Svolta a sorpresa nell'inchiesta su un'associazione di macedoni e albanesi accusata di aver conquistato il monopolio della prostituzione sull'asse attrezzato di Frosinone. Gli arresti eseguiti dalla squadra mobile del capoluogo hanno smantellato il gruppo a seguito di un'inchiesta nata da un regolamento di conti a colpi di pistola, nel quale a farne le spese era stato proprio colui che gli investigatori ritengono essere il capo, Albion Abazowski.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Abazowski dopo il ferimento (fu colpito alla testa e si è salvato miracolosamente) dalla clinica di Cassino, dove era ricoverato, riusciva ugualmente a trasmettere i suoi ordini al resto del gruppo. E, stando alle accuse, per far pervenire i "pizzini" agli altri indagati avrebbe utilizzato una tassista. La donna, una trentenne frusinate, sarebbe emersa dalle intercettazioni effettuate dalla polizia. Intercettata al telefono con altri appartenenti al gruppo, arrestati anch'essi insieme al capo. In base alle accuse avrebbe accompagnato gli indagati nella clinica di Cassino dove il capo si stava riprendendo dopo lo scampato attentato. Ma non solo, in base a quanto ipotizzato dagli investigatori, la donna, che è stata ascoltata, avrebbe recapitato agli appartenenti all'associazione le istruzioni ricevute dal capo. Dunque, l'accusa è quella di non essersi limitata solo a fornire le prestazioni lavorative, accompagnando gli altri albanesi e macedoni, ma sarebbe andata oltre. E ora rischia anch'essa di finire nel registro degli indagati.

L'inchiesta si è concentrata su un gruppo, composto da macedoni, albanesi e anche una romena, accusato di aver messo in piedi un giro di prostituzione sull'asse attrezzato, sfruttando ragazze giovani "comprate" a un prezzo tra i 400 e i 500 euro. Con la violenza e la minaccia le ragazze erano costrette a prostituirsi sull'asse attrezzato posizionandosi sulle piazzole che la banda aveva provveduto ad acquistare e, eventualmente, a rivendere ad altri sfruttatori. Le ragazze erano costrette a vivere in condizioni disastrate in via Le Noci. Lo stesso posto dove viveva la ragazza sfruttata dall'ultimo componente del sodalizio arrestato l'altro giorno dalle squadre mobili di Frosinone e Caserta a Santa Maria Capua Vetere e accusato di riduzione in schiavitù.