Due atti incendiari, registrati nella notte tra il 7 e l'8 novembre del 2018. E poi il 17. Un punto di partenza per le indagini che coinvolsero un imprenditore agricolo di Atina. E dalle quali scaturirono altre indagini che hanno riguardato persone terze per droga. A raccontare il presunto coinvolgimento del ragazzo poi risultato non veritiero sarebbe stato un suo collaboratore, fermato per guida senza patente. Secondo la "soffiata", a innescare le rivalità e i successivi atti incendiari ai danni di aziende rivali, questioni legate al pascolo.

Nelle indagini, però, c'erano finiti in due: l'imprenditore di 23 anni e un altro giovane di 21. Entrambi indagati inizialmente quali mandante ed esecutore materiale degli episodi: il ventunenne, poi, era uscito fuori dalle indagini. Mentre al ventitreenne era stato chiesto conto di entrambi gli incendi: nel primo andarono distrutte 500 balle di fieno e due trattori agricoli. E secondo, circa 900 balle. A suo carico venne richiesta anche una misura cautelare, poi rigettata dal gip. Quindi l'apertura del processo in cui la difesa, rappresentata dall'avvocato Beniamino Di Bona, ha ricostruito i passaggi, sottolineando i precedenti contrasti per l'utilizzo di zone di pascolo e per l'acquisto di macchinari agricoli e chiarendo la posizione del giovane imprenditore che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti contestati.

L'avvocato Di Bona ha rimarcato «l'inesistenza di indizi gravi precisi e concordanti e in particolare che le dichiarazione accusatorie erano frutto solo di"confidenze" e inimicizie nel settore legato all'imprenditoria agricola». Importanti, in particolar modo, i riscontri sulle utenze cellulari. Il giovane imprenditore A. F. C. è stato assolto dal giudice Sodani con formula piena.