Il sindaco Riccardo Frattaroli è stato assolto nel procedimento che lo vedeva imputato per un caso di scarico di acque reflue nel fiume Melfa perché «insufficiente la prova che il fatto sussiste».

La vicenda risale al 2014, quando il Tribunale di Cassino aprì un fascicolo per contestare a Frattaroli la circostanza che, in qualità di sindaco, non aveva impedito che gli scarichi reflui provenienti dal Santuario "Casa del Pellegrino" di Canneto, raggiungessero il depuratore comunale non funzionante, nè idoneo all'uso. E poi, superata la linea di mantenimento delle vasche, proseguissero nella condotta di scarico fino ad arrivare al corpo idrico recettore, ovvero il fiume Melfa.
Fiume che, però, era in condizioni di secca.

Nel corso del dibattimento, tuttavia, è emerso che il sindaco Frattaroli aveva emesso un'ordinanza con la quale inibiva alle attività situate nella località Canneto, di scaricare nel depuratore che era inattivo.
Il giudice, dottor Francesco La Cava, in seguito delle dichiarazioni testimoniali «che confermano di fatto la circostanza di fatto contestata nel capo di imputazione», ha sottolineato nel dispositivo della sentenza che «tutti avevano aderito, ad eccezione del Santuario diocesano. Quest'ultimo, in occasione di una festa, aveva consentito che gli scarichi, nonostante il divieto, confluissero nel depuratore fermo nonostante il sindaco avesse inibito lo scarico con l'ordinanza regolarmente notificata».

Una serie di atti espletati da Frattaroli in qualità di primo cittadino e che sono stati riconosciuti idonei dal magistrato, a conferma che il sindaco aveva posto in essere le condotte idonee, come è prassi in situazioni simili. Il Santuario diocesano, però, nonostante il divieto, aveva fatto confluire ugualmente le acque reflue nel depuratore disattivato.

Dai documenti e dalle testimonianze ascoltate e messe agli atti, il giudice è così arrivato al suo provvedimento.
Infatti, scrive che «tali dubbi non consentono di ritenere sufficientemente provato il reato contestato».