Un anno fa il buio. Oggi la luce. Ha lottato tra la vita e la morte. In coma per settimane dopo l'incidente che lo ha visto coinvolto il 6 giugno 2019 mentre era in sella alla sua moto da cross. Un tunnel che sembrava senza uscita. Ma lui ce l'ha fatta. La "roccia", così lo hanno sempre chiamato i suoi fratelli e gli amici, è riuscito a lottare anche quando la luce sembrava essere spenta. Anche quando pareva che le cure non potessero fare più nulla per lui, tanto che è stato dimesso dall'Umberto I di Roma perché apparentemente non c'era speranza di salvarlo. Anche quando i medici dicevano di aver fatto tutto il possibile e che solo la sua forza interiore avrebbe potuto fare il "miracolo". Anche quando si cercava di non illudersi davanti alla stretta di una mano chiesta mentre era nel letto del policlinico romano, con gli occhi chiusi ma con il cuore che continuava a battere.

Venerdì pomeriggio Armando Fiorini è tornato a casa, nella sua comunità di Casino Novelli. Rientrando dalla Neuromed di Pozzilli, la struttura specializzata dov'è stato ricoverato a settembre e dove è "tornato a vivere", si è fermato prima a Castelliri, dove è stato accolto dai colleghi di lavoro di "Tecnavan interiors", poi a Casino Novelli dagli altri colleghi di "Tecnologie avanzate". Non ci sono stati abbracci, vista l'emergenza Covid-19. I sorrisi sono stati nascosti dalle mascherine. Ma la gioia è trapelata dagli occhi di quanti hanno atteso il ritorno a casa di Armandino. "Bentornato Armandino", c'era scritto su un grande striscione affisso lungo le strade della contrada verolana tappezzata di palloncini colorati. Palloncini in bella vista anche davanti alla sua abitazione.

Il ventidueenne ha ringraziato tutti e a tutti chiedeva «che cosa mi raccontate?». È stato lunghi mesi lontano da casa, tante cose vuole farsi raccontare e tante cose ha da raccontare lui. La famiglia, i genitori, i fratelli, i nonni, gli zii, i cugini, non hanno mai perso la speranza anche quando, soprattutto nelle prime settimane dopo l'incidente, tutto sembrava perso. Ci si è aggrappati anche alla forza della fede.

La dimissione dal policlinico Umberto I, con il cuore affranto dei familiari perché le speranze di ripresa erano sempre meno, poi il ricovero nella clinica Ini Città Bianca di Veroli, da qui all'ospedale di Frosinone fino ad arrivare alla Neuromed di Pozzilli. Un percorso lungo, con la vita del giovane appesa a un filo. Quello della speranza. E dalla Neuromed è uscito sulle sue gambe, accanto alla famiglia, questa volta con gli occhi aperti e con la voglia di dire: ce l'ho fatta.

«Un anno fa, in questo periodo, il nostro cuore era affranto – ha scritto la famiglia in una lettera di ringraziamento alla Neuromed – In un pomeriggio di inizio estate la nostra vita è come se si fosse interrotta. Come se fossimo stati catapultati in un tunnel senza via d'uscita. Vedere in un letto di ospedale un figlio che si ama più di ogni cosa, un fratello che è un pezzo di cuore, lascia una profonda ferita. Mesi difficili, tristi, ma sempre con la speranza nel cuore, affidandoci alle preghiere e alle mani di professionisti.

E nove mesi fa l'inizio della rinascita. Nove mesi come quando si aspetta un figlio. Si concepisce e si dà alla luce. Quella luce che da settembre 2019 ha iniziato a scaldare il nostro cuore che era diventato di ghiaccio. Il nostro eroe Armando ha dimostrato la roccia che è e che è sempre stato. Un grazie che parte dal nostro cuore rinato insieme al suo, un grazie a tutta l'equipe del centro Neuromed di Pozzilli».