Giovani che escono di casa per trascorrere una nottata in allegria in compagnia di amici e fidanzate. Giovani che non faranno più ritorno a casa. Strappati agli affetti più cari nel fiore della gioventù. Senza un perché. E in circostanze violente. Quanto successo l'altra notte tra a Colleferro ha fatto pensare all'omicidio di Emanuele Morganti, ad Alatri, il più recente, ma non mancano le similitudine con il caso dell'egiziano Salim Ayyar, ucciso a Piglio con una coltellata al cuore nell'ormai lontano 2001.

Ad Alatri nella notte tra il 24 e il 25 marzo del 2017, si consuma il delitto Morganti. Emanuele Morganti, vent'anni, esce con la fidanzata e due coppie di amici. Va al Miro music club di piazza Regina Margherita ad Alatri. Lì ha un banale diverbio con un altro avventore che, palesemente ubriaco, lo spinge. Emanuele ha una reazione che gli costa l'allontanamento dal locale da parte dei buttafuori. Emanuele protesta, dice che non è lui la causa di quanto accaduto. I buttafuori lo spingono fuori dal locale dove viene a più riprese aggredito e picchiato fino a farlo cadere, ormai senza difese, e sbattere contro il montante di un'auto. Quasi nessuno interviene in sua difesa, ma soprattutto nessuno allerterà le forze dell'ordine: le chiamate ai carabinieri e al 118 arriveranno troppo tardi.

Per Emanuele, nonostante il trasferimento in ospedale a Roma, non ci sarà niente da fare: morirà la domenica. Le indagini per omicidio partiranno subito, ma la procura di Frosinone e i carabinieri faticheranno non poco a squarciare il velo di omertà, a distinguere le dichiarazioni vere da quelle di comodo se non false per coprire gli autori del brutale pestaggio. Alla fine si arriverà agli arresti e al processo. Ora si è in attesa dell'inizio del processo d'appello nel quale saranno giudicati Michel Fortuna, Paolo Palmisani e Marcio Castagnacci, condannati in primo grado a sedici anni, e Franco Castagnacci (assolto). La vicenda di Emanuele è descritta anche nel libro del regista Daniele Vicari "Emanuele nella battaglia".

Il delitto di Piglio, invece, si consuma il 29 aprile del 2001. In questo caso si fronteggiano due gruppi di Anagni e di Piglio. Un apprezzamento di troppo a una ragazza, che la vittima prova a difendere, e salta fuori il coltello con il quale Ivan Cardinali Pacifico ucciderà un ragazzo di origini egiziane Salim Ayyar, 19 anni. L'aggressore sarà condannato a quindici anni.

Siamo arrivati ieri poco prima di mezzogiorno a Paliano, dove già da qualche ora la notizia della morte di Willy Monteiro Duarte aveva scosso il paese. Le temperature ancora calde del periodo estivo non sono riuscite a riscaldare i cuori raggelati dalla terribile notizia che un giovane, un ragazzo pieno di vita, è stato pestato a calci e pugni e ucciso. Abbiamo ripreso la macchina, parcheggiata vicino al palazzo comunale. Abbiamo percorso pochi chilometri e siamo arrivati a Mola del Casale, dove viveva Willy. Abbiamo subito individuato la sua abitazione. Il silenzio della zona era squarciato dalle urla di dolore della mamma Lucia.

Mentre salivamo per raggiungere l'abitazione, circondata di verde e di fiori colorati, abbiamo trovato due ragazzi: la cugina e un amico di Willy. Avevano gli occhi gonfi per le lacrime che facevano fatica a trattenere. «Non ci sono parole, vogliamo sapere cosa è successo. Non ce lo spieghiamo. Willy era un bravissimo ragazzo. Tanto buono». Non riescono a darsi pace, a immaginare un motivo per cui qualcuno possa aver ucciso di botte Willy, un ragazzo dal cuore grande, socievole, sempre gentile, disponibile con tutti.
Così lo hanno ricordato mentre cercavano di dare conforto a papà Armando, che era poco distante, camminava avanti e indietro sul balcone, mentre mamma Lucia e la sorella Milena continuavano a versare lacrime in una domenica tristissima di fine estate. Papà Armando era tornato nella tarda mattina da Colleferro, dove era corso insieme alla moglie, appena ricevuto la telefonata da parte dei carabinieri.

Il dolore di papà Armando
«Willy era n ragazzo d'oro. Non ha mai fatto del male a nessuno. Non ha mai discusso con nessuno. Non riesco a capire». Poche parole di papà Armando, ripetute con gli occhi lucidi, mentre il dolore della mamma di Willy e della sorella continuavano a squarciare il silenzio di un paese che si è svegliato con la terribile notizia.
«Stamattina, molto presto, (ieri, ndr) - aggiunge il papà - quando mi sono svegliato ho visto che Willy non era ancora rientrato. Pensavo che non avrebbe dovuto lavorare o che aveva un altro turno e quindi sarebbe rientrato più tardi. Anche se mi era sembrato strano. Ero fuori in giardino quando abbiamo ricevuto la telefonata dei carabinieri di Colleferro». Le sue parole si interrompono qui, troppo forte il dolore. Inconcepibile che Willy non sia tornato a casa.

Il cordoglio
Tanti anche i messaggi di cordoglio e vicinanza alla famiglia del giovane da parte di persone che non conoscevano il ventunenne, ma che hanno appreso la notizia subito rimbalzata sul web. Tra i primi a esprimere vicinanza alla famiglia il sindaco di Paliano Domenico Alfieri, che oggi, con un'apposita ordinanza, proclamerà il lutto cittadino.
La prima domenica di settembre di questo anno così difficile è stata segnata, dunque, da un efferato omicidio che ha seminato dolore, rabbia e segnato con il lutto tre comunità, quelle di Paliano, dove viveva Willy, di Colleferro e Artena, cioè dove si è verificata l'aggressione mortale e dove vivono i ragazzi fermati per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte. La notizia della tragica fine del ragazzo, originario con la sua famiglia di Capo Verde, ha scosso tutti in paese. I suoi genitori sono conosciuti e stimati, entrambi braccianti in un'azienda agricola della zona.
«Non ci sono parole adeguate davanti a un fatto così grave, alla morte per aggressione di un giovane di appena ventuno anni. Ho appreso la notizia dai siti online questa mattina (ieri, ndr), si parlava di un ragazzo ucciso di botte ma non sapevo ancora che si trattasse del caro Willy». «Una notizia che mi aveva già sconvolto e gelato il cuore e quando ho scoperto che la vittima era lui sono scoppiata a piangere».

«Un ragazzo dal cuore grande, davvero bravo. Troppo bravo. Non credo sia possibile che abbia partecipato a una rissa. Non ne sarebbe stato capace, è stato sempre rispettoso delle regole». Queste le parole di alcuni cittadini incontrati ieri mattina a Paliano.
Sono stati tanti anche i commenti e i post di vicinanza alla famiglia apparsi sui social, anche di persone che non conoscevano Willy, ma che sono rimasti sconvolti dalla notizia che è rimbalzata anche sui Tg e sulle testate nazionali.

Sgomento a Colleferro
Una domenica di dolore quella di ieri anche per i cittadini di Colleferro, che mai avrebbero immaginato di svegliarsi con la notizia di una giovane vita spezzata mentre trascorreva un sabato sera nella loro città. Davanti al luogo dove è stato aggredito Willy, vicino ai giardini di largo Oberdan, ieri diverse persone si sono fermate per un momento di preghiera. Proprio lì, in serata, i sindaci di Colleferro, di Artena e di Paliano hanno deposto fiori in memoria del ragazzo.
«Ci dispiace davvero tanto per Willy. Anche se non lo conoscevamo è entrato nel nostro cuore. Nessuno, nessuno dovrebbe morire così. E un giovane soprattutto non può perdere la vita in questo modo. Siamo ancora increduli». «Siamo vicini alla famiglia. Non possiamo che stringerci attorno ai genitori e alla sorella per la perdita del loro caro». Questi alcuni commenti raccolti ieri a Colleferro.

Parole di dolore e di sconforto anche dagli amici che ieri avevano raggiunto la caserma per accompagnare altri ragazzi convocati dai carabinieri per testimoniare quanto avessero visto. «Non ci credo ancora. Spero sia solo un incubo e di svegliarmi quanto prima - ci dice un ragazzo di Paliano che ieri mattina era a Colleferro - Willy era troppo buono, come è stato possibile questo accanimento verso di lui? Rimarrà sempre nel nostro cuore». Una morte che lascia tutti con tanti perché a cui è difficile trovare risposte.

di: Nicoletta fini

Amici e gente comune hanno provato a bloccare le auto dei carabinieri nel tentativo di linciare i quattro trasportati in carcere. Omicidio preterintenzionale per quattro, favoreggiamento per il conducente del costoso suv nero. Scuro come l'anima di chi non ha esitato a dimostrare il proprio machismo prendendosela con un avversario che tale non era. Gli inquirenti starebbero valutando l'aggravante razziale per i quattro assassini del giovane Willy, palestrati e tatuati come esige il copione che solitamente strappa espressioni ammirate dalle naviganti del web finalmente indignate.

All'uscita dalla caserma, nel tardo pomeriggio di ieri, in molti hanno provato ad artigliare le vetture di servizio che portavano gli arrestati in carcere. Espressioni sgomente di dolore e di rabbia verso gli autori di una tragedia che non può avere alcuna attenuante. I mea culpa di chi crede di sgravarsi la coscienza non funzionano. Ammettere di aver fallito o almeno sbagliato nel ruolo di genitori, educatori, istituzioni, non ridà la vita al figlio di immigrati il cui stato nessuno è in grado di comprendere. Il sindaco di Paliano Domenico Alfieri ha avuto reazioni condivise ed apprezzate; il collega di Colleferro Pierluigi Sanna fatica ad ammettere che le notti colleferrine, come quelle degli altri centri limitrofi, non coincidono con la sua visione di città ideale.

Colleferro può fare affidamento sulla presenza di un buon numero di carabinieri, poliziotti e finanzieri; eppure non è bastato. Invocare lo stop alla movida è anacronistico, neppure il covid è riuscito a trattenere in casa i giovanissimi dopo la mezzanotte. Maggiori controlli e più severi provvedimenti, però, non possono attendere. I residenti raccontano di situazioni di invivibilità, di timore nell'uscire di casa e di episodi di spaccio ed altro tra le aiuole dei giardini pubblici. Che la morte di un giovanissimo serva almeno a cambiare uno stato di cose inaccettabile. Una società malata non può adagiarsi sulla debolezza di alcuni magistrati e sulla inesistenza di interventi nel sociale, scuse assolutamente non accettabili. I comuni non possono spendere e spandere per spettacoli pirotecnici e investire zero per combattere o almeno provare a comprendere il disagio giovanile.

di: Ettore Cesaritti

Sono scappati subito dopo l'aggressione. A bordo di un Suv in direzione di Artena. E le telecamere di videosorveglianza del Comune di Colleferro hanno registrato il passaggio di quell'auto, un'Audi Q8, che intorno alle 3.30 di domenica mattina sfrecciava a tutta velocità. Ma il gruppo dei presunti aggressori di Willy di strada ne ha fatta poca. Il quartetto, composto da ragazzi tra i 21 e i 26 anni di Artena, è stato individuato dai carabinieri della compagnia di Colleferro l'altra notte a piedi nei pressi di un bar del paese, probabilmente la loro prossima meta. E tutti e quattro sono stati arrestati, nel pomeriggio di ieri, con l'accusa di omicidio preterintenzionale. Sono due fratelli, Marco e Gabriele Bianchi, 24 e 26 anni da compiere a ottobre, atleti di arti marziali miste, e di Francesco Belleggia, 23, e Mario Pincarelli, 21.

I militari dell'Arma ci hanno messo poco a risalire alla loro identità e a rintracciarli. Secondo l'accusa, tutto sarebbe nato nei pressi di un locale di Colleferro. In un primo momento è stato preso di mira un amico di Willy. A quel punto, sarebbe intervenuto il ragazzo di origini capoverdiane per difendere l'amico, chiedendo agli altri di lasciarlo stare e di fermarsi. Un'intromissione che non sarebbe stata gradita per nulla dal branco. A quel punto - secondo quanto emerso nella giornata di ieri dopo ore di ricostruzione sentendo decine di testimoni - sarebbero intervenuti i ragazzi di Artena che si sono poi accaniti sul corpo di Monteiro Duarte con calci e pugni. Una violenza inaudita con colpi anche alla testa di Willy che è caduto a terra e non si è più rialzato. Fatale potrebbe esser stato proprio uno dei calci al capo, ma questo lo dirà l'autopsia disposta dalla procura di Velletri che coordina le indagini.

Feriti leggermente anche due ventunenni di Colleferro, che non conoscevano né gli aggressori né la vittima, e che sono intervenuti in difesa del ragazzo. Per loro dieci giorni di prognosi. Sempre a bordo del Suv i quattro aggressori - in base a quanto ricostruito dai carabinieri - sono scappati in direzione di Artena. Nel frattempo è scattato l'allarme e sono intervenuti i soccorritori del 118, che, purtroppo, non sono serviti a strappare alla morte il giovane. I carabinieri, la cui caserma è poco distante dal luogo dell'aggressione mortale, sono intervenuti, hanno avviato le prime indagini e si sono messi sulle tracce degli assalitori. E li hanno trovati vicino a un bar di Artena.

I quattro, in quel momento solo sospettati, sono stati condotti in caserma dove a lungo sono stati interrogati anche una quindicina di ragazzi presenti in quei momenti a Colleferro. Le indagini sono state condotte dal capitano Ettore Pagnano, comandante della compagnia, dal tenente Agatino Roccazzello del Nucleo operativo e dal maresciallo Antonio Carella, comandate della stazione. In breve, quindi, sono riusciti a identificare i quattro, tra cui ci sono anche i due fratelli. Dopo ore di interrogatori e di incroci dei dati acquisiti, anche grazie alle telecamere del Comune di Colleferro che hanno fornito un prezioso contributo alle indagini, il cerchio si è stretto intorno ai quattro di Artena.

Per loro è così scattato l'arresto in flagranza di reato con la contestazione di omicidio preterintenzionale.
Nella serata di ieri sono stati condotti in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria. Momenti di tensione all'esterno della caserma al momento dell'uscita delle auto dei carabinieri con a bordo gli arrestati. Sono volati insulti e anche qualche oggetto contundente.

di: Raffaele Calcabrina

Sabato sera. Il centro di Colleferro inizia a riempirsi soprattutto di giovani. Nei locali iniziano a entrare i primi ragazzi per trascorrere una delle ultime serate estive di questo 2020. Willy sta terminando il lavoro all'Hotel degli Amici ad Artena, il suo amato lavoro, al ristorante dell'albergo. Sta dando il suo prezioso aiuto come cuoco. Tolto il grembiule si prepara per andare a Colleferro, come tante altre volte. Raggiunge gli amici. Ma mai avrebbe immaginato che, quella dell'altra notte, potesse essere l'ultima serata della sua vita, spezzata a soli 21 anni.

Poco prima era stato con amici nei locali nel cuore di Colleferro, in via Bruno Buozzi. Aveva trascorso una serata piacevole, tra risate e spensieratezza. Da lì a poco quel sorriso è stato cancellato. Pestato a morte perché ha cercato di difendere un suo amico che era stato preso di mira da alcuni ragazzi, identificati successivamente dai carabinieri e arrestati. Tutti di Artena. Paese dove coltivava la sua passione come cuoco. Ha cercato di fare da "paciere" ma è stato colpito con calci e pugni che non gli hanno lasciato scampo. La zona attorno ai giardini di largo Oberdan è diventata la scena di un fatto di cronaca nera salita subito alla ribalta anche delle tv e dei giornali nazionali. Willy Monteiro Duarte, originario di Capo Verde, nato in Italia e residente a Paliano, è stato pestato a sangue e lasciato a terra. Il suo cuore non ce l'ha fatta. Inutili i tentativi di soccorso.

Stando a una prima ricostruzione dell'accaduto, dopo le 3 Willy stava andando a riprendere l'auto parcheggiata poco distante da via Bruno Buozzi. Si è accorto che stava accadendo qualcosa di grave. Ha sentito persone discutere. Si è avvicinato. Ha visto che un suo amico era in pericolo. È intervenuto per provare a calmare gli animi, ma ha trovato la morte. Il buio della notte fonda delle 3 tra sabato e domenica è diventato ancora più fitto. Una scena che non è passata inosservata neppure ad altri due ragazzi, di un anno di età più grande di Willy, due ragazzi di Colleferro.

Sono intervenuti anche loro per aiutare quel giovane, che non avevano mai visto prima, e sono stati aggrediti. Willy da quell'aggressione, purtroppo, non ha avuto scampo. Alle 3.30 la chiamata ai soccorsi. È arrivato il personale medico con le ambulanze per soccorrere i tre ragazzi. La corsa in ospedale, ma il ventunenne era ormai privo di vita. Alla scena, nonostante l'ora tarda, hanno assistito anche altre persone. E altri hanno cercato di bloccare gli aggressori. Il papà di uno dei ragazzi che era con Willy ha raccontato ieri, anche alle tv nazionali alcuni momenti del pestaggio. Suo figlio ed altri ragazzi sono riusciti a scappare, il povero Willy è rimasto a terra. Lo hanno pestato a sangue e preso a calci in testa. Nella sua abitazione, in via Mola del Casale, Willy, non ha più fatto ritorno.

Un ragazzo dal cuore grande, sempre pronto ad aiutare il prossimo. E davanti alla scena di un amico in pericolo, aggredito da alcuni ragazzi, non c'ha pensato su ed è intervenuto per cercare di placare gli animi. Ma non ce l'ha fatta. Il suo bellissimo sorriso è stato spento in una notte fonda di fine estate. Ieri sera oltre mille persone si sono ritrovate a Colleferro per un momento di preghiera nel luogo dove è stato ucciso. C'erano anche i genitori e la sorella. I due locali che si trovano in via Buozzi sono chiusi per lutto. E poco distante la sua auto, rimasta parcheggiata lì, poco distante dai giardinetti. Attorno alla sua macchina, prima di andare via, tanti amici si sono stretti i cerchio come per abbracciarlo.

di: Nicoletta fini