Le segreterie provinciali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Ugl respingono le proposte della Omron e dichiarano uno sciopero per la giornata di martedì prossimo, 23 giugno, con un presidio dei lavoratori davanti ai cancelli dello stabilimento di Frosinone. La decisione è stata presa dai sindacati di categoria dopo che lo scorso 5 giugno, insieme alle Rsu di fabbrica, erano stati convocati nella sede di Unindustria per analizzare la situazione aziendale, anche in riferimento all'impatto del Covid-19 sulla produzione.

«Le rappresentanze sindacali, consapevoli del periodo estremamente difficoltoso per l'intero comparto metalmeccanico provinciale - spiegano Cgil, Cisl, Uil e Ugl - erano pronte ad affrontare temi e problemi oggi trasversali per l'intero comparto, ma non si aspettavano di trovarsi di fronte a uno scenario non condiviso, che incide sia sugli aspetti occupazionali, sia su quelli salariali delle maestranze della Omron. Infatti, il piano presentato dall'azienda prevede il mancato rinnovo dei contratti interinali scaduti il 30 aprile, che ha coinvolto più di 30 persone impiegate stabilmente da oltre 4 anni, oltre alla mancata conferma dei restanti 20 interinali alla loro scadenza. Un esubero strutturale tra il 35 e il 40% dei lavoratori a libro matricola Omron (oggi 147) e la disdetta unilaterale degli accordi derivanti dalla contrattazione integrativa per il personale».

Le segreterie confederali e Ugl proseguono affermando che «queste azioni, a detta dell'azienda, sono necessarie a contenere le perdite previste dall'impatto del Covid-19 sulle produzioni interne, legate in larghissima parte al mercato dell'automotive e per dare un riscontro oggettivo alla casa madre, che ha da poco rifinanziato il debito con una consistente liquidità. Ma da quando abbiamo aperto il confronto lo scorso 7 gennaio su organizzazione del lavoro e salario accessorio, abbiamo rimarcato subito le carenze delle scelte fatte negli ultimi anni dal management locale. Scelte che hanno prodotto i risultati che ora ci vengono rappresentati con crudezza, e vogliono essere fatte pagare proprio a quei lavoratori che sono l'anello più debole dell'azienda».

Pertanto sindacati e Rsu, dopo essersi confrontati con le maestranze nelle assemblee del 15 giugno, «sono pronti a respingere totalmente quanto ha rappresentato l'azienda». Ma si dicono disponibili «a un confronto serio, responsabile e serrato per difendere i livelli occupazionali e salariali, attraverso un piano industriale alternativo che garantisca a Omron e lavoratori non solo un presente, ma soprattutto un futuro». 
Queste posizioni verranno esposte da Cgil, Cisl, Uil e Ugl nell'incontro con i vertici aziendali, fissato il 24 giugno nella sede di Unindustria. Prima, però, alla Omron si fermerà il lavoro.