I numerosi richiami e le considerazioni da parte di autorevoli esponenti del territorio, apparsi su Ciociaria Oggi e Latina Oggi, relativamente alla mia riflessione sull'esigenza di ripensare il Servizio Idrico del Lazio, mi hanno stimolato ad approfondire alcune considerazioni.

A nessuno può sfuggire come la tutela dell'ambiente e la garanzia del diritto fondamentale all'accesso all'acqua potabile siano tematiche costantemente attenzionate anche dai massimi livelli istituzionali e religiosi. Basta ricordare come Papa Francesco, già nel 2015, con l'enciclica Laudato Si' richiamava l'attenzione sulla difesa del creato e specificatamente sull'accesso all'acqua potabile come «diritto fondamentale che scaturisce dalla dignità umana». O anche il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale dell'ambiente con il quale ha invitato tutti a «prendere atto del legame imprescindibile che esiste tra l'equilibrio della natura e la nostra sopravvivenza».

Rispetto a queste sensibilità non si possono, parallelamente, sottacere i segnali preoccupanti evidenziati da "Legambiente Lazio" e "Cittadinanza attiva" sullo stato della qualità del Servizio Idrico nel Lazio e sull'entità delle tariffe negli ATO (Ambito Territoriale Ottimale ) della regione.
L'analisi di Legambiente Lazio evidenzia uno stato delle reti idriche che necessita di ingenti investimenti per «ammodernare gli acquedotti». Ammodernamento che si pone una duplice finalità: la prima di ridurre le perdite idriche e conseguentemente risolvere l'annoso problema delle "turnazioni" ancora presente in molti Comuni delle province laziali, e, la seconda, migliorare la qualità della risorsa idrica distribuita (ad esempio a Viterbo «dove intere comunità non hanno acqua potabile per la presenza di arsenico»). In sintesi, conclude Legambiente, è necessario «garantire acqua buona e per tutti, soprattutto oggi che l'igiene è fattore determinante per combattere la pandemia».

L'osservatorio di Cittadinanza Attiva, a sua volta, evidenzia come la tariffa media del Lazio sia «tra le cinque più alte d'Italia», «con costi crescenti» e «da quattro anni con l'incremento più consistente a livello nazionale». Oltretutto tra le cinque province esiste una notevole disparità di costo che raggiunge livelli anche del 50%. A questo va aggiunto che in Italia il Lazio «indossa la maglia nera della dispersione idrica».

Quanto sopra a prescindere dalle forme Societarie, pubblico - privato - misto pubblico/privato, del gestore operante negli ATO. A dimostrazione di come, molte volte, siano state inutili le polemiche ed infruttuose le discussioni sulle forme societarie, mentre il problema di fondo del Servizio Idrico Integrato va ricercato in altri ambiti, meno facili da esplorare, più difficili da risolvere e soprattutto con un minore appeal mediatico.
A mio modo di vedere, una delle principali cause alla base delle problematiche sopraesposte va individuata, come già detto, nell'attuale sistema regolatorio che evidenzia una diseconomia strutturale, in quanto la necessità di garantire la copertura integrale dei costi con la tariffa – il c.d. full cost recovery – che è strumentale ad assicurare la funzione pubblica del medesimo Servizio, finisce – quale effetto indiretto – per penalizzare le aree demograficamente basse, i territori con particolare orografia e quelli con significativa vetustà e senescenza delle reti e degli impianti, tanto che queste aree si trovano a dover pagare necessariamente tariffe più elevate rispetto ad un servizio che può risultare qualitativamente inferiore.
È ormai prioritario progettare una nuova organizzazione regionale del Servizio Idrico Integrato che all'insegna della Sostenibilità, molto declamata nelle intenzioni e poco applicata nel quotidiano operare, abbia come missione principale la Tutela dell'Ambiente e l'accesso di tutti i cittadini ai servizi primari. Che sappia, in sintesi, nel rispetto delle specificità ed autonomie dei singoli territori, coniugare il giusto equilibrio di "efficacia ed efficienza" – proprio di una corretta gestione della "cosa pubblica" – con il rispetto dei principi di "equità e solidarietà".

Un sistema che, garantendo agli attuali ATO le autonomie oggi normativamente previste, preveda la costituzione di un organo sovraordinato con il compito di definire un Piano Regolatore Regionale e stabilire una Tariffa Unica Regionale. Una tariffa che, tramite la creazione di un "Fondo Perequativo", permetta di armonizzare le singole tariffe definite dai vari ATO e sia in grado di garantire la copertura dei costi dei gestori, di finanziare gli investimenti delle opere sulla base delle reali esigenze impiantistiche e delle reti e non sulla base della sola disponibilità delle tariffe dei singoli Ambiti Territoriali nonché supportare economicamente tutti gli istituti – integrativi rispetto all'attuale Bonus Idrico – necessari a fronteggiare il crescente disagio sociale.

Se non saremo in grado di affrontare velocemente queste tematiche, il Servizio Idrico Integrato del Lazio nei prossimi anni registrerà una sempre maggiore sproporzione tra le tariffe dei vari territori, vedrà costantemente aumentare i gap infrastrutturali tra gli Ambiti Territoriali e soprattutto non sarà in grado di dare risposte concrete nel fronteggiare il crescente disagio sociale.