Guadagnavano fino a 500 euro a sera, ma vivevano in un tugurio con qualche mattone e assi di legno in via Le Noci. Vendute per 400 euro, avevano il passaporto sotto sequestro e, per cambiare vita, avrebbero dovuto pagare un riscatto. Eppure di fronte agli agenti della squadra mobile che indagavano su un vasto giro di prostituzione hanno preferito non denunciare i propri aguzzini. È quanto emerge dall'inchiesta "Uti dominus" che ha portato la questura di Frosinone a smantellare quello che viene definito un pericoloso sodalizio criminale, attivo con un ruolo di gestore esclusivo nel mondo della prostituzione sull'asse attrezzato, ma anche sospettato di mettere a segno furti e rapine nelle abitazioni.

Tutto nasce da un tentato omicidio lo scorso dicembre in un piazzola di sosta all'uscita del casello autostradale di Frosinone del macedone Albion Abazowski, 28 anni, ritenuto il vertice dell'organizzazione. Subito gli investigatori della squadra mobile capiscono che dietro al ferimento (solo per un miracolo la vittima, colpita in piena fronte, si è salvata) c'è molto di più. C'è il grande mercato della prostituzione che non si è fermato né durante le indagini né per il Covid. E cominciano a indagare a partire da Julian Maloku, 38 anni, albanese, arrestato per il tentato omicidio di "Albi". Ieri gli agenti della questura hanno tirato le fila dell'operazione: cinque le persone finire in carcere a partire da Abazowski (più il fratello di 21 anni E.A., gli albanesi K.C., 28, K.M., 29, e la romena, unica donna, C.P., 26), più lo stesso Maloku, lo sparatore, già in carcere, e destinatario di un'ulteriore misura cautelare, e una ai domiciliari (l'albanese T.R., 35).

Le accuse contestate dal pubblico ministero Samuel Amari che hanno portato il gip Ida Logoluso a firmare l'ordinanza di custodia cautelare sono di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, ricettazione, estorsione porto abusivo di arma da fuoco. Ieri è scattato il blitz con gli arresti, uno dei quali eseguito ad Aversa, e i fermati condotti nelle carceri di Frosinone, Velletri, Roma e Napoli. Le donne sfruttate sono albanesi, bulgare, romene e anche italiane. Il questore Leonardo Biagioli definisce il gruppo «un'associazione a delinquere molto strutturata e composta da persone pericolose e con una potenzialità violenta come dimostrato dall'episodio dello sparo a bruciapelo in piena fronte. L'indagine è stata complessa per la spiccata capacità delinquenziale. L'organizzazione aveva una capacità di condizionamento tale da arrivare a dare in affitto le piazzole, dove le ragazze si prostituivano, ad altri connazionali albanesi. Una sorta di lottizzazione del territorio. E di un'area dove si riteneva di poter commettere reati impunemente. Ma le attività non rimangono impunite».

Il dirigente della squadra mobile di Frosinone Flavio Genovesi aggiunge: «L'indagine è durata quattro mesi, i mesi più difficili per la pandemia». Pedinamenti, osservazioni, intercettazioni ambientali e telefoniche per scavare a fondo su cosa si nascondeva dietro il tentato omicidio di Abazowski. Fu colpito con un proiettile sparato da un revolver rubato la sera precedente in una casa di Ceccano. «Questo ci fa pensare che il sodalizio era dedito anche ai furti e alle rapine in villa - chiarisce il commissario capo -. Dopo il ferimento abbiamo pensato che non poteva essere uno screzio. Abbiamo passato ore sull'asse attrezzato per contrastare un nuovo modo di gestire la prostituzione. Adesso c'è una spartizione del territorio. Alla base dell'organizzazione c'era il macedone perché aveva comprato i posti sull'asse attrezzato».

Il tentato omicidio, stando alle indagini, sarebbe maturato dalla decisione del macedonedi spostare la donna dell'albanese per far posto a una ragazza più bella. E che avrebbe guadagnato di più. «Da lì siamo arrivati al fatto di sangue - spiega Genovesi -. Ma il ferimento del capo ha rafforzato e consolidato l'attività, presa in mano dal fratello ventunenne». E in quelle ore emerge anche la figurano della donna, fidanzata del ventunenne. Quest'ultima hanno ricostruito gli agenti trasferisce subito 70.000 euro nel Nord Italia, salvo riportali in Ciociaria quando il capo torna operativo. «La svolta c'è stata a febbraio - prosegue Genovesi - quando il macedone si risveglia dal coma e dal letto dell'ospedale riprende le redini».

Dalle indagine è emerso il grande disprezzo per le donne, lasciate senza mangiare, minacciate con le armi. Dalle 12 alle 20 le donne, giovanissime, che venivano controllate (il ruolo di controllore era della donna) in ogni loro movimento. Le postazioni (una acquistata definitivamente costava 8.000 euro) erano controllate dal gruppo e nessuno poteva occuparle.
Da domani inizieranno gli interrogatori degli arrestati, difesi dagli avvocati Giampiero Vellucci, Riccardo Masecchia e Alberto Patarini. Il pm ha disposto il divieto di comunicazione con i legali fino all'interrogatorio.