Quale futuro? A porre l'interrogativo sulle sorti dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano e di tutto l'indotto ad esso collegato è la Fiom-Cgil che ha organizzato per questa mattina una iniziativa volta a sensibilizzare la politica e le istituzioni rispetto al tema della crisi dell'automotive ed ai processi di investimento proiettati verso una mobilità sostenibile ed eco compatibili Fca e indotto. L'appuntamento è per questa mattina alle ore 9 all'interno della villa comunale di Cassino ed oltre al leader nazionale del sindacato Michele De Palma e a tutti i delegati della Fiom-Cgil sono attese le istituzioni politiche a tutti i livelli.

«Abbiamo invitato tutti i partiti dell'arco costituzionale perchè dinanzi ad una crisi del genere non c'è colore politico che tenga» dice il segretario della Fiom di Frosinone e Latina Donato Gatti. Il sindaco di Cassino Enzo Salera avrebbe assicurato la sua presenza, allo stesso modo molti consiglieri comunali. Ma questa mattina all'interno della villa comunale sono attesi anche le istituzioni della regione e del parlamento.

Fca approda a Montecitorio
La Fiom-Cgil ha avviato infatti già una serie di incontri con le forze parlamentari. Nella giornata di mercoledì una delegazione del sindacato composta dal segretario nazionale Michele De Palma, dal coordinatore nazionale Simone Marinelli, da Pierluigi De Filippis e Andrea Di Traglia della Fca Cassino, da Matteo Moretti della Gkn Firenze e da Andrea Brunetti della Fiom Firenze, ha incontrato il gruppo di Liberi e Uguali alla presenza di Federico Fornaro, Nicola Fratoianni, Guglielmo Epifani nell'ambito di una serie di confronti in programma con le forze politiche e parlamentari sul documento inviato al Presidente del Consiglio e ai ministri competenti sulla crisi industriale che attraversa il settore della mobilità e dell'automotive.

Un altro vertice si è tenuto ieri pomeriggio, sempre alla Camera dei deputati, questa volta con il gruppo del Partito democratico.
In una nota diramata al termine degli incontri la Fiom spiega: «Abbiamo convenuto sulla necessità dell'apertura di un confronto serio con i produttori e gli assemblatori finali, c'è bisogno di investimenti e strategie per il futuro. Le misure messe in campo fino ad ora dal Governo con il Protocollo sulla salute e sicurezza, la cassa integrazione "Covid" e il blocco dei licenziamenti hanno tutelato i lavoratori nella fase emergenziale della pandemia. Ma i lavoratori del settore già da tempo stanno affrontando la crisi peggiorata dal Covid-19. Mentre i Governi francese e tedesco hanno realizzato dei veri e proprio piani sull'auto, il Governo italiano non ha fino ad ora neanche aperto il confronto. È necessario anche alla luce delle ultime notizie provenienti dalla Commissione Europea sul progetto di fusione tra Fca e Psa, che il Governo tuteli la capacità produttiva e l'occupazione».

Ma la fusione si farà
Il temporaneo stop alla fusione, unitamente alla cassa integrazione che nel primo semestre dell'anno ha praticamente fermato i motori dello stabilimento, creano indubbiamente più di qualche preoccupazione. L'incontro odierno servirà soprattutto a dare la sveglia alla classe politica per chiedere un supporto concreto.
Ma intanto per quel che riguarda la fusione, seppur i tempi si dilatano fino al 22 ottobre 2022, Fca e Psa non mostrano comunque preoccupazione per l'alt imposto dall'Antitrust europeo e in una nota congiunta spiegano: «Continueremo a collaborare - spiegano le due società - per fornire risposte alle domande con lo stesso spirito costruttivo che ha contraddistinto la fusione proposta sin dall'inizio. Nel portare avanti le attività dei team di lavoro congiunti Psa-Fca, forniremo alla Commissione Europea e alle altre autorità di regolamentazione coinvolte informazioni dettagliate sui significativi benefici derivanti della fusione».