Un Paese sostanzialmente in ginocchio, Frusinate compreso, strangolato da un crisi economica senza precedenti a causa degli effetti della pandemia e travolto da problemi sociali che sembravano in qualche modo limitati e circoscritti.

C'è allarme per l'impennata di disoccupazione e ricorso all'usura. Preoccupano anche i dati legati all'aumento delle violenze domestiche e alla corsa al gioco d'azzardo e alle scommesse. Lo segnala la Caritas nella seconda rilevazione nazionale condotta dal 3 al 23 giugno.

I dati raccolti si riferiscono a 169 Caritas diocesane, compresa quella di Frosinone, pari al 77,5% del totale.
Rispetto alla situazione ordinaria, nell'attuale fase, il 95,9% delle Caritas partecipanti al monitoraggio segnala un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas.

Nel dettaglio, rispetto alle condizioni occupazionali, si sono rivolti ai centri Caritas per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari/saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga, lavoratori autonomi/stagionali in attesa del bonus 600/800 euro, pensionati, inoccupati in cerca di prima occupazione, persone con impiego irregolare, casalinghe.

Altre questioni evidenziate sono: problemi burocratici/amministrativi, difficoltà delle persone in situazione di disabilità/handicap, mancanza di alloggio in particolare per i senza dimora, diffusione dell'usura e dell'indebitamento, violenza/maltrattamenti in famiglia, difficoltà a visitare/mantenere un contatto con parenti/congiunti in carcere, diffusione del gioco d'azzardo/scommesse.

Le persone accompagnate e sostenute da marzo a maggio risultano quasi 450.000, di cui il 61,6% italiane.
Di queste il 34% sono "nuovi poveri", cioè persone che per la prima volta si sono rivolte alla Caritas; 92.000 famiglie in difficoltà hanno avuto accesso a fondi diocesani, oltre 3.000 famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e lo smart working, 537 piccole imprese hanno ricevuto un sostegno.

La situazione si presenta molto complicata anche nel Frusinate. A dicembre scorso, la Caritas diocesana di Frosinone, illustrando i numeri sulla povertà e l'esclusione sociale nel territorio sotto la propria "giurisdizione", aveva parlato di più di 2.500 persone, di cui il 51% uomini e il 49% donne, e di 821 famiglie che si erano rivolte ai Centri di Ascolto Diocesani della Caritas. Aveva parlato di aiuti alimentari distribuiti a 2.025 famiglie per un totale di 6.299 persone in tutta la diocesi.

Numeri che sono esplosi drammaticamente durante la pandemia e che, probabilmente sono destinati a crescere fino a dicembre: gli aiuti alimentari distribuiti sono stati superiori alla cifra equivalente di 70.000 euro; 10.000 persone e 4.000 famiglie sono precipitate in disagio economico e sociale, la metà delle quali per colpa dell'emergenza sanitaria nella sola Diocesi di Frosinone che conta 21 comuni e una popolazione di quasi 190.000 abitanti.

Un esercito che aumenta di giorno in giorno e nel quale nessuno vorrebbe mai arruolarsi. Fra i nuovi poveri nel Frusinate ci sono coloro che hanno perso il lavoro, giovani professionisti alle prime armi come avvocati e architetti ad esempio che hanno lavorato poco per il blocco delle attività e non sono stati pagati dai clienti, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie.

Persone che rischiano di finire nel mirino di usurai per cercare di avere aiuti economici laddove lo Stato, per la sua burocrazia pletorica, tarda ad arrivare o non arriva proprio.