La Asl di Frosinone in prima linea nella lotta al Coronavirus, o almeno a ciò che di esso oggi rimane in provincia di Frosinone: un territorio che negli ultimi 12 giorni ha registrato, per fortuna, un solo caso di contagio, il 53enne di Cassino giunto ieri pomeriggio all'ospedale "Santa Scolastica" della Città Martire. In prima linea oggi e in trincea nei mesi più drammatici e difficili dell'esplosione della pandemia, che, soprattutto fra marzo e aprile, ha fatto paura anche in Ciociaria. 

E per fronteggiare eventuali e da nessuno auspicate recrudescenze della malattia, da oggi l'Azienda sanitaria frusinate ha a sua disposizione un'arma in più: il plasma iperimmune dei pazienti guariti dal Covid-19. Proprio stamattina, infatti, presso il Centro Trasfusionale della Asl, in via Armando Fabi, c'è stata la prima donazione di sangue - e quindi di plasma iperimmune - da parte di un uomo che aveva contratto il virus ad inizio aprile e che dai primi di giugno si è negativizzato. Si tratta di Sandro Moriconi, 53 anni di Alatri, che, appresa la possibilità di donare il proprio sangue per farne poi estrarre il preziosissimo plasma iperimmune, senza pensarci su due volte si è rivolto alla Asl comunicando la propria volontà di effettuare l'importante donazione che potrà essere utile, in un futuro che nessuno si augura, per altri malati di Covid. 

Accanto a lui la moglie, mentre il figlio di 21 anni e la figlia di 16 sono rimasti a casa. A seguire ogni fase dell'operazione c'erano anche il direttore generale dell'Azienda sanitaria, la dottoressa Patrizia Magrini, e la direttrice del Centro Trasfusionale della Asl di Frosinone, la dottoressa Carla Gargiulo. Alla Magrini, particolarmente soddisfatta per questa donazione, alla quale dovrebbero seguirne altre a breve scadenza, abbiamo rivolto alcune domande.

Dottoressa Magrini, che cosa rappresenta per la Asl di Frosinone questa prima donazione di sangue iperimmune?
"Innanzitutto sta a testimoniare, una volta di più, la grande generosità della popolazione ciociara, che in verità generosa lo è stata fin dall'inizio di questa lotta al Coronavirus. E poi dimostra come in questo territorio la Asl ha garantito a tutti i cittadini cure all'avanguardia essendo stati usati anche farmaci sperimentali che hanno dato buoni risultati. E l'uso del plasma iperimmune rientra nel novero delle terapie che in alcuni casi si sono rivelate molto efficaci nella cura e per la guarigione dei pazienti, per cui siamo molto contenti di questa prima donazione. Il nostro grazie va quindi al signor Sandro che ci dà la possibilità di poter offrire anche questo tipo di terapia nel caso malaugurato dovesse riprendere la pandemia anche in questo territorio. Circostanza che, avendo scorte di sangue iperimmune, ci consentirebbe di evitare ai pazienti di avere forme gravi della malattia, da terapia intensiva".

Oltre al sangue iperimmune quali sono le altre "armi" che la Asl di Frosinone ha a disposizione per contrastare un'eventuale nuova ondata di Covid?
"I baluardi sono quelli che abbiamo già messo in campo nei mesi scorsi: la possibilità di garantire tutti i posti letto necessari, perché ora è vero che siamo tornati alla normalità ma abbiamo comunque previsto, anche stabilmente, venti posti letto di terapia intensiva, ai quali si sommano tutti quelli attivati durante la fase epidemica più acuta, più di 120. E quindi c'è la garanzia che semmai dovesse esserci un ritorno dell'epidemia siamo nella condizione di evitare che gli eventuali nuovi pazienti debbano essere trasferiti in strutture fuori provincia o fuori regione. Dopodiché, abbiamo tutte le cure e la diagnostica necessarie per affrontare i casi.

Tuttavia, credo che il principale baluardo sia quello che la Asl ha messo in atto fin dall'inizio e che si è concretizzato, e tuttora si concretizza, in un'azione preventiva di ricerca dei contatti avuti dai contagiati e di ricerca dei casi. E' un'azione che continua con i test sierologici, con i tamponi che abbiamo fatto e stiamo facendo, alle forze dell'ordine, a tutti i vigili urbani dei 91 comuni della provincia; adesso, dal 20 agosto, inizieremo nelle scuole ciociare, come anche in tutta la Regione Lazio, coordinati dall'assessore regionale alla Sanità D'Amato: tutti gli insegnanti e tutto il personale di supporto al mondo della scuola saranno sottoposti a test sierologico prima che inizino le attività scolastiche. Grande attenzione, quindi, alla prevenzione"

Ieri, dopo 11 giorni di assenza di contagi in Ciociaria, si è rimanifestato un caso di positività a Cassino: casualità o frutto della diffusa mancanza di rispetto delle norme anti covid cui assistiamo ovunque da settimane?
"Credo che possiamo accontentarci. I casi sono ancora molti in altri Paesi del mondo, in altre Asl del Lazio e d'Italia. Quindi, che ci sia un nuovo caso anche da noi è la testimonianza che l'epidemia è solo controllata ma non debellata e che finché non ci sarà un vaccino non si può abbassare la guardia. Insomma, un nuovo caso in questa situazione ci può stare, tanto più che si trattava di un soggetto già in osservazione nella cosiddetta "Area grigia", già isolato e controllato, e che non creerà alcun problema. Abbiamo già avviato le procedure per ricostruire i contatti avuti. Ma vista l'evoluzione della pandemia un caso ogni tanto ce lo possiamo aspettare, finché non avremo il vaccino e non potremo dire che l'epidemia è finita del tutto."

Un'ultima battuta per chi in questo periodo non sta minimamente rispettando le regole anti Covid mettendo a rischio la propria salute e quella di parenti e amici...
"A queste persone ricordo che la prevenzione e il rispetto delle regole sono le principali e più importanti armi per evitare il ritorno impetuoso della malattia. Forse la stanchezza dopo il lockdown ha portato e sta portando ad una certa rilassatezza. Però, lo ripeto: non possiamo assolutamente abbassare la guardia ma, al contrario, bisogna osservare tutte le misure raccomandate con la massima intensità e severità. Detto questo, spero e sono convinta che i cittadini del Frusinate rispetteranno, come hanno fatto nei mesi precedenti, le norme di sicurezza. Perché è chiaro che i risultati ottenuti sono il frutto della combinazione fra il lavoro svolto dalla Asl e i comportamenti della popolazione. Ciò ci ha permesso di essere quasi una provincia Covid Free, ma, lo ripeto, non siamo ancora completamente liberi."

Un atto di grande amore e di grande solidarietà verso il prossimo. Sandro Moriconi, 53 anni di Alatri, non ha avuto esitazioni: una volta vinta completamente la sua battaglia contro il Covid, ha contattato le autorità sanitarie della Asl di Frosinone ed ha manifestato la volontà di donare il proprio sangue, ricco di quel plasma iperimmune che, come è ormai stato accertato dalla comunità scientifica nazionale e mondiale, può essere di grande aiuto nella cura dei malati di Covid. Un gesto di altruismo che - dopo i necessari controlli sull'idoneità del donatore svoltisi nelle scorse settimane - si è concretizzato questa mattina presso il Centro Trasfusionale della Asl del Capoluogo, diretto dalla dottoressa Carla Gargiulo e alla presenza del direttore generale dell'Azienda sanitaria Patrizia Magrini, dove Sandro Moriconi si è recato intorno alle 8 per poi donare, alle 9 in punto, il proprio sangue. 

Momenti di grande commozione hanno preceduto la donazione. Sul viso del 53enne, residente nella contrada di Monte San Marino, sposato e con due figli, mentre rispondeva ad alcune nostre domande (vedi il video per l'intervista completa) più volte sono affiorate le lacrime. Testimoni della grande partecipazione emotiva dell'uomo al gesto odierno ma anche della grande sofferenza patita, insieme alla sua famiglia, durante la malattia. 

Sandro Moriconi ha scoperto di essere positivo al Covid il 2 aprile scorso, probabilmente contagiato da un altro membro della sua famiglia. Una volta entrato in casa, il virus ha colpito la moglie ed i due figli della coppia, un maschio di 21 anni ed una ragazza di 16. "A quel punto - ci ha raccontato la moglie - è iniziato un calvario durato ben 63 giorni, durante i quali siano stati chiusi in casa in isolamento domiciliare visto che per fortuna non è stato necessario il ricovero ospedaliero. 63 giorni nei quali, in particolare, siamo stati sorretti soprattutto dalla fede nel Signore: è stato lui che ci ha protetto tutti e ci ha consentito di essere qui oggi. Abbiamo pregato tanto e, oltre a ringraziare i sanitari che ci hanno seguito, dobbiamo davvero dire grazie a Dio. Pensi - ha proseguito la signora - che io, negativizzata per prima, per lunghe settimane ho dovuto vivere da separata in casa, dormendo in altre stanze rispetto a mio marito e ai miei figli e mangiando a turno. Ma ora siamo qui e siamo tutti orgogliosi di Sandro, che ha fortemente voluto questa donazione affinché, nel malaugurato caso dovessero esserci altri contagiati, con il suo plasma possano essere curati al meglio e in tempi più rapidi".

Parole simili quelle pronunciate dal 53enne durante una breve intervista che ci ha concesso prima della donazione: "La mia è una scelta che arriva direttamente dal cuore. Durante la pandemia ho visto e sentito, anche e soprattutto sulla mia pelle, quanto fosse grande la tragedia che si stava consumando in tutto il mondo. Quindi, compreso che il plasma del mio sangue potrebbe aiutare altre persone colpite dal virus, il mio cuore mi ha spinto a questo gesto perché ritengo che aiutare gli altri sia quanto di più bello si possa fare.

Quanto alla malattia, premesso che la preoccupazione per la sua evoluzione c'era perché, come tutti sanno, il quadro generale era veramente drammatico, posso dire di essere stato sempre molto tranquillo. E questo grazie all'essermi affidato totalmente al Signore che ho pregato incessantemente e che ha aiutato sia me sia la mia famiglia a venirne fuori. Momenti critici? No, devo dire che la paura di non farcela non l'ho mai avuta. Sempre grazie alla grande fede in Dio che ci ha sempre sorretto". 

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Un passaggio, quindi, su quanto sta accadendo in questi giorni, in cui si assiste, a tutte le latitudini, ad una generalizzata mancanza di rispetto per le norme anti Covid e ad una piccola ripresa del virus, specie a livello nazionale: "Bisogna stare ancora molto attenti - ha ammonito Sandro Moriconi - usare tutte le precauzioni che le autorità sanitarie indicano perché questo virus, che è davvero micidiale, non è ancora sconfitto del tutto e potrebbe di nuovo fare molto male. Quindi, molta attenzione da parte di tutti: ognuno deve essere cosciente del grave rischio che si corre ancora oggi e ognuno deve essere rispettoso del prossimo". Infine, un messaggio ed un appello "a tutti coloro che possono donare plasma iperimmune a farlo, perché la donazione e l'aiuto del prossimo è uno degli atti più belli che si possano compiere".

Subito dopo la donazione, il sangue raccolto è stato sottoposto ai trattamenti previsti dai protocolli sanitari, ne è stato estratto il plasma ed è stato congelato, nella speranza che ad esso se ne possa aggiungere altro da parte di altri donatori. In modo tale che se dovesse esserci una ripresa dei contagi - ipotesi che nessuno si augura - la Asl avrebbe un'arma in più con cui combattere il Covid essendo così in grado di curare meglio e in tempi più rapidi i malati. 

di: Danilo Del Greco