No ai domiciliari per Mario Castagnacci.
Dopo il diniego, a febbraio, della Cassazione alla scarcerazione, la Corte d'assise di Frosinone, investita nuovamente della questione, ha ribadito le precedenti pronunce. Così Castagnacci resta l'unico dei tre condannati in primo grado a sedici anni per l'omicidio (preterintenzionale) di Emanuele Morganti ancora in carcere. I coimputati, Michel Fortuna e Paolo Palmisani, una volta concluso il processo di primo grado, hanno ottenuto di trascorrere agli arresti domiciliari l'attesa dell'appello.

Nel frattempo, tramite il nuovo difensore l'avvocato Tony Ceccarelli, Mario Castagnacci ha presentato un'istanza alla Corte d'assise per i domiciliari. Contro tale richiesta hanno espresso parere negativo il pubblico ministero e l'avvocato Enrico Pavia, che assiste la famiglia Morganti. La Corte nel motivare il no richiama le vecchie pronunce, da ultimo il 20 marzo. La richiesta si basava su tre questioni: il decorso del tempo, la rideterminazione di una pena per una precedente condannata definitiva operata dal giudice dell'esecuzione il 26 maggio e il principio della "parità cautelare" rispetto agli altri due condannati.

«La grave fattispecie criminosa accertata in primo grado - ha motivato la Corte - in tutte le sue caratteristiche modali enunciate in sentenza, deve essere valutata in uno con l'assenza di elementi significativi idonei a mutare il quadro cautelare». Si dà atto della rideterminazione della pena, per droga, per Castagnacci che da due anni e otto mesi è sceso a un anno e quattro mesi con il beneficio della sospensione condizionale. Ciò, secondo la difesa, «ridimensionerebbe di molto il significato che era stato dato nella motivazione del precedente rigetto di questa Corte ai precedenti contemplati nel certificato penale del Castagnacci».

Tuttavia, argomenta la Corte, «impregiudicata la valutazione negativa promanante anche da altra condanna definitiva contemplata nel certificato penale del Castagnacci, non si può fare a meno di considerare che il fatto storico oggetto della sentenza emessa... seppur con pena rideterminata in senso favorevole al condannato, resta connotato da caratteri di rilevante gravità». E poi il «quadro complessivo consolida, nel caso concreto, una condizione di allarme sociale in relazione alla quale la pericolosità dell'istante appare ostativa» ai domiciliari. Giustificata pure la differenza nel trattamento tra gli imputati, pur condannati alla stessa pena. Intanto, dal tribunale di Frosinone gli atti per l'appello saranno inviati per il processo d'appello.