Ventinove febbraio 2020. Nella sala teatro della Asl di Frosinone il direttore generale Stefano Lorusso incontra i sindaci. «Bandire il panico». Il mantra è questo. Ma non per ridimensionare, bensì per prepararsi a quanto sta per accadere.

Il Coronavirus ha già mandato in tilt Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. La "guerra" è iniziata il 20 febbraio, a Codogno. Eppure qualcosa di importante era già successo quasi un mese prima. In Ciociaria.

Il pullman sull'autostrada
Notte tra il 30 e il 31 gennaio. Due turisti cinesi sono stati appena ricoverati allo Spallanzani di Roma per il Coronavirus. A bordo di un pullman a Cassino viene rintracciato il resto della comitiva di turisti. Nessuno è sceso dal bus. I sanitari dell'ospedale Santa Scolastica vengono allertati, ma poi per maggiore sicurezza si decide di non far scendere i turisti. Il manager della Asl Stefano Lorusso parla al telefono con il prefetto di Frosinone e anche con quello di Roma. Poi si mette in contatto con lo Spallanzani. Spiegherà Lorusso a Ciociaria Oggi: «I due turisti cinesi facevano parte di una comitiva che da giorni stava visitando l'Italia, ma dalla quale si erano separati già da tempo. Comitiva che poi, fra le varie tappe, è arrivata anche a Sorrento e da lì questa notte si sarebbe dovuta fermare a Cassino». Dove però la comitiva non arriverà mai.
Sempre Lorusso: «Avvisati che il pullman era sull'A1 diretto a Cassino, insieme alla polizia mi sono recato personalmente al casello di Cassino. Qui l'autobus è stato fermato e insieme agli agenti è stato consigliato di riprendere la marcia verso Roma per accompagnare la comitiva, a scopo precauzionale, allo stesso Spallanzani per i controlli del caso, essendo stati i turisti che erano giunti al nostro casello a contatto con i due ricoverati con sintomi sospetti all'ospedale capitolino».

Comincia la pandemia
Passa un mese e il 1° marzo vengono effettuati i primi tamponi in Ciociaria. All'alba del 2 marzo arriva la notizia: una persona positiva al Covid-19. È quello l'inizio ufficiale della pandemia in provincia di Frosinone.
L'impatto dei primi giorni è normale. Ma i vertici dell'Azienda Sanitaria si rendono conto che l'ondata sta per arrivare. E infatti il manager Stefano Lorusso e il direttore sanitario Patrizia Magrini prendono una decisione importante: trasformare il Fabrizio Spaziani di Frosinone in Covid Hospital. Vengono montate le tende del triage fuori dal Pronto Soccorso. Al direttore sanitario dell'ospedale Mauro Vicano viene affidato il compito di attivare il cosiddetto "processo modulare".
In pochi giorni vengono allestiti 86 posti dedicati ai pazienti Covid per quanto riguarda la degenza ordinaria: 26 a Malattie infettive (su due piani), 40 a Medicina Covid (al terzo piano dell'ospedale, dove c'è Medicina Generale), 20 a Medicina d'urgenza Covid.
C'è il potenziamento di Terapia Intensiva: si passa da 7 a 14 posti rapidamente, ma si può arrivare a 19.
Poi ci saranno anche le 6 postazioni di terapia sub-intensiva. Per un totale di 25. È la scelta giusta, perché nei giorni successivi iniziano le ondate di ricoveri.
Per settimane allo Spaziani ci saranno più di 100 pazienti Covid. Il tutto è reso possibile dal trasferimento di diversi reparti al San Benedetto di Alatri: chirurgia generale, urologia, ortopedia, otorino.

Il lockdown
È una parola dal suono duro, traducibile in confinamento, blocco, isolamento. Vuol dire l'Italia si chiude e si ferma. Tutto, tranne i servizi essenziali.
Per decreto. L'annuncio del premier Giuseppe Conte arriva il 9 marzo. Il giorno dopo l'Organizzazione mondiale della sanità emette il verdetto: è pandemia.
Inizia la quarantena, anche in Ciociaria.
Una situazione surreale, inimmaginabile fino a qualche giorno prima. Tutti chiusi in casa, isolati dai propri cari.
Non ci si può abbracciare, impensabile darsi un bacio.
File davanti ai supermercati. La gente comincia a indossare guanti e mascherine. Quando la pandemia era iniziata ci si rincorreva a spiegare che in realtà le mascherine non servivano. Forse perché era impossibile trovarle sul mercato.

Scopriamo che il virus uccide, che in Italia gli ospedali possono trasformarsi in focolai. I reparti di Terapia Intensiva sono letteralmente assediati. Scopriamo anche che i tagli selvaggi alla sanità degli anni passati hanno rappresentato un'operazione senza capo né coda. Scopriamo i virologi che impazzano in televisione. Mai d'accordo fra loro.
Scopriamo il dramma nel dramma che si sta consumando in Lombardia. L'immagine dei camion militari stracolmi di bare portate via da Bergamo è un colpo al cuore di tutti. Dell'Italia. La città non ha posto per tutti i suoi morti. Scopriamo che non sta andando tutto bene. Ma ci facciamo coraggio, in ogni modo.

Dall'incubo alla svolta
Intanto però negli ospedali medici e infermieri stanno prendendo le misure al virus. Farmaci come l'eparina fanno effetto. La sperimentazione non si ferma. E le misure di distanziamento sociale funzionano. A fine marzo c'è il picco dei contagi in Ciociaria. Ma contemporaneamente inizia la strategia dei tamponi a raffica, voluta dal manager Stefano Lorusso. Il 9 aprile però anche Stefano Lorusso risulta positivo al Covid-19.
Viene ricoverato nel reparto di Malattie infettive dello Spaziani, dove resterà trentuno giorni. Pochi giorni prima anche il direttore sanitario Patrizia Magrini aveva contratto il virus. La Asl di Frosinone si ritrova "decapitata". Tocca al direttore amministrativo Pierpaola D'Alessandro assumere il ruolo di manager facente funzioni. Dimostrerà di essere perfettamente all'altezza della situazione. E del ruolo. Intanto, il 13 aprile (giorno di Pasquetta) iniziano anche i tamponi dal finestrino dell'auto. In modalità Drive Through, secondo il modello della Corea del Sud.

Dal sedici marzo i tamponi vengono effettuati e processati direttamente all'ospedale di Frosinone, nel reparto di Biologia Molecolare. Il 24 aprile si registrano 0 contagi in provincia di Frosinone. La curva inizia a scendere in modo sistematico. Maggio si chiude con 26 casi in trentuno giorni. E poi 21 volte "zero contagi" nelle ultime trentasei giornate.

Nel frattempo si svuotano i reparti Covid dello Spaziani.
Terapia Intensiva diventa Covid free il 27 aprile, anche se proprio qualche giorno fa c'è stato un altro ricovero.
I malati di Coronavirus scendono a 5, massimo 6. Si ripristina l'assetto ordinario, anche se in ogni caso la struttura è pronta a riprendere l'assetto da Covid hospital. Intanto arrivano anche i test sierologici: serviranno a mappare la circolazione del virus, stabilendo quante persone hanno contratto la malattia in modo asintomatico. Sviluppando gli anticorpi.
Infine, il 3 giugno ricominciano gli spostamenti tra Regioni.

Quel che resta del Covid
Ma c'è un'altra immagine simbolo delle prime settimane dell'emergenza. Elena Pagliarini, infermiera del Pronto soccorso dell'ospedale di Cremona, viene fotografata (l'8 marzo) da un collega medico quando a fine turno, sfinita, si è addormentata con la testa sulla tastiera del computer, con la mascherina e il camice ancora indosso. Contrarrà e sconfiggerà il virus. È l'immagine dell'Italia che lotta fino allo stremo. In questo momento la circolazione del virus è molto bassa, anche in Ciociaria. Insomma, il Covid ci sta dando tregua.

E in questo momento, a cento giorni dall'inizio dell'inferno, è giusto ricordare chi non ce l'ha fatta, chi ha combattuto per gli altri, chi non si è mai arreso. Non dovremo mai dimenticarli. Nel frattempo continuano a moltiplicarsi le "profezie" su quello che potrebbe succedere. Vero: la guardia non va abbassata.
Ma è altrettanto vero che non si può pensare di alimentare un continuo clima di emergenza. La normalità è un diritto.