Se ne è andato un altro pezzo di storia del teatro e del cinema italiano, l'ultimo erede della grande dinastia frusinate dei Bragaglia, che tanto lustro ha dato alla cultura del Novecento. Leonardo, figlio del "pictor philosophus" futurista Alberto, nipote di Carlo Ludovico e Anton Giulio, attore fin da bambino, quindi regista e saggista, si è spento a 88 anni nella sua casa di Anzio. La lunga e prestigiosa carriera di Leonardo Bragaglia iniziò negli anni Quaranta, con piccole parti nei film diretti dallo zio Carlo Ludovico e da Vittorio De Sica, che lo volle nel celebre "Sciuscià" del 1946. Lavorò accanto a mostri sacri del cinema nazionale come Totò, Anna Magnani, Nino Manfredi e lo stesso De Sica.

Il suo debutto teatrale avvenne con la compagnia dell'altro zio Anton Giulio al Ridotto di Venezia, con Memo Benassi. Nel 1949, a 17 anni, si iscrisse all'Accademia nazionale d'Arte drammatica di Roma dopo avere vinto una borsa di studio. Si classificò primo a pari merito con Glauco Mauri. Nei primi anni Cinquanta divenne l'allievo prediletto di Lamberto Picasso, interpretando con lui oltre 100 rappresentazioni dell'Enrico IV di Pirandello. Dalla scena passò alla regia, lavorando con Riccardo Bacchelli e firmando "Giorni di Verità".

Leonardo Bragaglia si impose anche come regista radiofonico dirigendo per la Rai le celebri "Commedie in 30 minuti" ne gli anni Sessanta, riduzioni di capolavori teatrali interpretati, tra gli altri, da Paola Borboni, Massimo Dapporto, Elsa Merlini, Mario Scaccia, Wanda Capodaglio, Elena Zareschi, Lia Zoppelli. Intensa anche la sua attività di saggista. Scrisse una quarantina di volumi, tra cui "Shakespeare in Italia" e la biografia "Maria Callas, l'arte dello stupore", pubblicati dalla casa editrice "Persiani", di cui dirigeva la collana dello spettacolo. Infine, gli fu affidato l'incarico di direttore artistico della Cines, nota casa di produzione cinematografica e curò negli ultimi anni un proprio blog.

Il ricordo di Biagio Cacciola
Fin qui la sintesi di una invidiabile carriera. Ma chi ha conosciuto personalmente Leonardo Bragaglia, collaborando con lui nel settore della cultura, può restituirci la vera dimensione dell'uomo, oltre che dell'artista. È il professor Biagio Cacciola, che aveva stretto una sincera amicizia con "l'ulti mo dei Bragaglia".
«Leonardo amava profondamente Frosinone ci ha detto al punto che negli anni Ottanta tornò ad abitare nel Capoluogo, all'inizio di corso della Repubblica. Vi rimaseperqualche tempo, ma in seguito gli impegni di lavoro lo richiamarono ad Anzio. Andai a trovarlo, insieme all'amico Domenico Mariani, proprio nella sua casa di Anzio e quel giorno lo aiutammo a spostare un gran numero di quadri dipinti dal padre, che custodiva in uno scantinato.

Al termine della "fatica" ci regalò alcune opere, e in quel momento conobbi anche la sua impagabile generosità, dote che appartiene soltanto ai grandi uomini». Biagio Cacciola ci ha rivelato che la personalità estroversa di Leonardo era differente da quella più riservata del "pictor philosophus". «In realtà ci ha spiegato lo avevano adottato gli zii, veri animali da palcoscenico e non poteva essere diversamente». Importante anche il ricordo di un'edizione della rassegna "Comicittà", a cui Leonardo venne invitato dall'assessore alla Cultura Cacciola.

«Si emozionò molto, anche perché fu l'ospite d'onore insieme allo zio ultracentenario Carlo Ludovico. Provò tanta gioia per quella riunione di famiglia nella sua città. Fu un evento memorabile». Frosinone, inoltre, dedicò una mostra al padre Alberto nell'ex saletta comunale. L'ultima visita di Leonardo nel Capoluogo risale a due anni fa. Fu ancora il professor Cacciola a invitarlo. Insieme a una classe del Liceo artistico intitolato allo zio Anton Giulio, si svolse una celebrazione del "pittore filosofo" presso la casa di famiglia, in via Angeloni. Un'altra giornata piena di emozioni per l'erede dell'illustre dinastia.