È Frosinone il Comune più penalizzato della provincia in termini di minor gettito fiscale da Imu, Tari e addizionale Irpef secondo le tabelle ministeriali: -2.793.828 diventati poi -2.623.993 con l'applicazione delle minori spese generali per un tetto massimo del 9%; a parziale ristoro, dal decreto legge "Rilancio", dei 3,5 miliardi assegnati agli enti locali, a Frosinone sono stati accreditati in acconto 633.604 euro e 1.347.794 euro a saldo; totale 1.981.398 euro. Fondi che aiutano a tamponare, ma non a coprire completamente, le perdite dai mancati introiti, tanto che i bilanci degli enti locali rimangono fortemente in sofferenza. Sofferenza che si riverbera sulla tenuta dei conti e sulla qaulità e quantità dei servizi erogati alla cittadinanza.

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Dopo il capoluogo, a perdere di più è Ferentino con -1.172.894 euro a fronte dei quali arrivano a ristoro 885.661 euro; a seguire c'è Cassino con 1.150.109 euro di perdita e 868.457 euro di ristoro e Sora con 923.541 euro di perdita e 697.373 di ristoro. Tra gli altri grandi Comuni, Alatri perde 799.329 euro e ne recupera 603.580 tra acconto e saldo; Anagni perde 809.395 euro e recupera 611.181 euro; Ceccano a fronte di un -646.406 euro riceve 488.106 euro e Veroli perde 581.725 euro, ma recupera col decreto "Rilancio" 439.265 euro. In questo ore gli enti locali stanno ricevendo i soldi del fondo di 3,5 miliardi di euro destinato a Comuni, Province e Città metropolitane. Le risorse del fondo sono previste dall'articolo 106 del decreto-legge 19 maggio 2020, numero 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, numero 77, per concorrere ad assicurare agli enti locali le risorse necessarie per l'espletamento delle funzioni fondamentali anche in relazione alla possibile perdita di entrate connesse all'emergenza Covid-19.

Il fondo è stato ripartito secondo i criteri e le modalità di cui al decreto del Ministero dell'Interno, di concerto con il ministero dell'Economia e delle finanze, del 16 luglio scorso. Il 30% del Fondo di 3,5 miliardi stanziato dal decreto "Rilancio" (3 miliardi ai Comuni e 500 milioni agli enti di area vasta) era stato pagato a fine maggio con un acconto che aveva anticipato 900 milioni ai Comuni e 150 milioni alle Province. In queste ore si stanno pagando le spettanze restanti, ovvero 2,1 miliardi di euro ai Comuni e 350 milioni alle Province. Per ripartire la somma, come si apprende dalla nota metodologica, pubblicata in Gazzetta Ufficiale e allegata al decreto del 16 luglio sui criteri e le modalità del fondo, sono state seguiti: stima della perdita di gettito per le entrate sia tributarie che extratributarie; stima dei risparmi e/o incrementi di spese su funzioni fondamentali e non fondamentali; individuazione dei ristori relativi alle minori entrate già finanziati; individuazione dei ristori relativi alle maggiori spese già finanziati.

Non sono stati, invece, presi in considerazione i risparmi di spesa derivanti dalla sospensione dei mutui Mef, pari a circa 260 milioni di euro (articolo 112 del Decreto Legge 18/2020) e gli eventuali risparmi derivanti da rinegoziazioni autonome degli enti. Al tempo stesso la valutazione del fabbisogno non ha considerato per ora i possibili ulteriori maggiori oneri, legati, in particolare, alle riaperture dei servizi scolastici e per l'infanzia. Per quanto riguarda, invece, i servizi a domanda individuale connessi all'istruzione e agli asili nido, le minori entrate stimate sono state decurtate del 30% ai fini del riparto, per un ammontare complessivo di 120 milioni. I 350 milioni di spettanza delle Province e delle Città metropolitane sono stati invece distribuiti sulla base delle variazioni nel gettito dell'imposta sull'Rc auto e sull'Ipt calcolate sulle differenze di gettito tra il primo semestre del 2020 e quello del 2019.

Per neutralizzare al massimo il margine di incertezza, dovuto alla fisiologica volatilità dei dati utilizzati per il riparto, che avrebbe potuto impattare negativamente soprattutto sui piccoli Comuni, è stata individuata una soglia minima di contributi (18 euro pro capite) che dovrà essere garantita a tutti i municipi. In ogni caso le risorse stanziate per i Comuni, per quanto importanti, aiutano ad attutire il colpo di maglio della Covid-19 sulle casse, ma non a sostenere completamente i bilanci dei Comuni.