Dieci anni di reclusione per tentato omicidio. Questa la condanna in primo grado con un abbreviato nei confronti di Alberto Di Cicco, 32 anni di Sant'Elia, ritenuto l'autore della violenza in via Celletti a Cassino.
Il ragazzo, secondo le contestazioni, avrebbe indossato la giacca da poliziotto del padre per poi aggredire con un martello due pensionati.

La ricostruzione
Secondo una prima ricostruzione dei fatti affidata agli agenti del Commissariato di Cassino, guidati dal dottor Mascia, avrebbe rubato la giacca del padre e bussato a casa dei genitori di colui che forse riteneva il suo "rivale" in amore. «Apritemi, sono della polizia.
Devo arrestare vostro figlio» avrebbe urlato.
Neppure il tempo di avvisare il ragazzo che non era in casa: il trentaduenne avrebbe colpito la settanteduenne e il marito di settantacinque anni. Colpi al cranio, al volto, pure alle braccia alzate nel vano tentativo di evitare che il martello, estratto velocemente dalla giacca da poliziotto, potesse ucciderli. E la paura che l'arrivo del figlio potesse far precipitare tutto.

Le urla delle vittime dell'aggressione richiamarono l'attenzione dei residenti della tranquilla palazzina, in una zona residenziale a un passo dal centro. Proprio l'arrivo di un vicino evitò il peggio, mentre al giovane non rimase altro da fare che dileguarsi saltando sul balcone del piano rialzato della palazzina: la giacca restò impigliata in una zanzariera. Poi l'arrivo del figlio dei due pensionati, di 118, polizia e agenti della scientifica. Le vittime vennero trasferite a Roma, non in pericolo di vita. La polizia privilegiò la pista "passionale".

Le ipotesi
L'ipotesi passionale verrà negata con forza anche dopo il fermo. Quando i poliziotti arrivano a casa del giovane, incensurato, lo trovano lì. Ma manca il martello.
Sarà lo stesso trentaduenne, collaborando con gli inquirenti, a raccontare dove era finita: prima di tornare a casa, l'avrebbe gettata nel fiume in zona San Pasquale. È lì che la trovano. E viene arrestato, per tentato duplice omicidio con la misura comunicata al pm D'Orefice.

Davanti al giudice il ragazzo avrebbe raccontato la sua versione dei fatti: avrebbe indossato la giacca del padre casualmente ma non sarebbe riuscito a chiarire tutti gli aspetti della vicenda, con molti momenti di buio.
Il giudice non convalida il fermo ma applica la misura cautelare richiesta dal pubblico ministero. Poi la scelta delle difese di procedere con un abbreviato. A rappresentare le parti offese gli avvocati Trapazzo, Ranaldi e Panaccione.