La vertenza degli operai della Tiberina arriva in piazza del Popolo a Roma. Il segretario generale della Fiom-Cgil Francesca Re David ricordando le tante vertenze aperte in diverse fabbriche di tutto il Paese ha infatti spiegato: "I lavoratori della Tiberina di Cassino stanno scioperando per tutelare gli interinali, è questa la nostra forza, è il tenere insieme la forza dei metalmeccanici e del sindacato confederale. Vogliamo le convocazioni delle aziende e non possiamo più aspettare".

A Cassino intanto continua la protesta e la mobilitazione dinanzi ai cancelli: questa mattina le tute blu hanno esposto uno striscione con la scritta "Vogliamo rispetto". Dopo la rottura della trattativa ieri pomeriggio si attende ora una nuova convocazione dell'azienda e lo sciopero va avanti ormai da quattro giorni.

Da piazza del popolo a Roma dove hanno manifestato i metalmeccanici di tutta Italia con i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm arrivano segnali tutt'altro che rassicuranti. Rischiamo "uno degli autunni più terribili della nostra storia". È l'allarme del segretario generale dimissionario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, dalla manifestazione dei metalmeccanici a piazza del Popolo: "la disperazione sociale sarà alle stelle", dice. "Se si mette il divieto di licenziare e poi ci sono centinaia di migliaia di imprese che portano i libri in tribunale - dice Bentivogli - voglio che i responsabili del governo rispondano a uno a uno a quei lavoratori a cosa è servito il blocco dei licenziamenti".

"Non abbiamo più tempo. Se la situazione dell'industria non sarà affrontata, dobbiamo appropriarci delle piazze per dimostrare tutto il nostro dissenso". Lo afferma il Segretario Generale Uilm, Rocco Palombella, che chiede al Governo "più concretezza, meno Stati Generali e più interventi diretti per salvaguardare e rilanciare il sistema industriale, scolastico, sociale ed economico" durante la manifestazione dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm in Piazza del Popolo. "Abbiamo scioperato per chiudere le fabbriche - dice Francesca Re David della Fiom - durante l'emergenza del Covid e mettere in sicurezza le fabbriche e il paese. Adesso diciamo che non basta il blocco dei licenziamenti fino al 17 agosto, non basta la cassa integrazione, bisogna ripensare amministratori sociali legati alla riduzione dell'orario e alla formazione, al blocco dei licenziamenti finché necessario e alla risoluzione delle crisi alla quale vogliamo essere parte, non conoscere alla fine com'è andata".

Nulla di fatto. Dopo oltre sei ore di discussione si rompe il tavolo delle trattative tra azienda e sindacati. La Tiberina non intende stabilizzare i lavoratori precari e quindi all'unisono Fim, Fiom, Uilm e Fismic comunicano che lo sciopero continua ad oltranza anche oggi e fino a che non ripartiranno le trattative per giungere ad una soluzione che tuteli i lavoratori precari.

Le richieste
Stabilizzazione dei dieci precari che sono assunti con contratti di somministrazione ormai quasi 15 anni fa, proroga dei contratti per gli altri 35 precari in fabbrica da pochi anni e certezze su premio di risultato e welfare. Queste le richieste che i segretari della Fim, Fiom, Uilm e Fismic, unitamente alle Rsu di stabilimento hanno portato martedì mattina all'attenzione dei vertici aziendali della Tiberina. L'incontro è avvenuto dopo lo sciopero che è partito lunedì mattina con il presidio dinanzi lo stabilimento. Il sit-in è proseguito anche ieri quando, alle 14, la dirigenza aziendale ha incontrato nuovamente i sindacati e le Rsu di stabilimento per dare una risposta alle richieste che avevano avanzato nella giornata di martedì. Dopo sei ore di discussione, la fumata nera. Nulla di fatto. L'azienda non cede. Salta il banco e continua lo sciopero a oltranza. I sindacati sono compatti come non mai e non intendono retrocedere: adesso la battaglia per la salvaguardia dei 45 posti di lavoro è più importante del premio di risultato e del welfare.

Sos indotto
Appare chiaro che l'indotto di Fca è in forte crisi e se in un primo momento, pre-Covid, erano state solo le piccole aziende dell'indotto di secondo e terzo livello a subire pesanti ripercussioni dal calo delle immatricolazioni, ora va in sofferenza anche l'indotto di primo livello: la Tiberina, che è un'azienda che occupa circa 170 operai, è l'esempio più eclatante.
Anche per questo motivo il presidente del consiglio regionale Mauro Buschini intende allargare nel sud della provincia l'area di crisi complessa e intende rifinanziare la legge 46 per dare ossigeno all'indotto. Il suo ordine del giorno presentato lunedì dovrebbe essere proprio oggi all'esame del Consiglio regionale. In vista di questo importante appuntamento Buschini ha voluto incontrare nei giorni scorsi il presidente del Cosilam Marco Delle Cese per illustrare i provvedimenti che la Regione intende mettere in campo a favore del settore automotive e dunque di Fca e di tutto l'indotto.

Fca, vacanze in... fabbrica
Intanto, per quel che riguarda la cassa integrazione di Fca, nei prossimi giorni potrebbe esserci uno stop agli ammortizzatori sociali. Dopo il lockdown di marzo e aprile, a maggio e giugno si è lavorato solo tre giorni al mese: un semestre nero per lo stabilimento Fca di Cassino. Fino al 10 luglio è ora in programma la cassa integrazione ordinaria che si aggancia alla prima tranche di cassa in deroga, ovvero la cosiddetta "Cassa covid" concessa dal Governo per fronteggiare l'emergenza.

Lo stabilimento di Cassino può usufruire ancora di quattro settimane che, verosimilmente, saranno utilizzate a settembre senza ricorrere ad altri ammortizzatori sociali. A luglio sono invece previsti ben 16 giornate lavorative, a partire già dai primi giorni del mese: prossimamente è attesa la comunicazione della cessazione anticipata della cassa. Tali giornate lavorative si sarebbero rese necessarie anche per smaltire le ultime unità di Giulietta che alla ripresa autunnale non sarà più sulle linee.

di: Alberto Simone