Un atto di grande amore e di grande solidarietà verso il prossimo. Sandro Moriconi, 53 anni di Alatri, non ha avuto esitazioni: una volta vinta completamente la sua battaglia contro il Covid, ha contattato le autorità sanitarie della Asl di Frosinone ed ha manifestato la volontà di donare il proprio sangue, ricco di quel plasma iperimmune che, come è ormai stato accertato dalla comunità scientifica nazionale e mondiale, può essere di grande aiuto nella cura dei malati di Covid. Un gesto di altruismo che - dopo i necessari controlli sull'idoneità del donatore svoltisi nelle scorse settimane - si è concretizzato questa mattina presso il Centro Trasfusionale della Asl del Capoluogo, diretto dalla dottoressa Carla Gargiulo e alla presenza del direttore generale dell'Azienda sanitaria Patrizia Magrini, dove Sandro Moriconi si è recato intorno alle 8 per poi donare, alle 9 in punto, il proprio sangue. 

Momenti di grande commozione hanno preceduto la donazione. Sul viso del 53enne, residente nella contrada di Monte San Marino, sposato e con due figli, mentre rispondeva ad alcune nostre domande (vedi il video per l'intervista completa) più volte sono affiorate le lacrime. Testimoni della grande partecipazione emotiva dell'uomo al gesto odierno ma anche della grande sofferenza patita, insieme alla sua famiglia, durante la malattia. 

Sandro Moriconi ha scoperto di essere positivo al Covid il 2 aprile scorso, probabilmente contagiato da un altro membro della sua famiglia. Una volta entrato in casa, il virus ha colpito la moglie ed i due figli della coppia, un maschio di 21 anni ed una ragazza di 16. "A quel punto - ci ha raccontato la moglie - è iniziato un calvario durato ben 63 giorni, durante i quali siano stati chiusi in casa in isolamento domiciliare visto che per fortuna non è stato necessario il ricovero ospedaliero. 63 giorni nei quali, in particolare, siamo stati sorretti soprattutto dalla fede nel Signore: è stato lui che ci ha protetto tutti e ci ha consentito di essere qui oggi. Abbiamo pregato tanto e, oltre a ringraziare i sanitari che ci hanno seguito, dobbiamo davvero dire grazie a Dio. Pensi - ha proseguito la signora - che io, negativizzata per prima, per lunghe settimane ho dovuto vivere da separata in casa, dormendo in altre stanze rispetto a mio marito e ai miei figli e mangiando a turno. Ma ora siamo qui e siamo tutti orgogliosi di Sandro, che ha fortemente voluto questa donazione affinché, nel malaugurato caso dovessero esserci altri contagiati, con il suo plasma possano essere curati al meglio e in tempi più rapidi".

Parole simili quelle pronunciate dal 53enne durante una breve intervista che ci ha concesso prima della donazione: "La mia è una scelta che arriva direttamente dal cuore. Durante la pandemia ho visto e sentito, anche e soprattutto sulla mia pelle, quanto fosse grande la tragedia che si stava consumando in tutto il mondo. Quindi, compreso che il plasma del mio sangue potrebbe aiutare altre persone colpite dal virus, il mio cuore mi ha spinto a questo gesto perché ritengo che aiutare gli altri sia quanto di più bello si possa fare.

Quanto alla malattia, premesso che la preoccupazione per la sua evoluzione c'era perché, come tutti sanno, il quadro generale era veramente drammatico, posso dire di essere stato sempre molto tranquillo. E questo grazie all'essermi affidato totalmente al Signore che ho pregato incessantemente e che ha aiutato sia me sia la mia famiglia a venirne fuori. Momenti critici? No, devo dire che la paura di non farcela non l'ho mai avuta. Sempre grazie alla grande fede in Dio che ci ha sempre sorretto". 

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Un passaggio, quindi, su quanto sta accadendo in questi giorni, in cui si assiste, a tutte le latitudini, ad una generalizzata mancanza di rispetto per le norme anti Covid e ad una piccola ripresa del virus, specie a livello nazionale: "Bisogna stare ancora molto attenti - ha ammonito Sandro Moriconi - usare tutte le precauzioni che le autorità sanitarie indicano perché questo virus, che è davvero micidiale, non è ancora sconfitto del tutto e potrebbe di nuovo fare molto male. Quindi, molta attenzione da parte di tutti: ognuno deve essere cosciente del grave rischio che si corre ancora oggi e ognuno deve essere rispettoso del prossimo". Infine, un messaggio ed un appello "a tutti coloro che possono donare plasma iperimmune a farlo, perché la donazione e l'aiuto del prossimo è uno degli atti più belli che si possano compiere".

Subito dopo la donazione, il sangue raccolto è stato sottoposto ai trattamenti previsti dai protocolli sanitari, ne è stato estratto il plasma ed è stato congelato, nella speranza che ad esso se ne possa aggiungere altro da parte di altri donatori. In modo tale che se dovesse esserci una ripresa dei contagi - ipotesi che nessuno si augura - la Asl avrebbe un'arma in più con cui combattere il Covid essendo così in grado di curare meglio e in tempi più rapidi i malati.