Un'azienda nata quasi vent'anni fa. Un'azienda che ha resistito ai cambiamenti, alla crisi dei mercati. Nel 2002 è nata in Ciociaria e lì è rimasta, senza cedere al richiamo della delocalizzazione, senza spostarsi in Paesi dove la burocrazia è meno farraginosa, la manodopera meno costosa, gli obblighi meno stringenti.
Parliamo della PMA srl.

Una storia di coraggio, determinazione e tenacia quella dell'azienda di Patrica nata con l'obiettivo di realizzare la progettazione meccanica, l'automazione industriale e il servizio di consulenza software per l'industria manifatturiera italiana ed estera. Da quel lontano 2002 la PMA si è evoluta, ha saputo cogliere le richieste dei mercati, adattarsi. E questa è stata la sua grande forza. Il motivo per il quale è riuscita a crescere, ritagliandosi fette di mercato non solo in Italia ed in Europa ma in tutto il mondo.

Nel 2005, per soddisfare la richiesta dei mercati legati ai settori automotive e aeronautico, realizza una propria officina meccanica equipaggiata con moderne macchine a controllo numerico. Una delle prime del territorio. Ottiene commesse importanti, si fa strada nel panorama internazionale. La capacità di affrontare sempre maggiori sfide, permette alla PMA di conquistare la fiducia di importanti gruppi industriali.
Nel 2014 arriva la svolta: l'azienda ciociara acquista un capannone per far fronte alle commesse che aumentano, conquista nuovi mercati europei e porta le sue macchine fino in Messico.

Oggi la PMA è un srl che ha tutte le carte in regola per soddisfare le esigenze di un mercato in continua evoluzione. Lo ha dimostrato nel pieno dell'emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus. Il Covid-19 non ha fermato i motori dell'azienda, anzi, ha spinto gli ingranaggi al massimo. È marzo. Quello che è accaduto in Italia e nel mondo è storia. I paesi sono sotto scacco.
La pandemia paralizza i mercati. Molte aziende sono costrette a fermare la produzione. Altre la reinventano adattandosi.

Tra queste c'è la PMA, con un pizzico di lungimiranza in più e un'intuizione che cambia il corso degli eventi.
Incontriamo l'amministratore unico della società Alessio Masi e sua moglie Arianna Lucchetti, che gestisce la parte amministrativa dell'azienda,nella sede di Patrica. Qui il lavoro non si è mai fermato. La produzione è andata avanti a pieno ritmo. «Non abbiamo messo un solo dipendente in cassa integrazione – dice Masi con orgoglio –Non ci siamo fermati.Solo il tempo di osservare, capire cosa chiedessero i mercati». Ed è così che la PMA sviluppato un prototipo di una macchina per produrre mascherine.

Un'intuizione che ha permesso alla vostra azienda di continuare a lavorare in questi mesi di lockdown. Come è nata l'idea?
«Erano le settimane nelle quali, oltre ai tristi bollettini che aggiornavano i numeri dei contagiati e delle vittime, si parlava della carenza di mascherine. Erano introvabili. E quelle poche disponibili venivano vendute a prezzi esorbitanti. Molte aziende, anche del nostro territorio, si sono riconvertite iniziando a produrre mascherine. Ma la lavorazione artigianale, si sa, richiede tempi di produzione molto più lunghi e il prodotto finale ha costi più elevati. Così, con il team della mia azienda, che conta circa 30 persone, abbiamo pensato ad una macchina che producesse mascherine.
Ci siamo messi subito al lavoro per realizzare la prima macchina, con l'obiettivo di produrre mascherine in primis per il nostro territorio. Abbiamo, così, stipulato una joint venture con la Euro.Fi di Anagni e dato il via alla produzione. Il nostro prototipo permette di realizzare 700.000 mascherine al mese.
Ad oggi siamo gli unici nel Lazio a realizzare macchine di questo tipo».

Che tipo di mascherine vengono prodotte con la vostra macchina?
«Mascherine chirurgiche R2. Ma non sono come le tante mascherine che si trovano in giro in questo periodo. Sono certificate CE e possono essere vendute anche come presidio medico chirurgico. Vengono prodotte in un ambiente asettico rispettando tutte le norme di sicurezza. Quelle prodotte con il nostro prototipo le abbiamo chiamate Europmask.
Fino ad oggi quelle vendute superano il milione».

Come funziona la vostra macchina?
«Fa quasi tutto da sola. Servono una/due persone in produzione e si possono realizzare 120 mascherine al minuto. Ogni due secondi viene fuori una mascherina.
Vengono presi tre tessuti, saldati ad ultrasuoni e successivamente viene applicato l'elastico. Il lavoro è semplice e rapido e questo consente di star dietro alle numerose richieste dei mercati ma anche di rispettare i prezzi imposti. Ad esempio in Italia una mascherina chirurgica deve essere veduta al prezzo di 0,50 cent.
Realizzandole artigianalmente i tempi di produzione si allungano e di conseguenza non si riesce a rientrare nei costi. Con una produzione di questo tipo invece è possibile».

Una macchina così innovativa, in questo particolare momento, deve aver attirato l'attenzione di tante altre aziende…
«Sono molte le aziende che si sono rivolte a noi per ottenere la macchina. Dieci aziende estere ci hanno contattato, cinque sono americane, altre cinque tedesche. Altre tre linee ci sono state commissionate in provincia di Frosinone. Nel frattempo, abbiamo messo a punto un modello perfezionato, in grado di produrre fino a un milione e mezzo di mascherine al mese. Le linee sono in produzione e verranno consegnate a fine luglio».

Avete in programma di realizzare altre macchine di questo tipo?
«Sì. Stiamo studiando un'ulteriore evoluzione.
Tutto è partito dalla richiesta di un committente americano che ci ha chiesto di sviluppare una nuova macchina per realizzare mascherine FFp1 FFp2 e FFp3. Perché no, ci siamo detti. In fondo stare dietro alle esigenze del mercato è da sempre stato il nostro punto di forza. Tante aziende importanti negli anni si sono rivolte a noi, anche perché abbiamo il know-how per realizzare prodotti custom e non di serie».

Parlando di aziende importanti, quali quelle che hanno scelto di affidarsi a voi?
«Tra i nostri clienti più importanti ci sono Fca, Magneti Marelli, Prima Sole Components, Agusta Westland, Bm Plastic. Yanfeng, Girardini Group, Bitron, DMG e tanti altri che hanno scelto le nostre linee automatizzate di produzione».

Perché scelgono voi? Quale è stata secondo lei la vostra carta vincente in quasi vent'anni di attività?
«La competenza e la velocità. Credo che questo connubio ci abbia permesso di affermarci. La garanzia di avere macchine innovative in tempi rapidi ha senza dubbio portato tanti dei nostri clienti a sceglierci nel tempo. Anche in questa fase di emergenza ci siamo mossi subito. Ed è stata una scelta vincente».

E dopo l'emergenza? Come sarà il futuro della PMA?
«Noi speriamo che questo prodotto, insieme ad altri, torni in Italia con la produzione. Questa fase ci ha portato tanto lavoro in un momento nel quale l'automotive è fermo. Ma contiamo di tornare presto operativi nei nostri settori con la nostra produzione.
D'altra parte non possiamo ignorare la crescente richiesta di DPI e per questo stiamo valutando anche la realizzazione di macchine per la produzione di guanti, camici, visiere ecc. Per il futuro della PMA contiamo di continuare a percorrere la strada tracciata in questo ventennio di lavoro»