La spiaggia ai tempi del Covid è più cara anche del 35% rispetto all'estate del 2019. Ma ci sono località dove i rincari non superano il 10%. Lo dice un'indagine dell'associazione Altroconsumo che ha presentato una ricerca sulle tariffe balneari. «Con l'arrivo dell'estate anche i gestori degli stabilimenti balneari si sono dovuti adeguare alle nuove linee guida decise il 25 maggio scorso durante la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in coerenza con le indicazioni definite a livello nazionale (decreti, documenti tecnici Inail e Iss) - si legge in una nota di Altroconsumo - le linee guida sono poi state recepite da ciascuna Regione tramite apposite ordinanze, con conseguenti adattamenti. I cambiamenti strutturali imposti agli stabilimenti hanno generato nuovi costi o porteranno a mancati guadagni rispetto agli anni precedenti».

Altroconsumo spiega di aver realizzato l'inchiesta per «indagare quali siano i nuovi accorgimenti adottati nei lidi italiani e che variazione tariffaria hanno comportato». In primo luogo Altroconsumo ha chiesto ai gestori intervistati quali siano le misure adottate per garantire la protezione dei propri clienti e dello staff. Nessuno ha scelto di installare i divisori in plexiglas sulla spiaggia, ma in tutti i lidi sono rispettate le distanze fra gli ombrelloni (minimo 10 metri quadrati di spazio per ognuno). Sotto l'ombrellone la mascherina non è obbligatoria, invece lo è al bar della spiaggia o quando si interagisce con altre persone. In alcuni bagni è stata chiusa l'area giochi per i bambini e in altri l'ingresso è contingentato. Inoltre, in alcuni lidi non è possibile ricevere ospiti esterni allo stabilimento.

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Dall'indagine emerge che in alcune località non sono stati effettuati cambiamenti, come a Cervia dove i bagnanti dispongono di uno spazio fra i 12 e i 25 metri quadrati per ombrellone come negli anni precedenti. Nella classifica per il maggior spazio dedicato a ogni ombrellone, al secondo posto Castiglione della Pescaia (10-18 metri quadrati), poi Anzio, Porto Recanati, Litorale Palermitano (10-16 metri quadrati), e, infine, Finale Ligure (10-12 metri quadrati).
Le misure adottate per il rispetto del distanziamento sociale comportano dei costi aggiuntivi per l'imprenditore come pure minori entrate. Altroconsumo ha quindi chiesto agli intervistati quali siano le tariffe praticate per il mese di agosto per un ombrellone e due lettini, per paragonarli a quelli dell'anno precedente.

«L'incremento tariffario medio - spiegano da Altroconsumo - è del 5% per l'abbonamento mensile, del 15% per il settimanale e del 12% per il giornaliero. Per quanto riguarda la tariffa giornaliera, il maggiore incremento viene riscontrato a Finale Ligure dove i bagnanti pagheranno il 35% in più. Sempre a Finale Ligure, tuttavia, si registra l'unico caso di riduzione della tariffa per l'abbonamento mensile (-13%), strategia probabilmente volta a favorire la clientela più fidelizzata che passa l'intero mese in loco. Facendo la media della variazione annuale dei costi di ogni località balneare, troviamo al primo posto la Penisola Sorrentina con un aumento medio del 32%, seguita da Finale Ligure con un +16%, Anzio che registra un incremento del 14%, Castiglione della Pescaia con un +9%, Cervia (+8%), Porto Recanati (+7%) e, infine, Litorale Palermitano che ha aumentato i prezzi solo dell'1%».

L'indagine è stata svolta tra il 3 e il 10 giugno attraverso interviste telefoniche in 117 stabilimenti balneari, suddivisi tra 7 località turistiche (Litorale Palermitano, Anzio, Finale Ligure, Castiglione della Pescaia, Cervia, Penisola Sorrentina, Porto Recanati), situate in altrettante Regioni (Sicilia, Lazio, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Campania, Marche).

Va in archivio la peggiore settimana sul fronte Coronavirus dall'inizio di maggio. La Ciociaria segna un passo indietro anche se, va detto, i casi sono sempre sporadici e spesso si tratta di positività a un solo gene. A complicare le cose, questo fine settimana, ci sono stati poi due contagi importati, dal Perù e da Roma.
La situazione
Dopo i tre casi registrati nella giornata di sabato, quello del turista romano sentitosi male in strada a Falvaterra e soccorso in un bar-ristorante del paese, il secondo di un uomo di Ceccano e il terzo di una peruviana arrivata a Pontecorvo (i primi ricoverati in ospedale l'ultima in isolamento domiciliare), ieri triplo zero. Zero nuovi casi, zero guariti e zero decessi. Nella giornata odierna, trattandosi di persone positive a un solo gene, i test saranno ripetuti e si spera di ottenere delle negatività, come già successo recentemente con altri casi indeterminati.

Nel frattempo, vanno avanti le indagini epidemiologiche con l'Asl che ha reperito tutti i nominativi delle persone da sottoporre precauzionalmente in isolamento per eliminare qualsiasi rischio di ulteriore propagazione del contagio. Per il caso del Perù è stato attivato il contact tracing internazionale. E a riguardo è arrivata anche la presa di posizione dell'assessore regionale alla sanità Alessio D'Amato che ha chiesto più controlli sugli arrivi dei paesi attualmente alle prese con un numero importante di contagi, come appunto il Perù o il Bangladesh. Intanto, il sindaco di Sora Roberto De Donatis ha annunciato la negatività di una donna di 65 anni risultata positiva nei giorni scorsi.

L'andamento
Erano sette settimane che non si registravano sei nuovi casi di Covid in provincia di Frosinone. Una situazione che ultimamente non si era più vissuta. Dal 22 al 28 giugno i casi erano stati 4, così come dall'8 al 14 e dal 1° al 7 giugno. Nel mezzo l'unico caso segnalato nel periodo 15-21 giugno (con un caso proprio il 15). Non a caso finora giugno è stato il mese migliore con venti giornate su trenta senza contagi.
Analizzando l'evoluzione di maggio, l'ultima settimana del mese ha avuto 5 contagi, quella precedente 3, quella tra l'11 e il 17 maggio 6 come quella appena conclusa. Nei sette giorni precedenti, invece, il dato era di 7. Ecco allora che l'ultima settimana con un numero di contagi in doppia cifra, 14 per la precisione, è quella a cavallo tra fine aprile e inizio maggio. Tra il 20 e il 26 aprile i contagi sono stati 35, mentre nei sette giorni precedenti si era saliti a 47. E a quel periodo risale l'ultima giornata di contagi in doppia cifra, il 17 aprile con 12. Da allora a oggi, infatti, al massimo i contagi sono stati 9. E anzi dopo i 7 del 23 non si è mai andati oltre i 3 contagi. Vale a dire negli ultimi 73 giorni in Ciociaria abbiamo avuto tre contagi per otto giorni, due contagi in dieci occasioni, un contagio 16 volte e zero addirittura 39 volte. Il periodo migliore è stato, pertanto, quello tra il 16 e il 21 giugno quando si sono susseguite sei giornate senza alcuna nuova infezione. Finora è il record: non c'è stata ancora una settimana Covid-free.

Gli indici
Il dato che misura quanto un territorio è stato colpito dalla pandemia è l'indice di mortalità. In Ciociaria, secondo i dati comunicati dall'Asl, i decessi sono stati 58 e i contagiati 703. Questo vuol dire un decesso per Covid ogni 8.432,46 abitanti, con un indice di mortalità di 0,011% in lievissima risalita rispetto ai primi di giugno quando era a 0,010% (ma a giugno sono stati caricati ulteriori contagiati e deceduti a seguito di un riallineamento dei dati). Scende il rapporto tra infettati e popolazione residente: ai primi di giugno era uno ogni 724,56 ora è uno ogni 695,70. L'indice di letalità, ovvero il rapporto tra i morti e i pazienti infettati, scende da 13,23 a 8,25.

I contagi comune per comune
I contagi totali, in base al conteggio che porta avanti il Seresmi, il servizio regionale di sorveglianza sulle malattie infettive, al 29 giugno, vede sempre Veroli in testa con 71 contagi, Frosinone con 67, Alatri con 54, Cassino con 46, Sora con 40, Fiuggi con 32, Ferentino con 22, Ceccano con 20, Anagni con 16, Cervaro con 16, Ceprano con 15, Boville Ernica con 14, Arce con 12, Pontecorvo con 12, Trivigliano con 12, Arpino con 10, Torrice con 10. Poi gli altri al di sotto dei dieci casi.

di: Raffaele Calcabrina