Ha un volto pontino la genesi dell'inchiesta della Dda che ha portato ieri alla maxi operazione contro la famiglia Senese a Roma. È quello di Carlo Zizzo, il sessantenne originario di Fondi condannato in via definitiva a 13 anni e 10 mesi di reclusione (in parte già scontati) per traffico di stupefacenti in seguito all'operazione San Magno Zizzo, latitante nel 2019, dopo la pronuncia della Cassazione che confermava la sentenza d'appello, e poi arrestato tre mesi dopo dal Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di finanza e gli agenti della Squadra mobile di Roma, avrebbe dato lo spunto, attraverso le indagini a suo cariconel mese di marzo del 2017, agli inquirenti per avviare gli accertamenti sui Senese.

«Alcune circostanze» si legge nell'ordinanza del gip Marzano «emerse nell'ambito delle indagini che hanno riguardato» la figura di Zizzo che poi «si sono sviluppate in una pluralità di intercettazioni telefoniche e ambientali corredate da specifiche attività sul territorio e accertamenti di natura bancaria».

I sequestri
Quanto agli affari in terra pontina del sodalizio dei Senese, tra i sequestri di beni, spunta nell'ordinanza del gip di Roma anche uno stabilimento caseario a Pontinia acquistato nel giugno del 2018 da una società riconducibile a Angelo Senese e a Domenico Mastrosanti. Secondo le indagini, il fratello di Michele e la persona di fiducia, hanno acquistato, attraverso una società del caseario con sede a Roma sempre a loro riconducibile, il ramo d'azienda di una società casearia di Pontinia e lo avrebbero fatto per reinvestire capitali illeciti attraverso società intestata a prestanome, precisamente a due donne ieri colpite dalla misura dell'obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria.

Un investimento in piena regola, secondo la magistratura, volto al reimpiego di capitali illeciti. Per questo, a vario titolo Senese e Mastrosanti devono rispondere dei reati di riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e trasferimento fraudolento di valori insieme alle due prestanomi. Il tutto, secondo il gip che ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare, con l'accusa aggravante di aver agevolato le attività dell'associazione mafiosa, ovvero il sodalizio dei Senese. 

Sono tante le conversazioni che permettono di ricostruire i tratti della famiglia che continuava a far capo a Michele Senese. Costui anche dalla struttura penitenziaria «controllava e governava gli interessi del gruppo dando disposizioni perentorie e comunicando all'esterno le intimidazioni a cui ricorrere per ricordare la sua potenza criminale» soprattutto quando non gradiva "investimenti" di denaro senza il suo...consiglio.

Un profilo del "capo" più volte esplorato in altre operazioni, anche più direttamente collegate al territorio con gruppi nostrani, maglie strette con i sodali per non dare mai l'impressione di aver perso un solo millimetro di terreno, un solo angolo di controllo. E il controllo s'i mpone sempre con la violenza. Non esistono altri metodi "conciliativi" in un mondo dove la posta in gioco è sempre altissima. E dove un'azione sbagliata può far rischiare tutto.

Anche l'assistenza verso tutti i sodali è sempre massima, specie in un eventuale regime carcerario dove a pagare ci pensa la "famiglia". Lo stupefacente, invece, può rappresentare un mercato di interesse discreto rispetto a usura e a riciclaggio. E le ramificazioni criminali crescono perché hanno necessità di espandersi.

di: kv

Reinvestire somme di dubbia provenienza per far crescere attività (lecite) in espansione. A cui poi chiedere tassi pari al 10% mensili. E piazzare merce "buona" per poter «ostacolare concretamente l'identificazione della provenienza illecita del denaro» favorendo così ilclan Senese.Come lapartita dei capi "Colmar" o gli 800 giubbotti "Blauer"che avrebbero costituito un investimento sicuro. E, per la Dda di Roma, un ottimo modo di riciclare soldi di dubbia provenienza. È questa l'ipotesi che ha sostanziato nelle prime ore di ieri mattina la vasta operazione di Squadra Mobile di Roma e militari del Nucleo specialedi Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma e Frosinone, con il supporto di altre unità operative del Corpo e della Polizia di Stato, che hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 28 persone, tra le quali anche il fratello della senatrice del Pd, Cirinnà (estranea alle accuse) e un imprenditore di San Giorgio a Liri.

Oltre al sequestro preventivo di beni per circa 15 milioni di euro tra attività e conti, tra cui anche un'at tività casearia a Latina e una di moda (la B.M.D.) a San Giorgio. Gli investimenti, però, sarebbero stati diversificati anche in Lombardia e in Svizzera.

Le accuse
I soggetti coinvolti sono ritenuti responsabili avario titoloe inconcorso (pochele posizionialle quali non viene contestata l'aggravan te) di «estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggioe reimpiego di proventi illeciti, con l'aggra vante di aver agito con metodo mafioso agevolando la galassia criminale della camorra campana che si è delocalizzata, a partire dagli anni ottanta, anche nel Lazio e in altre regioni italiane».

In particolare, l'attenzione della Dda si è focalizzata sulla famiglia Senese e su Michele Senese (detto "Michele o' pazz"), attualmente detenuto a Catanzaro, dove sta scontando una condanna perché ritenuto mandante dell'omi cidio del "boss della Maranella" Giuseppe Carlino. Secondo gli inquirenti il "gruppo Senese", di origini napoletane storicamente collegato alclan Mocciadi Afragola si sarebbe «insediato stabilmente nella città di Roma negli anni '80, dove è riuscito ad affermarsi tra le più influenti realtà criminali scrivono i magistrati dedicandosi principalmente al traffico di stupefacenti, alla gestione delle piazzedi spaccio eal riciclaggio, accrescendo il potere criminale ed economico e agevolando la persistenza e la pervasività dell'associazione mafiosa di riferimento».
Michele, anche durante il periodo di detenzione, avrebbe continuato a coordinare e a gestire le attività illecite della famiglia stabilendo la strategia criminale, con i "pizzini" trasmessi ai familiari autorizzati a presenziare ai colloqui «in particolare il figlio Vincenzo e la moglie Raffaela Gaglione».

Capitali...differenziati
La Capitale sarebbe diventata il centro nevralgico «per tessere le relazioni e i contatti con tutto il territorio nazionale, controllare le attività illecite e convogliare gli ingenti profitti ricavati in settore economici in cui è più facile investire denaro contante, non tracciabile». Ma anche il Basso Lazio sarebbe diventato un buon bacino da "coltivare". Soprattutto il settore dell'abbigliamento.
In alcune conversazioni telefoniche, ad esempio, viene fuori la necessità per gli imprenditori di entrare in affari con Vincenzo Senese, perché conveniente.

«Perché costui - scrivono ancora i magistrati della Dda sarebbe stato in grado di far fronte anche a ingenti finanziamenti e avrebbeofferto loro anche protezione.
Nel frattempo, però, avrebbero dovuto arginare i tentativi di intrusione dei Senese». La forza dei Senese, le capacità economiche: grosse somme da investire subito e senza problemi.

Le misure
Nel dettaglio sono state eseguite 16 misure cautelari in carcere nei confronti di: Michele (classe '57), Angelo ('62)e Vincenzo('77) Senese e Raffaella Gaglione ('59); Giovanni Giuliano ('75), Emanuele Gregorini ('89); Alessandro Presutti ('73); Dino Celano ('81); Antonio Sorrentino ('63); Giancarlo Vestiti ('68); Tonino Leone ('62); Massimiliano Barretta ('75); Daniele Carroccia ('77); Mauro Carroccia ('76); Domenico Mastrosanti ('59), Claudio Cirinnà ('66). Domiciliari invece per Bernardo Papa, classe '51, imprenditore di San Giorgio, al quale è stato applicato anche il braccialetto elettronico; domiciliari per Elena Pasqua Esposito ('85); Alessandro Cosentino ('69); Luca D'Alessan dro ('82); Ugo Di Giovani ('77) e Riccardo Cirinnà ('94). Sei, invece, le misure di obbligo di dimora: per Gennaro Oppolo, del '93; Vincenzo Senese del'90; Francesco Miserino ('75); Emanuela Pezzini, classe ('81); Lucia Plancatelli del '63 (con obbligo di presentazione alla pg) come pure per Emilia D'Aloi sio del '69.

di: Carmela Di Domenico