I giovani arrivano in ospedale con cefalea, nausea, vomito, confusione mentale, vertigini, sintomi psicotici. E i medici del pronto soccorso di Frosinone ne vedono parecchi di ragazzini arrivare con questi sintomi, soprattutto nel fine settimana. Molte volte all'ospedale ci arrivano da soli, altre volte accompagnati dai genitori o dal 118. «Nell'ultimo anno - spiega Fabrizio Cristofari, direttore del pronto soccorso del nosocomio ciociaro - c'è stato un incremento di giovani che arrivano al pronto soccorso con intossicazione acuta da alcool. Mentre prima si cominciava a bere in tarda serata oggi si comincia già dal pomeriggio. Ancora prima dall'aperitivo. Vanno al supermercato si comprano una cassa di birra, poi escono continuano a bere e arrivano la domenica mattina messi veramente male».

E i rischi per la salute sono tanti, «tutti quelli che le vengono in mente – sottolinea Cristofari – Si va da problemi gastroenterici fino a quelli neurologici. Colpisce il fegato e l'apparato gastrointestinale ma a rimetterci è anche la psiche. I giovani tra l'altro tendono quasi sempre a non dire la verità quando arrivano in ospedale, lamentando altri sintomi, ma poi il vero motivo del loro malessere fisico viene fuori. C'è anche un altro aspetto da considerare - continua Cristofari - Alcuni ragazzi al pronto soccorso non ci arrivano proprio perché vengono assistiti a casa dai genitori che pur di nascondere ad amici, parenti o conoscenti che il figlio è finito in ospedale perché ubriaco o drogato, preferiscono tenerlo in casa».

Cosa si fa quando un ragazzo arriva in ospedale con una intossicazione acuta da alcool? «Ci sono dei farmaci - spiega - che neutralizzano l'intossicazione acuta e poi c'è l'idratazione. L'aspetto importante è che poi vengono segnalati. Se ad esempio arriva un ragazzo con una intossicazione acuta da cannabinoidi viene segnalato all'autorità giudiziaria e se minore agli organi competenti della Asl. Stessa cosa per l'intossicazione da alcool. Già alla seconda volta la direzione sanitaria informa i servizi psicologici e sociali della Asl. Sotto questo punto di vista - conclude il direttore del pronto soccorso - c'è un monitoraggio che è fondamentale».

L'immagine del vecchio bucomane degli anni 70 buttato a terra nei bagni della stazione con la siringa penzoloni al braccio ormai è superata. Non ci si buca più, o quasi. Tutte le sostanze si sniffano, eroina compresa. L'atteggiamento nei confronti della droga è cambiato. Lo scenario attuale è cambiato. I giovani sono cambiati. Sono sempre più i giovanissimi ad avere il primo contatto con le sostanze da abuso.
E il linguaggio che usa Fernando Ferrauti, direttore del Dipartimento di salute mentale e patologie delle dipendenze della Asl di Frosinone, per spiegarci cosa è accaduto negli anni e il perché molti più giovani ne fanno uso, è più che diretto.

«Quello che oggi piace fare ai ragazzi è un mix di tutto. Un mix composto da sostanze psicotrope illegali e legali. Utilizzandole insieme ne potenzi l'effetto. Se io ad esempio bevo dieci shortini e sopra mi faccio dieci milligrammi di cocaina o eroina è come se ne avessi bevuti il triplo. Non possiamo più focalizzare l'attenzione solo sulle sostanze illegali. È difficile trovare oggi, anche se questo scenario si sta delineando di nuovo, solo l'appassionato della cannabis, che normalmente è anche quello più culturalmente spigliato, oppure lo sballone a tutti i costi, che deve avere per forza il trip e che si fa di tutto quello che gli capita, oppure il cocainomane puro: io sono un raffinato, io non sopporto il buco, per cui mi faccio solo la cocaina. La vecchia tipologia del tossicodipendente che esisteva e che trovavi morto da qualche parte non esiste più».

Si è abbassata l'età del primo contatto con le sostanze da abuso. A cosa è legato questo fenomeno?
«È legato all'emancipazione di tutta la realtà giovanile. Fino a quindici anni fa all'età di dodici anni le bambine giocavano con le bambole. Oggi non è più così. A dodici anni sono molto più emancipate. C'è stata una crescita intellettiva e culturale maggiore rispetto al passato che ha i suoi lati positivi e negativi. E questo rientra nei suoi lati negativi. Si è abbassata l'età, ma è da anni che ormai stiamo assistendo a questo».
E c'è un perché?
«Mentre in passato esistevano grandi centrali di spaccio che organizzavano il territorio e il mercato stesso facendo in modo che non si creassero particolari problemi, ora il mercato è cambiato, si è "liberalizzato". Le microdosi nascono proprio da qua. Mentre prima un grammo di cocaina costava intorno alle 160, 180.000 lire, adesso si vendono micro bustine anche da 5, 10, 15, 20 euro. Il mercato è molto più al passo con i tempi, quindi in grado di influenzare il consumo e il gusto dei consumatori».

In provincia di Frosinone i dati sono allarmanti?
«In provincia di Frosinone siamo nella media del consumo italiano. Ma occorre fare delle distinzioni: c'è il tossicodipendente, che ha una vera e propria dipendenza per cui va in crisi d'astinenza se interrompe l'uso di qualsiasi sostanza (psicofarmaci, alcol, eroina); poi c'è quello abituale che consuma regolarmente ma non ha sviluppato una vera e propria dipendenza, il che significa che ha ancora spazi nella sua vita anche per altri interessi; poi c'è quello ricreativo: quello che si fa il venerdì e il sabato. Di consumatori ricreativi noi siamo intorno al 55%, 60% della popolazione giovanile della provincia di Frosinone compresa fra i 15 e i 30 anni, sia di sostanze psicotrope legali sia illegali, oppure usate insieme. Questo è il target. Di questi un 2% che va sotto i 15 anni e il 7% che sale sopra ai 35 anni. Un buon 25% fa parte della categoria dei consumatori abituali e un altro 20% sono proprio veri tossicodipendenti. Rimane fuori un 30% della popolazione giovanile. Intorno al 70% per cento ci stanno dentro tutti».

Cosa spinge i giovani a drogarsi?
«L'identità di gruppo e per riconoscersi in esso. Poi si può anche parlare di disagio esistenziale, di noia, di solitudine, di ricerca dell'alternativo. Il disagio comunque è sempre la madre di qualsiasi dipendenza. Se io sono felice, faccio un buon sesso, sono affettuosamente a posto, ho una buona relazione non ho bisogno di trovare altre strade. Se invece sono annoiato e mi sento giù di morale, invece di reagire consumo sostanze. Abbiamo incontrato anche tanti ragazzi che stavano bene ma che sono stati fregati dal gruppo. Esiste solo la ricerca dello sballo ma soprattutto l'eliminazione del senso di colpa rispetto alla trasgressione. Se sei una persona aggressiva diventi più aggressiva, se sei una persona mite diventi ancora più mite. La realtà non è sempre piacevole e si hanno due possibilità: o la affronti o fuggi. E fuggire è semplicemente più comodo».
Semplicemente più comodo?
«La realtà va affrontata con i mezzi di cui disponiamo ed i mezzi sono il sacrificio, l'impegno, la costanza, la perseveranza. In molti invece cercano la strada più semplice: la realtà del gruppo, la famiglia che ti mantiene, il piacere effimero, vedere che la tua foto è stata postata su un social e che ha 10.000 like. I giovani sono annoiati, defaticati e non hanno più punti di riferimento importanti».
Sono più i ragazzi o le ragazze a fare uso di sostanze, che siano legali o illegali?
«Mentre prima il numero delle donne che consumavano sostanze era bassissimo adesso è aumentato notevolmente. E l'aspetto più tragico è che il consumo dell'alcol è più elevato nelle donne. E vedere una ragazzina ubriaca è veramente brutto. Perde tutta quella caratteristica di sensibilità, di femminilità, di intelligenza che di norma la rende migliore degli uomini. L'alcol queste caratteristiche le distrugge, tutte. Quello che sta aumentando molto sono le crisi alcoliche che possono portare alla morte. Al pronto soccorso ne vedono parecchie causate proprio dall'abuso alcolico. Trattandosi di un consumo che si limita a due volte a settimana durante gli altri giorni trovi una persona normalissima, ma dietro in realtà c'è la slatentizzazione di un bisogno di trasgressione che si trascina tutte le problematiche di vita, di famiglia, di gruppo, di scuola.

Con l'alcol tra l'altro c'è una caduta vertiginosa del calo della sessualità sia nell'uomo che nella donna. La sessualità è la rappresentazione di una pulsione di vita e la tossicodipendenza te la distrugge. E oggi è completamente distrutta. I ragazzi non hanno più interessi. Non esiste la politica, non esiste l'ideologia, non esiste la cultura, non esiste il sesso, non esiste l'amore. Esiste solo lo sballo e la centralità del vuoto: io sono famoso anche se non ho motivo di esserlo. Oggi tutti gli episodi di aggressione e di stalking si verificano solo perché posso postarlo. È la cultura dell'immagine più del contenuto. Quello che conta è ciò che io rappresento e l'immagine che so offrire. Se il modello sono dei personaggi che non hanno né arte, né parte, né mestiere e che diventano famosi per delle stupidaggini è chiaro che un giovane pensi: se c'è riuscito lui perché non posso riuscirci io?».

Come possono i genitori accorgersi se un figlio fa uso di sostanze? Quali possono essere i campanelli di allarme?
«A seconda dei tipi di sostanza. I sintomi possono essere fisici ma comportamentali. Quelli comportamentali sono il cambiamento delle abitudini, il cambiamento del rapporto sonno veglia, il cambiamento dell'alimentazione, l'alterazione dell'appetito, la dilatazione delle pupille, il cambiamento dell'umore, del carattere e anche il cambiamento dei bisogni economici. In questo caso però non è sempre visibile perché potrebbe esserci di mezzo o un minimo di prostituzione, soprattutto da parte delle donne, o un micro spaccio».
Quanta responsabilità hanno i genitori?
«Un po' di anni fa fummo chiamati in tarda notte perché avevano arrestato una bellissima ragazza minorenne, figlia di due persone benestanti e culturalmente elevate, perché avevano scoperto in quel momento che la loro bambina in realtà era una drogata, si prostituiva e aveva rubato 250.000 euro in oro ai genitori. E loro piangendo chiedevano: dove abbiamo sbagliato noi che pensavamo di avere questa figlia adorabile, prima della classe, ma che invece è solo una drogata? In realtà non è un problema di errori. Puoi essere il figlio del peggior delinquente che diventa un magistrato bravissimo e il figlio del magistrato che diventa il peggior tossico. I meccanismi che portano al consumo sono talmente tanti e talmente variabili che sono simili ai binari di un treno».

Ci spiega meglio?
«I binari di un treno per non commettere errori devono viaggiare sempre costantemente paralleli. Se a un certo punto un binario si sposta di un millimetro e continua il suo percorso partendo da un millimetro di divergenza dopo 100 chilometri è arrivato a 10 metri. Quindi è andato completamente fuori binario, fuori da questo livello parallelo. Poiché l'influenza dell'appartenenza di gruppo è predominante rispetto all'appartenenza familiare il grande problema è proprio l'appartenenza al gruppo. È molto difficile far parte per qualsiasi ragazzo, uomo o donna, di un gruppo che fa uso di sostanze e non farne uso, è sostanzialmente impossibile. Se tu sai che tuo figlio fa parte di un gruppo che consuma sostanze o è veramente un santo oppure fa uso anche lui, perché è difficile reggere il peso della frequentazione all'interno di un contesto che è di un certo tipo».

Il problema allora dove sta?
«C'è sicuramente una caduta di valori. Non esiste più l'impegno culturale o l'impegno sociale. Prima c'erano una vitalità e un impegno tesi alla costruzione dei valori. Oggi non è più così e quando si incolpano i giovani, che sicuramente hanno anche loro le colpe, la responsabilità al 90 per cento è sempre di chi ha costruito una società come quella di oggi. I giovani sono annoiati».
Quali sono le sostanze più diffuse e che danni producono all'organismo?
«Sono quelle che conosciamo non da oggi, ma almeno da venti anni. L'introduzione e lo spostamento dalle sostanze di origine naturale alle sostanze di origine totalmente chimiche, come le anfetamine e gli allucinogeni, ha sicuramente danneggiato molto di più il consumatore rispetto a quello che era originariamente. Ci si ammazza con l'uno e ci si ammazza con l'altro. Ci si ammazza di meno oggi rispetto al passato, ma non perché se ne consuma di meno, ma perché è cambiata la tipologia del consumo. Il fatto che prima tu avessi 1.000 morti in Italia per droga e ora ne hai 50, 60 non vuol dire che se ne consuma di meno, vuol dire semplicemente che non si va in overdose, che è data soprattutto dall'astinenza».

Un esempio?
«Un tossicodipendente, prima di andare in galera, o al Serd, in comunità o chiuso in cantina dal padre consumava un grammo di eroina al giorno. Dopo un po' esce, ritorna nel giro si fa un grammo di eroina e muore. Questo perché? Perché nel frattempo si era disintossicato e il corpo non è stato più in grado di reggere quel quantitativo di sostanza. Si moriva di overdose o si moriva di taglio. Adesso il taglio ce n'è meno, soprattutto nelle microdosi. Se le vai a tagliare non ci rimane niente. Sostanzialmente le sostanze oggi sono più pure. Il problema è che non si muore fisicamente, ma il livello di tossicità è aumentato, quindi: danni epatici, danni renali, danni cardiaci, danni cerebrali, sono sicuramente moltiplicati. Il problema però è che si vedrà tra 15 anni. La ragazzetta che oggi si sta a "brucià" il cervello e sta distruggendo di cerrosi il fegato se ne accorgerà a 30 anni al primo parto quando rimarrà sotto all'anestesia».

Cosa possono fare le istituzioni?
«Le istituzioni potrebbero fare molto, ma c'è una decadenza sociale che sta vivendo tutta la nostra società e di conseguenze anche loro. Ormai sul campo ci sono rimaste solo due realtà: quella repressiva data dalle forze dell'ordine e la struttura sanitaria perché gli compete. Il numero delle associazioni di volontariato ad esempio sta diminuendo molto. Poi l'interesse sulla droga è un interesse ciclico: dura 4 mesi ogni 4 anni. Poi si riparla di nuovo di liberalizzazione, di legalizzazione, droga si e droga no. Per poi tre quattro anni di silenzio e poi se ne riparla di nuovo. L'interesse che c'era 10 anni fa oggi non c'è più, a fronte di un aumento del doppio rispetto alla problematica del passato. Quella degli operatori poi è una tragedia. Tutti gli operatori dei servizi sono operatori vecchi, vecchi anagraficamente ovviamente.

Sono saltate due generazioni di assunzioni. Il nostro è un lavoro fatto anche e soprattutto di empatia. I ragazzi ai quali ci rivolgiamo non possono trovarsi di fronte una persona troppa adulta, non si sentirebbero a proprio agio a parlare. E questo è un gran problema. Noi puntiamo molto sulle due unità di strada che abbiamo. Giriamo di giorno e di notte in provincia, nelle discoteche e nelle feste di aggregazione per raccogliere e supportare i giovani. L'esperienza e l'onestà negli operatori che sono dietro le scrivanie è fondamentale, ma in alcuni casi serve energia, che solo i giovani in questo caso, per aiutare altri giovani, possono dare».

di: Tania Papetti