Chi sperava in una tregua rimarrà deluso. Domani 24 milioni di contribuenti italiani saranno chiamati a versare con l'acconto 10,1 miliardi di euro per la nuova Imu, nata dalla fusione dell'Imu con la Tasi. Il conto totale annuo, al saldo del prossimo dicembre, sarà di 20,3 miliardi di euro. Saranno obbligati ad effettuare i versamenti i proprietari di immobili diversi dall'abitazione principale (il 41% sono lavoratori dipendenti e pensionati). Il costo medio complessivo dell'Imu su una "seconda casa", ubicata in un capoluogo di provincia sarà di 1.070 euro medi (535 euro da versare con la prima rata di giugno) con punte di oltre 2.000 euro nelle grandi città.

È quanto emerge dal Rapporto Imu 2020 elaborato dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil. Prendendo in considerazione i costi Imu sulle prime case cosiddette di lusso (abitazioni signorili, ville e castelli), sempre ubicate in un capoluogo di provincia, il costo medio è di 2.610 euro (1.305 euro per l'acconto), con picchi di oltre 6.000 euro nelle grandi città.
Chi possiede una seconda pertinenza dell'abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie) dovrà versare l'Imu/Tasi con l'aliquota delle seconde case, con un costo medio annuo di 56 euro (28 euro saldo), con punte di 110 euro annui. La media dell'aliquota applicata per le seconde case, tra Imu e Tasi ammonta al 10,4 per mille e, in molti Comuni (480 municipi di cui 18 città capoluogo), è in vigore "la ex addizionale Tasi", fino a un massimo dello 0,8 per mille, introdotta per finanziare, negli scorsi anni, le detrazioni per le abitazioni principali, così da portare in questi Comuni l'aliquota fino all'11,4 per mille. Un vero e proprio salasso.

La super Imu
La nuova Imu, anzi la Super Imu così come è stata ribattezzata e che ha soppiantato la Tasi 2020, è pronta, quindi, al debutto. Per orientare correttamente l'azione dei Comuni, il Mef ha fornito indicazioni e chiarimenti in merito alla determinazione delle relative aliquote. L'acconto Imu 2020, ovvero la prima rata del 16 giugno, si pagherà con le aliquote Imu stabilite dai Comuni per il 2019, e sarà uguale al 50% di quanto versato per Imu e Tasi nel 2019.

La seconda rata o saldo di dicembre 2020, invece, si verserà sulla base delle aliquote che i Comuni potranno approvare entro il 28 ottobre. Come specificato dalla circolare del Mef del 18 marzo 2020, "in caso di mancata pubblicazione delle delibere sul sito www.finanze.gov.it, si applicheranno le aliquote e le detrazioni Imu vigenti nel Comune per l'anno 2019".

Con la circolare, il Mef ha stabilito che, nel caso in cui il Comune non abbia mai deliberato in materia di aliquote Imu, si dovranno applicare l'aliquota dello 0,76% per gli immobili diversi dall'abitazione principale e quella dello 0,4% per le abitazioni principali di lusso.
A seguito dell'abolizione della Tasi, inoltre, per i fabbricati rurali strumentali e i fabbricati merci che non erano soggetti all'Imu nel 2019, si applicherà, l'aliquota di base pari allo 0,1%.

I costi
Nel 2019, 150.000 contribuenti ciociari hanno versato tra acconto e saldo 81 milioni di euro (40,5 a giugno) con un esborso effettivo pro capite di 165 euro annuo (82,5 a giugno). A fare la parte del leone è stato il Comune di Frosinone con quasi 12 milioni, tra acconto e saldo, di euro di incasso (11.632.604 per la precisione), cui seguono Cassino (7 milioni) e Sora (poco meno di 5 globalmente). La cenerentola è stata Terelle nelle cui casse sono entrati poco più di 32.000 euro. Secondo i risultati del rapporto, il costo maggiore in valore assoluto per una seconda casa a disposizione si registra a Roma con 2.064 euro medi; a Milano, invece, si pagheranno 2.040 euro medi; a Bologna 2.038 euro; a Genova 1.775 euro; a Torino 1.745 euro.
Valori più "contenuti", invece, ad Asti con un costo medio di 580 euro; a Gorizia con 582 euro; a Catanzaro con 659 euro; a Crotone con 672 euro; a Sondrio con 674 euro. Nel Lazio l'acconto Imu più basso si paga a Latina con 414 euro. Segue Frosinone (443 euro), poi Viterbo (463 euro), Rieti (505 euro). Chiude Roma con 1.032 euro. Le aliquote sono tutte al 10,6 per mille tranne che a Rieti: 8,9.

Per una seconda pertinenza della stessa categoria catastale (cantina, box-posto auto) a Roma si pagano mediamente 110 euro annui; a Milano 99 euro annui; a Bologna 96 euro annui; a Firenze 95 euro annui; a Napoli 95 euro annui; a Frosinone 57 euro; a Latina 57 euro, Rieti 39 euro, Viterbo 37 euro.
In 18 città è in vigore la ex addizionale della Tasi, per cui, in questi Comuni, le aliquote superano quella massima dell'Imu (10,6 per mille). In particolare a Roma, Milano, Ascoli, Brescia, Brindisi, Matera, Modena, Potenza, Rieti, Savona, Verona l'aliquota è all'11,4 per mille; a Macerata all'11,3 per mille; a Terni e Siena all'11,2 per mille; a Lecce, Massa e Venezia all'11 per mille; ad Agrigento al 10,9 per mille.
Altre 72 città capoluogo, sempre sulle seconde case, applicano l'aliquota del 10,6 per mille tra cui Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, Bari, Frosinone, Viterbo e Latina
In 12 città le aliquote sono sotto la soglia massima tra cui Cagliari, Como, Belluno, Gorizia.

Pericolo "Tar"
I Comuni possono mantenere la loro scelta di spostare la scadenza del 16 giugno anche per l'Imu statale, quella pagata dalle imprese sui loro immobili strumentali, dai centri commerciali e dagli alberghi nei tanti casi in cui non scatta l'esenzione prevista dal decreto anticrisi solo quando proprietario e gestore coincidono. Anche se in questo modo, naturalmente, si espongono al rischio di vedersi impugnare davanti al Tar la delibera da parte del ministero dell'Economia, che nella risoluzione 5/2020 di lunedì scorso ha escluso questa possibilità. È proprio l'ipotesi che il governo aveva deciso di accantonare nell'ultimo decreto anticrisi, per non accendere le richieste ulteriori di fondi compensativi da parte dei Comuni (che sono comunque arrivate) e perché evidentemente nella complicata fase attuale anche le entrate dell'Imu statale sono preziose. La questione vale 1,7 miliardi, cioè oltre il 15% del gettito ipotetico dell'acconto Imu di giugno, e riguarda da vicino molte delle attività produttive più colpite dalle ricadute economiche della crisi sanitaria.

Ma c'è, appunto, la riforma dell'Imu scritta nell'ultima legge di bilancio, che al comma 777 permette ai sindaci di prorogare i termini (fissati dalla legge nazionale) «per situazioni particolari» e tratta l'Imu come imposta unica, senza preoccuparsi di distinguere la quota comunale da quella erariale. L'Ifel, nelle istruzioni di due settimane fa, aveva consigliato un impiego selettivo di questa autonomia, riservando il rinvio alle categorie più colpite dalla crisi. Molti Comuni, nel silenzio del governo, avevano seguito quella strada. Ma poi il governo, a otto giorni dalla scadenza, ha parlato. E nella risoluzione 5/2020 delle Finanze ha negato la possibilità di intervenire sull'Imu dovuta allo Stato perché «per natura è interamente sottratta» al raggio d'azione dell'autonomia tributaria locale.