Antonio Salvati al banco degli imputati non alza mai la voce ma rivendica la sua innocenza. Un'udienza tra le più attese di tutto il processo aperto a suo carico per le presunte tangenti chieste in qualità di presidente dell'Unione dei Comuni nel settore dell'acco glienza.
Completo scuro, cravatta nera, un plico di fogli davanti per dettagliare ogni passaggio. E ribattere alle accuse circostanziate dell'avvocato Menga, in rappresentanza di Rea, seduto al suo fianco: la procura chiede conto a Salvati di un'ipotesi di concussione continuata per aver chiesto soldi 250.000 euro secondo l'ac cusa dietro la minaccia di bloccare i pagamenti proprio a Rea, responsabile della cooperativa "Integra 2013". Ma il quadro tracciato dall'ex presidente dell'Unione ieri in aula è stato molto preciso.

Intercettazioni e domande
La prima parte dell'udienza è stata incentrata su una delle intercettazioni finite sotto la lente: una chiamata di 47 secondi tra Rea e una delle dipendenti delle coop.
Telefonata fatta risentire in aula e oggetto di numerose contestazioni da parte dell'avvocato Dario De Santis che insieme a Ivan Santopietro rappresentano l'imputato. Poi è iniziata l'escussione di Salvati. L'avvocato Luciano Menga ha incalzato l'imputato con domande perentorie partendo da un dettaglio affatto secondario: il primo incontro con Rea.

Salvati ha analizzato l'emergenza profughi con l'arrivo nel giugno del 2011 di 200 migranti da accogliere in provincia e l'impossibilità di sistemarli negli alberghi, l'incontro insieme a Fallone con un commercialista di Sora fino a suo dire alla presentazione con Rea. In mezzo, in un racconto fatto di flashback e precisazioni tecniche, lo strappo con Fallone e i forti dissapori. L'avvocato Menga mette tutto sul tavolo: chiede nomi di coop e ruoli, funzioni e passaggi che hanno permesso di arrivare a un rapporto con la prefettura, come venivano affidati i progetti.

Menga incalza soprattutto sulle cariche: Salvati nega di averne ricoperto nelle coop in provincia di Frosinone.
La difesa di Rea continua con una raffica di domande.
L'ex presidente dell'Unione non perde terreno: parla dei tre tipi di progetti d'accoglienza, delle attività svolte e riparte sempre da dove era stato interrotto. Il legale affonda: «Rea sostiene che come corrispettivo degli affidamenti pilotati, lei avrebbe preteso delle somme» e che nel suo cellulare «sarebbero stati salvati dei file con tutti i corrispettivi segnati». Salvati si difende: «Sono stato in galera da innocente. È una diffamazione: i carabinieri hanno tenuto il mio cellulare. Non c'è mai stato nulla di tutto ciò». E va al contrattacco.

Il blocco dei pagamenti
Salvati afferma che il Comune di Frosinone a un certo punto liquida le somme (nel 2017) che non erano state erogate (oltre 45.000 euro) ma non all'Unione che avrebbe dato ristoro alle cooperative. «Invece i soldi vengono dati al Comune di San Giovanni Incarico per errore. Che avrebbe dovuto quindi riversare le somme all'Unione afferma Salvati Mando una lettera al sindaco chiedendo il versamento per poter far fronte alle esigenze della cooperativa che offriva servizi essenziali a ragazzi e bambini. Il Comune non risponde».

E iniziano le diffide, undici con precisione. E una lettera, a firma dell'avvocato Zolla, indirizzata «alla questura e alla prefettura che addossava la colpa all'Unione per i mancati pagamenti». Dopo la richiesta di accettazione dell'acquisizione delle sit dell'ultimo testimone del pm (ancora in Marocco), l'udienza è stata aggiornata al 7 luglio per finire l'esame dell'avvocato Menga e continuare l'escussione di Salvati. Chiesta dalla sua difesa l'istanza di revoca della misura dell'obbligo di dimora a Sperlonga.