Una delle inchieste dal punto di vista ambientale che più hanno infiammato il dibattito negli ultimi quindici anni tra la provincia sud di Roma e l'area nord derlla Ciociaria fino alla zona di Ceccano. È quella riferita all'inquinamento della Valle del Sacco, che ha mobilitato per anni associazioni e comitati oltre che numerose istituzioni. E ieri mattina al tribunale di Velletri il giudice Luigi Tirone ha pronunciato la sentenza. Una condanna e tre assoluzioni, il pm aveva chiesto due anni per tutti. Subito sono giunti i commenti delle associazioni. Se "Retuvasa-Rete per la tutela della Valle del Sacco" con il presidente Alberto Valleriani ha espresso soddisfazione, "Codici", tramite il segretario nazionale Ivano Giacomelli, ha al contrario manifestato delusione.

La sentenza di primo grado
L'unico ad essere stato condannato in primo grado è Carlo Gentile, ex direttore dello stabilimento industriale della Caffaro a Colleferro: per lui due anni di reclusione per il reato di disastro innominato, pena sospesa. Poi è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al risarcimento dei danni alle parti civili, al pagamento di una provvisionale esecutiva a favore di Italcementi, costituita parte civile nel processo, pari a 200.000 euro. In più è stato condannato alla refusione delle spese di costituzione delle parti civili per un totale di 25.000 euro in favore sia del ministero dell'Ambiente che di Italcementi; 5.000 euro in favore dei Comuni di Colleferro, Anagni, Gavignano, Segni e Ceccano. E infine 4.000 euro per ciascuna delle restanti parti civili. Concessa a Gentile la pena sospesa e la non menzione nel casellario giudiziale. Assolti per non aver commesso il fatto Giovanni Paravani e Renzo Crosariol, legale rappresentante e direttore tecnico del consorzio Csc (Consorzio Servizi Colleferro). Assolto perchè il fatto non sussiste Giuseppe Zulli, ex direttore della Centrale del Latte di Roma. Il processo Valle del Sacco, relativo allo sversamento del betaesaclorocicloesano nelle acque del fiume Sacco, è iniziato nel 2009.

Le reazioni delle associazioni
«Ci possiamo ritenere soddisfatti del dispositivo di sentenza del processo Valle del Sacco, in attesa delle motivazioni. È stato individuato un responsabile per il danno cagionato nella figura dell'ex direttore della Caffaro di Colleferro, Carlo Gentile. Ora, per il risarcimento del danno biologico, valuteremo il ricorso a un nuovo procedimento in sede civile, anche se, a nostro parere, il danno biologico e ambientale non sono quantificabili in termini economici», così Alberto Valleriani, presidente di Retuvasa-Rete per la Tutela della Valle del Sacco, costituito personalmente e con l'associazione parte civile nel processo per reati ambientali della Valle del Sacco.

Di parere opposto l'associazione Codici. «La Valle del Sacco è stata devastata - dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici - è stata trasformata negli anni nella terza area più inquinata d'Italia. Ci siamo costituiti parte civile nel procedimento per difendere i cittadini, colpiti dall'inquinamento e dalla contaminazione del latte. Per capire l'entità del danno provocato alla salute, basta considerare le analisi ematiche di alcuni abitanti della zona, in cui sono stati registrati ad esempio valori di cadmio, mercurio e piombo più alti rispetto alla norma. Oggi (ieri ndr) è arrivata la sentenza di primo grado, ma stiamo già valutando il ricorso alla Corte di Appello, perché riteniamo che non sia stata fatta piena giustizia».