Sono tante le conversazioni che permettono di ricostruire i tratti della famiglia che continuava a far capo a Michele Senese. Costui anche dalla struttura penitenziaria «controllava e governava gli interessi del gruppo dando disposizioni perentorie e comunicando all'esterno le intimidazioni a cui ricorrere per ricordare la sua potenza criminale» soprattutto quando non gradiva "investimenti" di denaro senza il suo...consiglio.

Un profilo del "capo" più volte esplorato in altre operazioni, anche più direttamente collegate al territorio con gruppi nostrani, maglie strette con i sodali per non dare mai l'impressione di aver perso un solo millimetro di terreno, un solo angolo di controllo. E il controllo s'i mpone sempre con la violenza. Non esistono altri metodi "conciliativi" in un mondo dove la posta in gioco è sempre altissima. E dove un'azione sbagliata può far rischiare tutto.

Anche l'assistenza verso tutti i sodali è sempre massima, specie in un eventuale regime carcerario dove a pagare ci pensa la "famiglia". Lo stupefacente, invece, può rappresentare un mercato di interesse discreto rispetto a usura e a riciclaggio. E le ramificazioni criminali crescono perché hanno necessità di espandersi.

Reinvestire somme di dubbia provenienza per far crescere attività (lecite) in espansione. A cui poi chiedere tassi pari al 10% mensili. E piazzare merce "buona" per poter «ostacolare concretamente l'identificazione della provenienza illecita del denaro» favorendo così ilclan Senese.Come lapartita dei capi "Colmar" o gli 800 giubbotti "Blauer"che avrebbero costituito un investimento sicuro. E, per la Dda di Roma, un ottimo modo di riciclare soldi di dubbia provenienza. È questa l'ipotesi che ha sostanziato nelle prime ore di ieri mattina la vasta operazione di Squadra Mobile di Roma e militari del Nucleo specialedi Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma e Frosinone, con il supporto di altre unità operative del Corpo e della Polizia di Stato, che hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 28 persone, tra le quali anche il fratello della senatrice del Pd, Cirinnà (estranea alle accuse) e un imprenditore di San Giorgio a Liri.

Oltre al sequestro preventivo di beni per circa 15 milioni di euro tra attività e conti, tra cui anche un'at tività casearia a Latina e una di moda (la B.M.D.) a San Giorgio. Gli investimenti, però, sarebbero stati diversificati anche in Lombardia e in Svizzera.

Le accuse
I soggetti coinvolti sono ritenuti responsabili avario titoloe inconcorso (pochele posizionialle quali non viene contestata l'aggravan te) di «estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggioe reimpiego di proventi illeciti, con l'aggra vante di aver agito con metodo mafioso agevolando la galassia criminale della camorra campana che si è delocalizzata, a partire dagli anni ottanta, anche nel Lazio e in altre regioni italiane».

In particolare, l'attenzione della Dda si è focalizzata sulla famiglia Senese e su Michele Senese (detto "Michele o' pazz"), attualmente detenuto a Catanzaro, dove sta scontando una condanna perché ritenuto mandante dell'omi cidio del "boss della Maranella" Giuseppe Carlino. Secondo gli inquirenti il "gruppo Senese", di origini napoletane storicamente collegato alclan Mocciadi Afragola si sarebbe «insediato stabilmente nella città di Roma negli anni '80, dove è riuscito ad affermarsi tra le più influenti realtà criminali scrivono i magistrati dedicandosi principalmente al traffico di stupefacenti, alla gestione delle piazzedi spaccio eal riciclaggio, accrescendo il potere criminale ed economico e agevolando la persistenza e la pervasività dell'associazione mafiosa di riferimento».
Michele, anche durante il periodo di detenzione, avrebbe continuato a coordinare e a gestire le attività illecite della famiglia stabilendo la strategia criminale, con i "pizzini" trasmessi ai familiari autorizzati a presenziare ai colloqui «in particolare il figlio Vincenzo e la moglie Raffaela Gaglione».

Capitali...differenziati
La Capitale sarebbe diventata il centro nevralgico «per tessere le relazioni e i contatti con tutto il territorio nazionale, controllare le attività illecite e convogliare gli ingenti profitti ricavati in settore economici in cui è più facile investire denaro contante, non tracciabile». Ma anche il Basso Lazio sarebbe diventato un buon bacino da "coltivare". Soprattutto il settore dell'abbigliamento.
In alcune conversazioni telefoniche, ad esempio, viene fuori la necessità per gli imprenditori di entrare in affari con Vincenzo Senese, perché conveniente.

«Perché costui - scrivono ancora i magistrati della Dda sarebbe stato in grado di far fronte anche a ingenti finanziamenti e avrebbeofferto loro anche protezione.
Nel frattempo, però, avrebbero dovuto arginare i tentativi di intrusione dei Senese». La forza dei Senese, le capacità economiche: grosse somme da investire subito e senza problemi.

Le misure
Nel dettaglio sono state eseguite 16 misure cautelari in carcere nei confronti di: Michele (classe '57), Angelo ('62)e Vincenzo('77) Senese e Raffaella Gaglione ('59); Giovanni Giuliano ('75), Emanuele Gregorini ('89); Alessandro Presutti ('73); Dino Celano ('81); Antonio Sorrentino ('63); Giancarlo Vestiti ('68); Tonino Leone ('62); Massimiliano Barretta ('75); Daniele Carroccia ('77); Mauro Carroccia ('76); Domenico Mastrosanti ('59), Claudio Cirinnà ('66). Domiciliari invece per Bernardo Papa, classe '51, imprenditore di San Giorgio, al quale è stato applicato anche il braccialetto elettronico; domiciliari per Elena Pasqua Esposito ('85); Alessandro Cosentino ('69); Luca D'Alessan dro ('82); Ugo Di Giovani ('77) e Riccardo Cirinnà ('94). Sei, invece, le misure di obbligo di dimora: per Gennaro Oppolo, del '93; Vincenzo Senese del'90; Francesco Miserino ('75); Emanuela Pezzini, classe ('81); Lucia Plancatelli del '63 (con obbligo di presentazione alla pg) come pure per Emilia D'Aloi sio del '69.

di: Carmela Di Domenico