Botte alla ex, al nuovo compagno e persino al bambino della donna, avuto da un'altra relazione.
Una furia dettata molto probabilmente dalla gelosia e dalla rabbia per quel rapporto finito male. Soprattutto finito. L'altra notte, per motivi ancora al vaglio dei militari della Compagnia di Pontecorvo, agli ordini del capitano Tamara Nicolai e del tenente Fava, il quarantatrenne D.P.G ha rotto qualsiasi schema e, insieme a un rumeno della stessa età, ha attuato quella che per lui doveva essere una vendetta. Un modo per punire la donna per quel mancato amore.

Ha raggiunto la sua ex, che si trovava insieme al nuovo compagno - un ventinovenne di origini magrebine - e ha picchiato tutti, bambino compreso. Ma a quell'appuntamento non è andato solo. E quando la violenza è finita, insieme al suo amico rimeno che lo accompagnato, si è dileguato. Qualche ora dopo, però, i carabinieri hanno bussato a casa sua.

La ricostruzione
Una violenza inaccettabile che non sembrerebbe, però, essere figlia di un episodio estemporaneo, di una follia incontenibile. La donna già a marzo scorso lo aveva denunciato. Quell'uomo, noto ai militari per reati contro la persona e in materia di stupefacenti, lo era anche per lesioni e atti persecutori. Secondo quanto ricostruito dall'Arma, gli atti persecutori nei confronti della donna, scaturiti dall'interruzione della loro relazione sentimentale, non erano affatto episodi nuovi.

E forse nella rottura della relazione aveva pesato un senso di possesso piuttosto che di amore. Così, dopo l'ennesimo episodio, per l'uomo è scattato l'arresto. Ed è stato sottoposto ai domiciliari in attesa dell'udienza. Anche il rumeno, che lo ha accompagnato nella "spedizione punitiva" è stato denunciato per lesioni. I militari stanno ricostruendo l'accaduto. Invece i feriti, trasferiti al Santa Scolastica per le cure del caso, sono stati visitati dai medici. Scongiurate lesioni gravissime, ne avranno per dieci giorni.

Lo stalking, al pari della violenza fisica sulle donne, rappresenta ancora un problema concreto con cui fare i conti: ancora troppi gli episodi registrati nel Cassinate. Molti quelli che ancora non vengono a galla per paura o per vergogna. L'unica arma davvero vincente per spezzare la catena resta la denuncia.