Schiuma grigiastra dalla tubazione ai piedi della cascata, rinvenuto aperto un tombino collocato poco distante. Sabato scorso, come da copione per i week-end soprattutto se col cattivo tempo, dal grosso tubo che immette i liquami industriali di risulta nel fiume Sacco, ai piedi della cascata tra Anagni e Sgurgola, un grosso quantitativo di schiuma ha richiamato l'attenzione di una guardia ambientale. Immediata la comunicazione all'ufficio Ambiente del Comune e da qui la richiesta di intervento al Comando dei Carabinieri Forestali. Nonostante gli impegni gravosi del periodo e la limitata disponibilità numerica del personale operante, la pattuglia degli ex Ranger si è portata sul posto per verificare una situazione ben nota per essere stata più volte obiettivo di indagini e provvedimenti.

La tubazione, collocata dietro richiesta di un'industria farmaceutica anagnina, come verificato dai carabinieri anche con sofisticate ricerche effettuate con robot filoguidato, durante il tragitto dallo stabilimento di partenza alla fase finale, accoglie liquami di altre aziende; una ospitalità non richiesta né autorizzata, che provoca la difficoltà all'accertamento delle specifiche responsabilità. Oltre alla verifica della sostanza immessa nel fiume, sabato scorso gli investigatori hanno accertato che un grosso pozzetto situato lungo la Provinciale Morolense, e collegato alla condotta in esame, aveva il coperchio sollevato e posato di fianco. Abbastanza ovvio ritenere concreta la possibilità che qualcuno possa aver versato nel tombino sostanze provenienti da chissà quale automezzo e da chissà quale opificio. Le indagini proseguono senza escludere alcuna pista.