Non saranno gli 007 a servizio di Sua Maestà. Non saranno novelli Sherlock Holmes, ma gli investigatori privati che Cotral si sta apprestando ad ingaggiare avranno compiti molto importanti: stanare dipendenti infedeli, assenteisti seriali e "furbetti" della 104 e implicitamente difendere la reputazione dell'azienda dal discredito generato da chi è allergico al rispetto delle regole.

La gara d'appalto
L'azienda che gestisce il trasporto regionale su gomma, infatti, ha indetto, in questi giorni, una gara d'appalto per l'affidamento del servizio di attività investigativa per i prossimi due anni; gara che scadrà il 4 settembre 2020 alle 12 ed i cui atti sono pubblicati nella sezione amministrazione trasparente di Cotral ed i cui riferimenti sono nel supplemento alla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea del 16 luglio scorso. L'attività, secondo quanto riportato dal capitolato speciale, che sarà svolta da un'agenzia con comprovata esperienza nel settore, sarà finalizzata alla raccolta di documentazione a valenza probatoria nei confronti di quei dipendenti che si sospetta possano rendersi responsabili di condotte o azioni lesive nei confronti dell'azienda di trasporto e della sua produttività.
Gli investigatori dovranno occuparsi del controllo e della verifica dei permessi concessi ai dipendenti per la 104, dell'assenteismo degli stessi per malattia, della tutela del patrimonio aziendale, di scovare dipendenti infedeli e casi di concorrenza sleale, di fuga di notizie aziendali strategiche e di svolgere indagini aziendali in genere.
Cotral ha sviluppato un algoritmo che monitora i tassi di assenza del personale e che invia degli alert quando ci sono dei casi di ripetitività di alcune tipologie di assenza dal lavoro e situazioni anomale.

I presunti "furbetti" saranno comunicati agli investigatori, così come i giorni in cui pedinare i "sospetti". Potranno essere "spiati" al massimo 30 dipendenti ogni tre mesi. Pertanto, nei due anni di indagini, saranno controllate al massimo 240 persone. Entro tre giorni, gli investigatori dovranno dare un riscontro positivo o negativo sul controllo effettuato; ed entro cinque giorni dovranno informare il committente con una relazione dettagliata corredata di orari, particolari ambientali, documentazione fotografica, video, audio e quant'altro si reputi utile e necessario allo scopo dell'accertamento.
Il tetto massimo di spesa previsto è di 300.000 euro, riconoscendo 1.200 euro più Iva per ogni giornata (dalle 00 fino alle 23.59) di verifica.

Un'attività non inedita questa di Cotral, comune, tra l'altro, a molti altri enti pubblici e aziende pubbliche e private, che mira a tutelare il buon nome e l'immagine dell'azienda, la reputazione dei dipendenti che con rigore, attaccamento e senso del dovere svolgono il proprio lavoro, i soldi dei contribuenti e in ultimo, ma certamente non meno importanti, l'efficacia e l'efficienza del servizio. Grazie a un'azione continua di controllo svolta negli anni, Cotral è riuscita ad abbattere l'assenteismo e ad aumentare la produttività del personale e a far emergere alcune situazioni limite come quella di qualche anno fa, per fare un esempio, quando un dipendente venne fotografato una mattina, al maneggio, pronto a montare in sella a un cavallo, con tanto di frustino in mano, nel giorno in cui avrebbe, invece, dovuto accudire un parente infermo in virtù di un permesso ex lege 104 del 1992, norma che consente l'assenza dal lavoro per assistere i congiunti gravemente inabili.
Nel 2016 il 17% dei dipendenti Cotral, 550 su 3.300, poteva usufruire di permessi "104", altri 90 potevano ottenere permessi per infermi con parentela oltre il secondo grado, mentre altri 130 erano stati classificati come "inidonei" al servizio. Numeri che si sono progressivamente e considerevolmente ridotti negli anni.

Cosa dice il diritto
Sulla legittimità dello strumento utilizzato nulla quaestio. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, qualora un datore di lavoro abbia dei sospetti in merito all'uso improprio dei permessi della legge 104 o ad assenze reiterate da parte del proprio dipendente, può disporre di un detective privato per effettuare dei controlli. Il ricorso ad una società di investigazioni è lecito in quanto specificatamente volto a verificare "il corretto adempimento degli obblighi gravanti sul lavoratore", purché non venga violato il limite previsto dalla legge sulla privacy (niente riprese e fotografie all'interno della dimora privata dell'interessato).

E se il furbetto viene scoperto cosa succede? In proposito nulla dice il bando, ma va da sé che viene attivato un procedimento disciplinare che, nei casi più gravi, può portare fino al licenziamento. In più, così come previsto dalla legislazione vigente in materia, nel caso in cui venga scoperta e accertata una truffa, la segnalazione deve essere inoltrata alla procura della Repubblica. Le prove raccolte dall'investigatore privato, sempre secondo una consolidata giurisprudenza di Cassazione, potranno essere utilizzate davanti all'autorità giudiziaria. Inoltre, al detective potrebbe anche essere richiesto di testimoniare su quanto visto ed appreso, nel caso in cui il dipendente incriminato contesti le prove raccolte dal datore di lavoro. L'accertamento finale comunque spetta sempre al giudice.