Presunto voto di scambio, le indagini vanno avanti senza sosta. La procura vuole vederci chiaro su un filone, quello della contestata corruzione elettorale, che potrebbe portare a guardare anche in altre direzioni. La portata dell'inchiesta, affidata ai pm Bulgarini e De Franco, potrebbe infatti assumere un profilo molto più ingombrante di quello che già lascia intravedere. Sempre che le dichiarazioni rese dalla candidata a Tanfuk trovino conferme e sostanziali riscontri. Sarà per questo che la procura sta ascoltando diversi soggetti, ma come persone informate sui fatti.

Per capire, per dare un peso a quello già finito nelle loro mani (ricordiamo che i video è stato integralmente acquisito). Ipotesi che troveranno riscontro nel corso di un'indagine che appare essere solo alle battute iniziali.
E ieri sembrerebbe che di persone da ascoltare ce ne siano state almeno due: bocche cucite sì, ma teste basse a mettere insieme i pezzi di una delle più complesse inchieste affrontate nel palazzo di giustizia di Cassino. Non l'unica, con una serie di operazioni (da "Malaffare" di Cervaro a segnare un cambio di passo, passando per quella denominata "Cinquecento" di Piedimonte fino a quella ancora in via di definizione nei confronti del commissario Ater Cippitelli) a imprimere un'accelerata nella lotta alla corruzione.

L'indagine
La bufera, lo ricordiamo, è stata sollevata da una giovane mamma insofferente per le promesse che lei decide di ammettere pubblicamente a Tanfuk (voti in cambio di un posto di lavoro) sebbene in modalità protetta. Poi la donna, rappresentata dall'avvocato Francesco Malafronte, viene iscritta nel registro degli indagati. Ma non da sola. L'autorità giudiziaria ha delegato la polizia del Commissariato - in particolare la squadra Informativa guidata dal commissario Crescenzo Pittiglio - di eseguire ogni attività in grado di chiarire, di poter dare un peso alle dichiarazioni offerte nella trasmissione web "Tanfuk" dalla donna che avrebbe dichiarato di essere stata "sedotta e abbandonata" da lusinghe elettorali. Non è servito, insomma, arrivare alla realizzazione del piano pre-elettorale (se fossero riscontrate le sue dichiarazioni): la possibilità che siano stati soltanto promessi posti di lavoro - sfruttando lo stato di necessità della donna - rientra infatti nelle ipotesi contemplate dalla legge quando impropriamente parliamo di "voto di scambio".

I telefonini
Nell'ambito dell'inchiesta sul presunto scambio di voti a Cassino è stato dato ieri incarico a un consulente per "scandagliare" i cellulari dei tre indagati. Un passaggio necessario - quanto normale in casi del genere - per poter dare spazio a ogni operazione irripetibile volta a chiarire importanti aspetti della vicenda. E i giorni da attendere la relazione tecnica saranno sessanta.