Negato il sequestro dell'impianto di depurazione di proprietà dell'Asi. L'indagine era stata avviata dal pubblico ministero presso la direzione distrettuale antimafia e condotta dalla forestale e Arpa Lazio. L'impianto dell'Asi e gestito dalla "AeA Spa" aveva affidato la propria difesa agli avvocati Salera, Marzi, Pastorino e Marandola. Per fatti e episodi accaduti nel 2016 erano stati ipotizzati agli enti e società coinvolte, e ad alcuni dirigenti, i reati di inquinamento ambientale, traffico illecito di rifiuti e esercizio dell'attività di gestione dei rifiuti in assenza della prescritta autorizzazione integrata ambientale.

La procura, presso la Dda di Roma aveva richiesto anche il sequestro preventivo dell'impianto e la nomina di un amministratore giudiziario. Già in una prima fase le difese avevano chiarito la posizione dei propri assistiti, tanto che il gip presso il tribunale di Roma non aveva accolto la richiesta di sequestro. Il pm ha però presentato appello al tribunale del riesame che ha fissato così la data della nuova udienza.

In questa circostanza il consorzio Asi e la società "AeA Spa", hanno potuto dimostrare, attraverso la produzione di memorie, documenti e discussione orale, la correttezza della gestione del depuratore e l'infondatezza delle misure richieste. Il giudice del riesame ha così accolto le tesi del collegio difensivo rigettando l'appello proposto dalla procura ritenendo che non ci siano le condizioni per il sequestro dell'impianto.