Dall'unità d'Italia mai si erano registrate così poche nascite in tutto il Paese. La crisi demografica colpisce l'intera Penisola, compresa la Ciociaria. In Italia, nell'ultimo anno (i dati dell'Istat sono aggiornati al 31 dicembre 2019) la contrazione delle nascite si è attestata al 4,5%, nel Frusinate siamo al 4,6%, mentre nell'Italia centrale il calo è ancora più marcato (6,5%).

I numeri
Nel 2011 in Ciociaria erano nati 4.160 bambini: nel 2019 sono stati 3.208 con una diminuzione del 22,8%.
È come se in otto anni si fosse perso un intero paese quale Collepardo, Rocca d'Arce o Vallemaio. La crisi comincia da lontano e non è certo una novità degli ultimi anni. Secondo i dati diffusi dall'Istat, nel 2019 la provincia di Frosinone ha perduto 3.558 abitanti e 2.215 di questi sono frutto di un saldo naturale negativo. Al 1° gennaio 2019 la popolazione ciociara ammontava a488.799, mentrel'anno si è chiuso a 485.241. A fronte di 3.208 nascite si sono avuti 5.423 decessi.

Il mese migliore è stato settembre con 298 nascite, quello peggiore novembre con 241. Più morti si sono avuti a febbraio con 556, mentre a novembre si è toccato il minimo con 385. I nuovi iscritti all'anagrafe sono stati 10.688 a fronte di 12.031 cancellazioni, con un saldo migratorio di -1.343. Il saldo negativo di 3.558 unità per la Ciociaria è un record negativo che colpisce e fa riflettere. Il 2018, infatti, si era chiuso con saldo negativo di 1.549 persone e, per la prima volta, negli ultimi anni la Ciociaria è scesa sotto i 490.000 residenti. Un po' peggio era andata nel 2017 con una perdita complessiva di 2.435, la seconda in valori assoluti dopo quella del 2019.

Andando ancora indietro nel tempo, 2016 e 2015 si sono chiusi poco sotto meno 2.000 unità, rispettivamente -1.959 e -1.945. In confronto a oggi la situazione era migliore fino al 2014. Allora il calo dei residenti era stato contenuto a 707 unità. Mentre l'ultimo anno chiuso in attivo è il 2013 quando la popolazione residente è passata da 493.229 a 497.678 con una crescita di 4.449 unità. In positivo era finito pure il 2012, ma in quel caso la crescita era stata più modesta, attestandosi a 927 unità. Infine, anche nel 2011 si era avuta una diminuzione dei residenti con un meno 359. La discesa delle nascite è stata lenta ma graduale: nel 2012 i nati erano stati 4.255, l'anno dopo 4.063, poi si è scesi sotto quota quattromila, con un leggero rialzo il 2016 (3.970) quindi nuova discesa a 3.643 nel 2017 e a 3.364 nel 2018. In pratica la Ciociaria è tornata ai valori di 18 anni fa. Chi ha fatto la maturità quest'anno aveva contributo a una crescita di 452 unità della popolazione.

All'epoca le nascite erano però 3.824, poco più di seicento rispetto ai giorni nostri. Nell'evoluzione demografica della provincia a poco hanno contribuito e contribuiscono le nascite da almeno un genitore straniero. I nuovi nati ciociari hanno entrambi i genitori italiani in una percentuale che oscilla tra l'87 e l'88 per cento. Un dato che, costante, si ripete dal 2011 a oggi.
Nel 2002, invece, questa percentuale era superiore, con il 95%.

I comuni a confronto
Tra i principali centri della provincia, secondo l'Istat (che però specifica che i dati sono ancora provvisori), si sono persi 1.196 cittadini. Frosinone, nel 2019, passa dai 45.827 residenti di gennaio ai 45.624 di dicembre (-203), Alatri passa da 28.646 a 28.435 (-211), Anagni da 21.264 a 21.152 (-112), Cassino da 36.443 a 36.283 (-160), Ceccano da 23.193 a 23.102 (-91), Ferentino da 20.957 a 20.864 (-93), Sora da 25.939 a 25.770 (-169) e Veroli da 20.552 a 20.395 (-157). In termini percentuali negli ultimi dodici mesi, il capoluogo ha perso lo 0,44% di residenti, Alatri lo0,73%, Anagnilo 0,52%,Cassino lo 0,43%, Ceccano lo 0,39%, Ferentino lo 0,44%, Sora lo 0,65% e Veroli lo 0,76%.

Rispetto al 2012, Frosinone perde 655 residenti ovvero l'1,41%, Alatri ne perde 702 e il 2,4%, Anagni 262 e l'1,2%, Cassino invece guadagna 2.580 residenti per il 7,6%, Ceccano perde 118 residenti e lo 0,5%, Ferentino 286 e l'1,3%, Sora 452 e l'1,7% e Veroli 315 e l'1,5%.
Dando uno sguardo ai comuni più piccoli della Ciociaria negli ultimi sette anni Acquafondata resta stabile, passando dai 272 residenti del 2012 ai 274 del 2019 (-0,7%), Viticuso scende da 354 a 308 (-12,9%), San Biagio Saracinisco passa da 359a 315 (-12,2%), Terelle da 452 a 329 (-27,2%) e Filettino da 559 a 510 (-8,7%).

Lo studio
Il tema della scarsa natalità è stato affrontato anche dalla Cgia di Mestre che ha segnalato come, a causa del Covid, in Italia si pagano più pensioni che stipendi.«Il fenomeno dell'invecchiamento della popolazione è rilevante non solo per le conseguenze sociali ma anche per quelle economiche in termini di spesa sanitaria e di sostenibilità del sistema pensionistico - ha scritto l'associazione degli artigiani di Mestre -. In particolare, i consumi degli over 60 sono mediamente più alti rispetto a quelli degli under 30 nel comparto dell'ali mentazione, della casa e della salute.
Ma in tutti gli altri settori, il divario è ad appannaggio delle classi demografiche più giovani che, però, anche in Italia si stanno contraendo paurosamente.

Con le culle vuote e l'assenza di politiche migratorie di ampio respiro corriamo il pericolo che il Vecchio Continente venga travolto da queste problematiche.
L'Europa ha bisogno disperatamente di più bambini e di più persone al lavoro che possano sostenere gli anziani a riposo o bisognosi di cure». Secondo l'ufficio studi della Cgia «Investire per favorire le nascite, purtroppo, è una scelta che non piace a molti governi, spesso in virtù di un banale calcolo statistico, considerato che proprio la tendenza demografica declinante richiede sempre maggiori risorse a favore della parte elettoralmente più rilevante della popolazione».