione vestì i panni di un parlamentare di destra proveniente proprio da Latina.
Il contenuto del post, che vedete nella foto, ha indignato l'Italia intera e, in considerazione del fatto che su quel profilo figurava un presunto legame tra il personaggio in questione e la città di Latina, sono scattate alcune indagini.

Al momento si starebbe lavorando su un doppio binario: da un lato sono entrati in azione gli investigatori della Digos del capoluogo proprio per i riferimenti del profilo Facebook alla città di Latina; dall'altro, invece, si sta muovendo la polizia postale pontina, che sta cercando di capire chi sia la persona che ha scritto le frasi condannate praticamente da tutto il Paese.

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Tra l'altro, data la delicatezza dell'accaduto, è stata già formulata un'ipotesi di reato: propaganda finalizzata alla discriminazione razziale e istigazione a delinquere.
Gli investigatori, dunque, dovranno capire se questo Manlio Germano sia un profilo fake – come in molti hanno sottolineato sulla rete – ma soprattutto dovranno identificare chi materialmente ha scritto quel post e tutti quelli che si sono succeduti.

In uno di questi, infatti, l'utente dei social ha "scaricato" la colpa della pubblicazione del post su alcuni amici che avrebbero preso in mano il suo telefono. «Io mai oserei pensare certe cose» è uno dei passaggi del post in questione. Chiaramente, ogni frase dell'utente è stata giustamente condannata dal popolo del web: ora, però, dovrà essere trovato il responsabile (o i responsabili) di tutto questo, perché una cosa così grave va chiarita nel più breve tempo possibile.

Respingono le accuse. Sostengono di non aver toccato Willy, il ventunenne morto nelle prime ore del mattino di domenica scorsa a Colleferro, nei giardinetti in largo Oberdan. I fratelli Marco e Gabriele Bianchi, 24 e 26 anni da compiere a ottobre, atleti di arti marziali miste, e di Francesco Belleggia, 23, e Mario Pincarelli, 21 accusati dell'omicidio del ventenne di Paliano, Willy Monteiro Duarte, contestano ogni addebito.

Ieri mattina nel carcere di Rebibbia gli interrogatori di garanzia dei quattro ragazzi di Artena. Hanno risposto a tutte le domande raccontando la loro versione dei fatti. Ad ascoltarli il sostituto procuratore del tribunale di Velletri Luigi Paoletti che ha contestato ai quattro (c'è anche un quinto indagato di Velletri) il reato di omicidio preterintezionale in concorso, e il Gip del tribunale di Velletri Giuseppe Boccarato. Francesco Belleggia è difeso dall'avvocato Vito Perugini, mentre i fratelli Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli si sono affidati all'avvocato Massimiliano Pica. La famiglia Monteiro ha conferito, invece, l'incarico all'avvocato Domenico Marzi del foro di Frosinone.

«Marco e Gabriele hanno ammesso di essere andati, a bordo di un suv, nei giardinetti di piazza Oberdan a Colleferro, chiamati da alcuni amici per avere un passaggio per tornare a casa dato che erano tutti di Artena». Lo ha detto il loro difensore Massimiliano Pica. «Arrivati nella zona poco distante dai locali hanno trovato un assembramento di giovani. La lite era cominciata ad una quarantina di metri dal locale. Hanno raccontato di aver spinto qualche ragazzo ma di non aver toccato Willy. Neanche hanno potuto vedere chi lo ha picchiato, perché si era formato un semicerchio di persone che impediva loro di vedere cosa stesse accadendo. Anche l'altro mio assistito, Mario Pincarelli non ha partecipato alla rissa ed ha respinto le accuse. Era presente sul posto ma non ha partecipato alla rissa. I fratelli Bianchi sono arrivati sul posto insieme ad un'altra persona. L'aggravante del razzismo non c'è e viene contestato solo l'omicidio preterintenzionale. I miei assistiti non conoscevano Willy. I ragazzi sono dispiaciuti, le famiglie distrutte».

L'avvocato Pica ha annunciato che oggi depositerà in procura a Velletri nuove prove. Avvocato che ieri ha ricevuto minacce nei suo confronti. Anche Francesco Belleggia, difeso dall'avvocato Vito Perugini, ha risposto a tutte le domande durante l'interrogatorio di garanzia e fornito una ricostruzione dei fatti molto dettagliata, da quanto riferisce il suo legale. Era presente sul posto, ma non ha toccato Willy. La famiglia di Willy ha affidato, invece, l'incarico all'avvocato Domenico Marzi, per essere assistita. L'avvocato a margine delle dichiarazioni degli indagati ha evidenziato che «aspettiamo la chiusura delle indagini e poi commenteremo le dichiarazioni degli indagati».

Consulenza tecnico-scientifica
Una consulenza tecnico-scientifica sui vestiti dei quattro giovani arrestati per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte. È quanto disposto dalla Procura di Velletri che sulla vicenda di Colleferro procede per il reato di omicidio preterintenzionale in concorso.
Secondo quanto riferito dai difensori, al termine degli interrogatori di convalida, i pubblici ministeri hanno anche in programma l'analisi dei cellulari e delle telecamere a circuito chiuso presenti nella zona della rissa.

di: Nicoletta Fini