"Chat degli orrori", concluse le indagini e venti minori denunciati dagli agenti del Compartimento polizia postale per la Toscana, coordinati dal procuratore capo della Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Firenze. A finire nei guai anche tre ciociari: due sono residenti ad Alatri e uno ad Anagni. Hanno attualmente tra i 15 e 16 anni.

Video e immagini hard con giovanissime protagoniste, foto raffiguranti suicidi, mutilazioni, squartamenti e decapitazioni di persone, in qualche caso di animali. È quanto hanno scoperto i poliziotti nell'inchiesta "Dangerous Images". Stando alle accuse, i ragazzini, si scambiavano immagini di "orribili violenze e con contenuti di alta crudeltà" in una chat. Tutto è partito dalla segnalazione della mamma di un quindicenne lucchese che ha scoperto sul telefono cellulare del figlio numerosi filmati hard e così si è rivolta alla Polizia postale chiedendo aiuto.

Dall'analisi del telefonino è emerso un numero esorbitante di filmati e immagini pedopornografiche, anche sotto forma dei classici adesivi usati per chattare, scambiate e cedute dal giovane, che si è rivelato essere l'organizzatore e promotore dell'attività insieme ad altri minorenni, attraverso WhatsApp, Telegram e altre app di messaggistica istantanea e social network.
Sul telefono del ragazzo erano inoltre presenti numerosi file "gore", video e immagini raccapriccianti provenienti dal dark web.

Le perquisizioni eseguite dalla Polizia postale e delle comunicazioni, coordinate dal Centro nazionale contrasto alla pedopornografia online, sono state eseguite nei confronti dei ragazzi ciociari e di altri residenti nelle città di Lucca, Pisa, Cesena, Ferrara, Reggio Emilia, Ancona, Napoli, Milano, Pavia, Varese, Lecce, Roma, Potenza e Vicenza.

Le ipotesi di reato, in concorso, sono detenzione, divulgazione e cessione di materiale pedopornografico, detenzione di materiale e istigazione a delinquere aggravata. Ai due minori di Alatri, uno dei quali difeso dall'avvocato Fabio Padovani, e all'anagnino, è contestata la detenzione di materiale pedopornografico.
In questi mesi sono state svolte le operazioni del perito che ha estratto il contenuto dei telefoni e dei computer sequestrati e poi successivamente restituiti. L'esito della consulenza è tuttora secretato. Il giudice aveva disposto mesi fa una integrazione alle indagini.