Carcasse di animali, sembrerebbe bovini e forse ovini, gettati in un pozzo in zona Nocione. Proprio la stessa finita più e più volte sotto la lente degli inquirenti e al centro di durissime battaglie di ambientalisti e attivisti senza paura, pronti a denunciare. A strappare il "velo di Maya" per guardare la realtà negli occhi, senza ipocrisia. Né interessi. Quella battaglia ha portato alla scoperta nelle viscere della terra di rifiuti interrati, ancora in fase di smaltimento. Tirati fuori dopo oltre dieci anni e un numero di residenti colpiti da neoplasie sufficiente a contrastare chi vuole nero su bianco il nesso di causalità per indicare senza dubbi che l'ombra dei veleni interrati fosse molto più di un sospetto.
Questa volta, sempre nella stessa zona, in uno dei pozzi consortili (secondo i primissimi accertamenti) che servono una zona verde e florida in superficie a cavallo tra Cassino e Sant'Elia proprio a settanta, ottanta metri dai rifiuti dissotterrati, un'altra scoperta: pezzi di animali da allevamento, in parte anche in decomposizione, gettati in un punto in cui qualcuno ha ben pensato di occultarli.

Il campanello d'allarme
Il primo campanello d'allarme è scattato per l'odore.
Qualche passante ha pensato a un animale morto e in effetti non è andato molto lontano dall'idea che lì, da qualche parte, ci fosse una carogna. Quindi è stata lanciata la segnalazione e i controlli dei carabinieri forestali sono stati immediati. Il sopralluogo effettuato dall'Unità forestale ambientale e agroalimentare dei carabinieri (Cufaa) al quale ha preso parte anche Edoardo Grossi, membro dell'Ansmi, l'associazione nazionale Sanità militare italiana ha dato ragione alla segnalazione inoltrata: i pezzi di animali, alcuni già in fase di decomposizione, c'erano davvero. E sono scattati gli accertamenti.

Ipotesi e paure
Intanto occorre precisare che «le carcasse degli animali sono classificate dalla normativa vigente quali rifiuti pericolosi e, pertanto, da avviare allo smaltimento verso centri autorizzati e con le modalità prefissate per legge spiega Grossi Si tratta, infatti, di rifiuti che per le loro caratteristiche, ove smaltiti senza le debite cautele sanitarie, possono diffondere patogeni pericolosi per l'uomo e per gli altri animali». Appare, dunque, già molto grave se quei resti rinvenuti fossero frutto di uno smaltimento approssimativo quanto illegale. Sarebbe, poi, gravissimo se fossero scarti di una macellazione clandestina. Una ipotesi terribile. Perché macellare animali in modo clandestino? Possibile che si tratti di capi rubati o provenienti dall'estero e forse privi di tracciabilità? O potrebbe trattarsi di bestie fatte pascolare nelle zone interdette su quei campi verdi su cui pende l'ombra dei veleni interrati che, se finite nelle macellerie, nei ristoranti o sulle nostre tavol potrebbero risultare pericolose per la nostra salute e per quella dei nostri figli? Al momento è possibile solo fare ipotesi giornalistiche. E sperare che abbiano risposte negative. Per questo si attendono la fine e l'esito degli accertamenti in atto.